
Non è un disco che cerca di spiegarsi subito. SPAZIO prende forma mentre si muove, tra tentativi, deviazioni e punti fermi che cambiano nel tempo. È un lavoro che nasce da una fase precisa: quella in cui inizi a capire dove vuoi stare, ma soprattutto dove non vuoi più stare.
Nix costruisce il progetto partendo da una tensione reale: trovare il proprio posto dentro la musica senza forzare una direzione che non gli appartiene. Da qui nasce un equilibrio delicato tra apertura e controllo, tra esplorazione e radici. Viaggiare, conoscere, assorbire — ma senza perdere ciò che definisce davvero il proprio percorso.
Il disco riflette questa dinamica anche nel suono e nell’approccio: boom bap, immaginario hip hop, ma con una visione che non resta ferma alla tradizione. Sample, strumenti, influenze diverse convivono in modo naturale, senza diventare esercizio stilistico.
Dentro SPAZIO c’è soprattutto una cosa: consapevolezza. Nella scrittura, nelle scelte, nel modo in cui Nix decide di posizionarsi oggi e in quello che vuole costruire domani.
Ne abbiamo parlato con lui, entrando nel suo modo di vedere la musica, la crescita artistica e il significato di trovare davvero il proprio spazio.
ASCOLTA IL DISCO SU SPOTIFY
Il tuo nuovo disco si intitola SPAZIO. In che modo questo concetto rappresenta il momento che stai vivendo come artista?
È un momento in cui sto cercando il mio spazio personale all’interno dell’ambiente musicale.
Per me la musica stessa è uno spazio in cui ci si muove continuamente: in base alle scelte che fai, ai sacrifici e al percorso che costruisci, cambia il modo in cui la vivi e in cui riesci a farla arrivare sia a te stesso che agli altri.
Spazio rappresenta proprio questo: la ricerca di una posizione mia, ma anche il modo in cui sto imparando a muovermi dentro questo mondo.
Il progetto affronta il rapporto tra movimento e appartenenza. Ti senti più vicino all’idea di viaggio o a quella di radici?
È una cosa con cui mi confronto spesso. Se non sono in giro a scoprire il mondo è perché dove vivo ho dei piccoli grandi mondi che amo più di tutto: le persone che ho vicino, la mia ragazza, la mia famiglia e i miei amici.
Allo stesso tempo sto imparando a convivere con questo equilibrio, capendo che posso ritagliarmi dei momenti per viaggiare e scoprire ciò che voglio, senza perdere quello che ho qui. Anzi, spesso sono proprio quei viaggi a darmi nuova ispirazione anche per la musica

Quanto è cambiato il tuo modo di scrivere rispetto ai primi anni in cui hai iniziato ad avvicinarti al rap?
Ci sono delle fondamenta che sono rimaste, come il trip degli incastri, che è qualcosa nato insieme al mio approccio alla scrittura.
Sicuramente però il mio modo di scrivere è cambiato molto: mi sento più versatile, ho imparato a prendermi delle pause, a tagliare quando serve e a dare più spazio alla voce e all’interpretazione, cercando anche di creare delle immagini nell’ascoltatore. È una cosa che provo a fare perché mi piace molto quando la sento anche negli altri.
Allo stesso tempo non mi sento arrivato, penso di avere ancora tanto da imparare e da migliorare. A volte sono anche molto maniacale e questo può diventare un limite, quindi sto cercando di essere un po’ meno duro con me stesso
Le produzioni di Jambé danno al disco una forte identità sonora. Quanto è stato importante costruire un linguaggio comune tra rapper e producer?
Secondo me è fondamentale per dare una giusta direzione sonora a un progetto.
Quando inizi a capire i punti in comune tra rapper e producer, diventa tutto più semplice: è più facile arrivare a una direzione che soddisfi entrambe le parti, perché è da lì che si costruisce tutto.
Con Jambé questo è successo in modo naturale: ormai sa già cosa propormi e cosa no, conosce i miei gusti e la direzione che voglio seguire.
L’idea era quella di fare un disco rap che trasudasse quel suono che ci piace da sempre, ma con un approccio fresco

Nei beat sono presenti sample provenienti da colonne sonore cinematografiche. Quanto il cinema influenza il tuo immaginario musicale?
“Il cinema influisce molto sul mio immaginario musicale, ma non in modo diretto o consapevole ogni volta. Mi piace l’idea di raccontare o evocare delle scene, creare delle immagini nella testa di chi ascolta.
I sample cinematografici vanno proprio in quella direzione: servono a dare atmosfera, a costruire un immaginario che non è solo sonoro ma anche visivo ed emotivo.
Per me la musica e il cinema si incontrano proprio lì, nella capacità di far entrare l’ascoltatore dentro una scena.”
Il disco include diversi elementi musicali come sax, tromba e scratch. Quanto pensi che l’hip hop possa dialogare con altri linguaggi sonori?
“Penso che l’hip hop abbia da sempre la capacità di dialogare con altri linguaggi sonori, perché nasce proprio dalla contaminazione. Non è mai stato un genere chiuso, ma qualcosa che assorbe e rielabora tutto ciò che incontra.
Nel disco questi elementi come sax, tromba e scratch non sono semplici aggiunte, ma parte integrante del linguaggio. Servono a creare atmosfere diverse e a dare più profondità alle immagini e alle emozioni dei brani.
Alla fine per me non esiste una separazione netta: strumenti, sample e sound design sono solo modi diversi per arrivare allo stesso obiettivo, cioè raccontare qualcosa in modo efficace e personale.”
La copertina del disco introduce un simbolismo legato ai mudra e alla disciplina ninja. Quanto pensi che il controllo mentale e la concentrazione siano importanti nella scrittura?
Dipende. Il controllo mentale può aiutare a mettere in ordine quello che vuoi dire e a esporlo nella maniera più corretta, mentre la concentrazione serve a mantenere il focus. Anche la meditazione, in certi momenti, può aiutare ad avere più chiarezza nelle idee.
Però alla fine è tutto molto personale e legato a come uno è fatto. Ci sono persone che si trovano meglio nel caos e nella confusione e riescono a trasformarla in forza creativa.
Fare arte è una cosa semplice ma allo stesso tempo complessa: ognuno arriva a un buon risultato attraverso percorsi diversi, legati però da un filo comune che è quello che ti porta a crearla e da alcuni canoni di base che servono per impararla. Poi da lì ognuno la sviluppa come meglio crede.

Il vinile torna sempre più centrale nella cultura musicale. Che valore ha per te pubblicare SPAZIOanche in edizione fisica?
Sono felice come un bambino in una fabbrica di giocattoli. Avere un’idea in testa, svilupparla e poi poterla toccare con mano è una sensazione fantastica.
Devo ringraziare davvero Squirt Records di Torino, che ha creduto nel progetto e mi ha supportato in questo percorso, cosa che non è mai scontata.
Colgo anche l’occasione per dire che sarà una tiratura limitata di 100 vinili, 50 neri e 50 rossi, realizzati con un pack un po’ diverso dal solito, in piena direzione con la visione dell’etichetta
Nel disco parli anche delle persone che hanno segnato il tuo percorso. Quanto contano le relazioni nella crescita di un artista?
Nella mia crescita artistica molto perché sono tra le principali fonti di ispirazione.
A volte puoi anche prenderti la licenza di raccontare con i tuoi occhi quello che hai visto in giro per strada o l’esperienza di un amico.
Guardando al futuro, quale spazio vuoi occupare nella scena rap?
Non per mettere le mani avanti, ma la mia idea non è quella di fare successo o arrivare alle masse. Penso che dal sound e da quello che dico si capisca abbastanza chiaramente.
Sicuramente però voglio ritagliarmi la mia fetta di ascoltatori, persone che condividono la mia stessa visione, e guadagnarmi la stima di chi a mia volta stimo nel mondo hip hop, magari riuscendo anche a collaborarci in futuro.
In questo percorso, una cosa importante per me è anche la dimensione live, perché è quella che sento più mia: lì riesco a esprimere al meglio la musica, oltre che a divertirmi molto e a fare sempre belle esperienze



