Finisce con la data alla villa Bellini di Catania, il “viaggio” di ritorno dei CSI. Scrivere di questo concerto non è affatto cosa semplice. Non lo è cercare di descrivere questo singolo evento come l’ultimo di sei concerti di una band qualunque.
Ci sono cosi tante variabili e componenti instabili di chimica emozionale e incredibile peso specifico degli elementi, che non c’è un inizio e credo che mai ci sarà una fine. Inutile cercare una quadra classica di documentazione intro – racconto – orario – canzoni – luci – gente – finale – applausi – emozioni – ringraziamenti. Tutto è, ed è sempre stato presente. Un unico stato dimensionale sospeso di materia metafisica urgente, bruciante, viva, corrosa, elettrica e permeante.
Qualcosa comunque devo scriverla, in un ordine senza reale importanza, per ricordare, per dire di esserci stato.

Una strana forma di energia mi preme in gola e sul petto, mentre arrivo a Catania. Leggo di sfuggita un post che alimenta questo rieverbero di scirocco fisico e meteorologico che cerca di coprire la città.
“Mentre esce questo post stiamo suonando a Catania, Villa Bellini. Ultima data CSI. Domanda legittima: e ora?
Massimo Zamboni palesa la sua emozione in un misterioso post Facebook, aggiungendo altre domande alle mille che già mi ronzano in testa.
Il Consorzio Suonatori Indipendenti, nato negli anni 90 alla fine della strada dei CCCP, riuniva Giovanni Lindo Ferretti, Ginevra di Marco, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Giorgio Canali, dando vita ad un progetto che sconvolse i canoni tradizionali del rock di quel periodo.
Non basterebbero 100 di queste misere pagine per dare un quadro dello spessore artistico dei componenti, delle storie dietro i dischi e le canzoni, dei viaggi e dei concerti di una delle band più influenti degli ultimi 30 anni. Nonostante, da 30 (e più) anni i CSI esistono (esistevano) ma non esistevano più.
Per questo, ripeto, non è semplice argomentare la storia di questi artisti, che con i CCCP prima e con i CSI dopo, hanno creato una linea temporale parallela in cui essi stessi esistono in molteplici rappresentazioni.
Fertile è l’aggettivo che userei se dovessi parlare degli anni 90, in relazione al mondo musicale in assoluto.
Una volta un amico musicista mi chiese di nominare 3 dischi simbolo degli anni 90, soltanto 3 dischi, di quelli che ti cambiano la vita, che sovvertono regole, scardinano le porte del cuore, quelli che ti fanno tremare lo stomaco.
Di getto risposi: Clandestino di Manu Chao (1998), Tabula Rasa Elettrificata CSI (1997), Buena Vista Social Club (1997).
In quella risposta che accomunava musica diversa c’era una chiave senza tempo, la stessa che fa suonare ancora attuale ogni singolo pezzo di ognuno dei quei tre dischi. La chiave è la presenza.
Un’energia fuori dallo spazio e dal tempo, che comunica direttamente allo spirito, direttamente dalla sorgente, per intercessione di anime ispirate. Quando questo accade, ogni regola viene sovvertita, e nessuna etichetta serve più a incasellare nomi e persone.
“Forma e Sostanza” singolo di Tabula Rasa Elettrificata sconvolse le radio, e portò il disco a debuttare al N.1 in classifica per una settimana (cosa mai successa prima per una band “ del genere”) portando alla vendita di 50.000 copie nella prima settimana.
Era chiaro che qualcosa di diverso stava accadendo.
Il viaggio cominciato con “Ko de Mondo” (1994) e “ Linea gotica” 1996, arrivava al picco energetico di “Tabula Rasa Elettrificata” ( 1997) rimanendo dipinto in un grafico nascosto da qualche parte nell’etere.
Mi sento di consigliare questo splendido articolo di Claudio Fabretti, di Onda Rock, sui CSI, che comprende i link del docufilm “Forma e sostanza“ e che illumina occhi e cuore sulla genesi di questo progetto e sui protagonisti e le vicissitudini di quel periodo.
Tornando a Catania. Trovo migliaia di persone ad aspettare il concerto, tutti con gli stessi occhi sognanti. La forza e l’energia che arriva dal palco, ritorna in un feedback di amore puro ai musicisti in uno stato di grazia senza tempo.
Ad occhi chiusi tutto è esattamente come 30 anni fa. Poco importa la componente fisica della mutevole materia di cui tutti siamo fatti su questo piano dimensionale. Così ogni nota ogni parola suona perfetta, cosi come deve essere.
Non si tratta di una componente nostalgica di saudade musicale d’anima, qualcuno lo chiama già rito collettivo, catarsi che accomuna anime sulle stesse frequenze. Qualunque sia l’appellativo, è qualcosa di magico, di necessario, compreso l’aver aspettato per tutto questo tempo, per capire alla fine, che il tempo davvero non esiste.
I testi, domande scomode, che feriscono accarezzandoti, e che senti sono necessarie, tanto quanto sapere che esisti, la musica è trasposizione elettrica di rituali antichi di connessione con il creato. È scontro a tratti, maledizione, liberazione, ma mai fuga, resa alla consapevolezza semmai, come regola tao del fluire, dell’arrendersi dinnanzi a tutto quel che è.
È una vertigine sotto controllo, sinestetica, che mischia strutture sonore che entrano sotto pelle, Giorgio Canali in una dimensione elettrica parallela esorcistica, presta il suo urlo alle corde, Maroccolo e Magnelli, come navi del deserto, costruiscono labirinti sonori di vibrazioni a bassa frequenza, come loop di gomma e cemento, nelle voci ora echi di mantra decifrabili solo senza analisi letterarie, arrivano dentro non filtrate, esistono, sono, l’anima le traduce senza la nostra meccanica automatica intercessione, tutto è puro.
Zamboni surfa su una cresta d’onda permanente, che appare ora vivida ora cupa alla reazione di specifiche frequenze di luce. Giovanni Lindo Ferretti e Ginevra di Marco sono una sola voce. Una creatura unica e doppia che armonizza e lotta con se stessa e dispensa ora amore e pace, ora sangue e guerra, senza gloria, senza vanto, senza esibizione, senza compiacimento, ma cosi come deve essere, semplicemente parte di tutte le cose.
Un viaggio di sperimentazione acustica, elettrica, intriso di lotta politica, spiritualità, poesia, misticismo, storia, filosofia e letteratura, energia primordiale, solenne autodafé con il fuoco sacro della consapevolezza.
“Forma e sostanza” arriva come un rito di liberazione di rabbia di un’intera generazione. Una rabbia spirituale, una lotta intestina proiettata sullo schermo del mondo, un peso di sangue e inquietudine dell’anima, un urlo che viene dal profondo.
Concerti come questi vorresti non finissero mai, spereresti ci fosse sempre pronta un’altra data, un’altra occasione per fare i conti con le tue paure e le tue ossessioni, per poterle cantare, urlandole vie, al sicuro insieme a migliaia di altri viaggiatori.
È questa una delle sensazioni che si prova, ritrovarsi circondato da persone che sentono forte l’essenza della vita attraverso quella musica, riconosci nei loro occhi i tuoi, ti da conforto sapere che in migliaia esistono, dispersi, in qualche modo ci si sente meno soli.
Sono i “fuochi nella notte (di san giovanni)“ il bivacco in cui tutti ci ritroviamo alla fine, seduti, in cerchi immensi, a prendere coscienza del ciclo della nostra esistenza, lo facciamo con grazia, con compassione, guidati con dolcezza e fermezza dagli sciamani Ferretti e Di Marco, leggeri, presenti, colmi di gratitudine.
Il concerto finisce, un coro resiste sotto palco, poi si allarga coinvolgendo tutti: “Cosi vanno le cose, cosi devono andare”
Ridiamo, piangiamo di emozione.
Maroccolo tira fuori un foglio dalla tasca, ringrazia ogni singola persona dietro il viaggio, sono tutti sul palco, hai la certezza che sia un momento speciale, un finale celebrato con tutti i crismi, ti senti parte del viaggio, e nonostante le luci si stiano spegnendo, torni a casa con una strana sensazione che ti fa sorridere, e ti fa pensare che non sia ancora la fine.
Scusatemi se non sono riuscito a descrivere tutto in un resoconto di luci magiche, mani alzate di gente in estasi che canta a squarciagola commovendo gli artisti sul palco che, palesemente emozionati, piangono quasi, scontrandosi con emozioni cosi forti da far tremare loro le mani, pensando a tutta la strada fatta in 30 anni insieme fino a questo esatto momento in cui (pare) tutto si conclude e quel che doveva accadere, è accaduto.
Grazie. Di cuore, per sempre.
Ringraziamo sentitamente: Punto e a Capo concerti, per la disponibilità, la gentilezza e la cura per l’organizzazione dell’evento, che con questa data chiude ufficialmente il “Sotto il Vulcano Fest “ manifestazione che ha visto un cartellone di artisti strepitosi come: Mannarino, Emma, Blanco, La Nina, Negramaro, Fiorella Mannoia, Massimo Ranieri, Giorgia, Tony Pitony, Subsonica, Caperezza, Fuminacci, e tanti altri, nella cornice sempreverde di Villa Bellini a Catania.
Scaletta del concerto:
- Noi non ci saremo (Francesco Guccini)
- In viaggio
- Occidente
- Del mondo
- A tratti
- Inquieto
- Cupe vampe
- Linea gotica
- Irata
- Esco
- Bolormaa
- Blu
- Forma e sostanza
- Brace
- Ongii
- Unità di produzione
- E ti vengo a cercare (Franco Battiato)
- Depressione caspica
- Fuochi nella notte ( di San Giovanni )
- Montesole
- Matrilineare
- M’importa ‘nasega
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