“A Mio Padre”, il nuovo singolo di DepSure è una traccia che non si limita a raccontare, ma espone, scava, lascia spazio al non detto.
Uscito il 20 marzo 2026 per Troppo Records e distribuito da Believe, il brano è stato anticipato il giorno prima da una Piano Version acustica, pubblicata il 19 marzo in occasione della Festa del Papà. Una scelta tutt’altro che casuale, che ha trasformato l’anteprima in un momento simbolico, quasi rituale: un confronto diretto, senza filtri, con il cuore del racconto.
“A Mio Padre” si muove su coordinate pop ma con un’anima profondamente cantautorale. Le sonorità, ridotte all’essenziale, creano uno spazio intimo dove ogni parola pesa. Il tema è delicato e universale: il rapporto spezzato con una figura paterna assente, affrontato con uno sguardo adulto, lontano dalla rabbia ma carico di consapevolezza.
DepSure sceglie di raccontare non tanto l’assenza in sé, quanto le conseguenze che lascia. Il bisogno di proteggersi, la paura di riaprire ferite mai risolte, la decisione — difficile ma necessaria — di prendere distanza per non soccombere emotivamente. È qui che il brano trova la sua forza: nella capacità di trasformare un’esperienza personale in una riflessione condivisibile, senza mai cadere nel melodramma.
La produzione di Promo L’Inverso segue questa direzione con precisione. Niente costruzioni eccessive, niente sovrastrutture: solo un accompagnamento sobrio che lascia respirare la voce e amplifica la tensione emotiva. Il risultato è un equilibrio fragile ma potente, dove ogni elemento sembra esistere solo per sostenere la verità del racconto.
La versione piano, uscita il giorno precedente, ha evidenziato ancora di più la natura del pezzo. Spogliato di tutto, “A Mio Padre” diventa quasi un monologo interiore, una lettera mai consegnata che trova nella musica il suo unico spazio possibile.
Con questo singolo, DepSure compie un passo importante nel suo percorso: si allontana dalle dinamiche più immediate per abbracciare una scrittura più profonda, più rischiosa, ma anche più autentica. “A Mio Padre” non cerca consenso, cerca connessione.
E in un tempo in cui si parla tanto ma si ascolta poco, una voce così sincera riesce ancora a fare rumore. Anche nel silenzio.




