Con BACCO Ale Zuber costruisce un racconto che unisce immaginario street e cultura club in una narrazione tagliente e cinematografica.
Il protagonista è un uomo dalla doppia vita. Di giorno lavora in una tintoria, tra vapori caldi e tessuti che girano nei macchinari. Smacchia giacche, camicie, abiti costosi che raccontano notti troppo lunghe. Di notte, però, il suo talento cambia oggetto: non più stoffe, ma denaro.
Ripulisce soldi sporchi per chi ne accumula tanti attraverso traffici illegali. Lo chiamano Bacco, come il dio del vino. Ma qui il culto non è l’ebbrezza, è la cancellazione delle tracce.
Ale Zuber sceglie di raccontare questa figura dall’interno, assumendone la voce e lo sguardo. “Bacco” diventa così una metafora potente della nightlife contemporanea, dove il glamour convive con meccanismi meno visibili. I vestiti sporchi delle persone sporche sono un’immagine ricorrente, quasi un mantra, che sintetizza l’estetica del brano: lucida, street, immersa in una fast life che corre senza fare domande.
Non c’è moralismo nel racconto. C’è osservazione. C’è ritmo. C’è la consapevolezza che ogni sistema scintillante ha bisogno di qualcuno che ne sistemi le ombre. La scrittura è diretta, visiva, costruita su immagini che restano addosso come l’odore di un locale a fine serata.
Sul piano sonoro, “Bacco” mescola sonorità club e influenze latine in un equilibrio studiato per la pista. Il beat pulsa con energia, avvolgente e sensuale, mentre le dinamiche richiamano quella dimensione internazionale che da sempre caratterizza il percorso di Ale Zuber. È un singolo pensato per la nightlife, ma con un’identità narrativa forte, capace di distinguersi nel panorama urban.
Con “Bacco”, Ale Zuber firma una traccia che non si limita a far ballare. Racconta. Evoca. Mostra cosa succede quando le luci si abbassano e il rumore si attenua. Perché dietro ogni notte perfetta, c’è sempre qualcuno che ha ripulito tutto prima.




