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F4LL di Pepito Rella è un disco da ascoltare tutto d’un fiato

F4LL ha una qualità che oggi non è affatto scontata: sa intrattenere. Pepito Rella non chiede all’ascoltatore di conoscere il suo passato, di recuperare vecchi dischi o di comprendere ogni riferimento prima di premere play. Entra immediatamente in scena con una voce che buca le produzioni, un modo di rappare teatrale al punto giusto e la capacità di rendere memorabili anche le frasi più scomode. Il risultato è un album che si lascia ascoltare con facilità, ma che continua a offrire dettagli quando lo si rimette dall’inizio.

Ogni canzone possiede una propria personalità. C1 Cadillac è un’apertura sfacciata e cinematografica; Anime allarga lo sguardo su una società governata da pochi; Benissimo cattura quell’istante in cui una canzone riesce a spegnere tutto ciò che abbiamo in testa. Male entra nel territorio delle dipendenze senza fare prediche, mentre Brioschi trasforma le persone e le situazioni indigeste in una delle intuizioni più divertenti dell’album. Anche quando il linguaggio diventa duro, Pepito conserva una componente pop importante: sa creare immagini immediate, trovare titoli che restano impressi e rendere comprensibili pensieri complessi.

A-kurt, Garelli e Adma gli mettono a disposizione scenari sonori differenti, ma è la sua interpretazione a conquistare il centro dell’inquadratura. Pepito cambia registro, accelera, rallenta e gioca con le parole senza trattare la tecnica come un’esibizione fine a se stessa. F4LL è diretto, ritmato e pieno di carattere: uno di quei dischi che possono accompagnare un viaggio in macchina, funzionare ad alto volume durante un concerto e lasciare comunque qualcosa una volta terminata la musica. Dopo quattro anni, Pepito Rella non rientra in punta di piedi: spalanca la porta e si prende la stanza.

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