Interviste

Dentro Fa Buio Presto – Massimo Cantisani e la bellezza del ritrovarsi fragili – L’Intervista

Massimo Cantisani torna con Dentro Fa Buio Presto, un album che segna una rinascita artistica e personale.

Un lavoro nato da un’urgenza autentica: ritrovare la parola, la musica e il coraggio di raccontarsi con onestà.
Dentro queste nuove canzoni c’è la complessità dell’essere umano — la paura, la luce, la fragilità, la riconciliazione — ma anche la gratitudine verso la vita, che continua a sorprenderti proprio quando credi di aver perso la direzione.

Con una scrittura viscerale e una produzione elegante, Cantisani costruisce un disco che non ha paura del silenzio: lo abita, lo trasforma, lo riempie di senso. Dentro Fa Buio Presto è un attraversamento emotivo e sonoro che invita all’ascolto lento, all’accettazione di ciò che siamo, anche quando fa male.

Lo abbiamo incontrato per parlare di come è nato questo viaggio, del suo legame con i collaboratori che lo accompagnano da anni e del valore che la fragilità può assumere quando diventa musica.

“Dentro Fa Buio Presto” è un titolo evocativo, che suggerisce introspezione ma anche accettazione del buio come parte di sé. Cosa rappresenta per te questa frase e in che modo riassume lo spirito dell’album?

Il titolo di questo disco nasce come un grido, un richiamo diretto, che vuole guardarti dritto negli occhi. Porta con sé un sapore crepuscolare, riflesso del mio modo di essere e di sentire.
Tutto il lavoro è attraversato da questa tensione sottile: un equilibrio costante tra il buio che spesso alberga dentro e i soffi di gioia che la vita sa offrire, inaspettati e preziosi.

Dentro queste canzoni c’è la mia ricerca, ci sono le persone che amo, il loro affetto, la loro presenza silenziosa ma fondamentale. Ci sono le ombre e le luci, intrecciate come nel vivere quotidiano, perché è lì, in quel continuo oscillare, che riconosco la verità delle emozioni, è lì che riesco a ritrovarmi.

Hai raccontato che questo disco nasce dal bisogno di tornare a scrivere dopo un periodo di silenzio. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito che dovevi ricominciare, che la musica doveva tornare a essere parola e rifugio?

Un episodio in famiglia — fortunatamente finito bene — mi ha colpito con forza, costringendomi a fermarmi e a ridefinire le priorità. È stato come ricevere uno schiaffo che mi ha svegliato, ricordandomi cosa conta davvero: me stesso, le persone che amo, la cura reciproca.

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Da quella scossa è nato il bisogno di scrivere, di dare forma al disordine, di restare integro. Scrivere il disco mi ha permesso di non disunirmi, come diceva qualcuno in un film.

Questo album è, in fondo, un attraversamento. È il mio modo di ringraziare la vita, per la possibilità di sentirla, pienamente.

Nel disco ci sono collaborazioni, da ElDomino a La Base, passando per Beatter. Come sono nate queste connessioni e cosa hanno aggiunto al tuo linguaggio sonoro ed emotivo?

Li ringrazio tutti ancora una volta. Sono legami nati per strada, in giro sui palchi. Flavio (ElDomino), marchigiano doc, penna e testa sopraffina, lo ringrazio per quell’attimo di poesia regalatami nel disco. Matteo (Blitz) altro rapper marchigiano, presente nella traccia di chiusura del disco, un suo vecchio brano che ho rimodellato, grazie per la tua visceralità e autenticità.

Infine La Base, band hip-hop di cui faccio parte: Francesco Fioravanti Benjamin Ventura che hanno scritto la strumentale del brano ORA PUOI. Saluto inoltre Kenzie, amico e rapper presenta da sempre in formazione.

I tuoi brani parlano spesso di fragilità, cadute, rinascite. Cosa speri che resti a chi ascolta Dentro Fa Buio Presto? È più un invito a guardarsi dentro o a lasciarsi andare alla luce che arriva dopo il buio?

Spero che nell’ascoltatore resti un legame, un affetto sincero con queste canzoni.
In fondo, questo disco è anche un invito: a prendersi per mano, a scoprirsi, a costruire una relazione sana e gentile, prima di tutto con se stessi.

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