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I 10 migliori momenti musicali al cinema

6. Silent Song (Canzoni del secondo piano, 2006)

Il capolavoro di Roy Andersson è una sequela di episodi grotteschi, assurdi, dissacranti. Ci si può aspettare di tutto, incendi lentissimi, crocefissi che oscillano ininterrottamente, bambini che vengono gettati da dirupi, e così via. Succede anche che un brano che lo spettatore inizialmente percepisce come extra-diegetico (come se fosse la colonna sonora, per intenderci) diventi parte della scena, quando in un vagone della metropolitana tutti cominciano improvvisamente a intonare il coro di “Saknadens rum”.

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5. Girls Just Want To Have Fun (Anomalisa, 2015)

Il gioiellino in stop-motion di Charlie Kaufman e Duke Johnson uscirà nelle sale italiane il 25 febbraio 2016 ed è stato presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Ad un certo punto del film, il personaggio di Lisa (che in originale ha la voce di Jennifer Jason Leigh) canta una versione a cappella della hit di Cyndi Lauper. L’interpretazione è insicura, stonata e buffa, ma nel contesto del film diventa tenera e profondamente commovente.

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4. Get Down Saturday Night (Ex Machina, 2015)

Se l’opera prima di Alex Garland è già diventata cult il merito è anche di questa scena. Il film è uno degli esordi più prorompenti degli ultimi anni e, sebbene i temi trattati siano tutt’altro che originali, i dialoghi e le straordinarie performace sono il suo punto di forza. È proprio quando la storia sta arrivando al suo culmine di tensione che il regista e sceneggiatore decide di piazzare questa scena. Sappiamo già che c’è qualcosa che non va in Nathan (Oscar Isaac), il genio solitario che ha accolto il suo dipendente Caleb (Domhnall Gleeson) nella sua casa da eremita tecnologico per testare un’Intelligenza Artificiale, Ava (Alicia Vikander). Ma quando Caleb lo cerca per confrontarlo, Nathan lo sorprende esibendosi in un’elaborata coreografia assieme alla sua serva Kyoko (Sonoya Mizuno), sulle note del conosciuto brano di Oliver Cheatham, sotto gli occhi allibiti del ragazzo. Nonostante il tono leggero del brano e l’assurdità della scena, questa sequenza contribuisce a intensificare la tensione fra i personaggi e – ad una lettura più profonda – rivela la storia di lucida e solitaria follia del programmatore di AI senza appesantire il film con ulteriori dialoghi.

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3. Wonderwall (Mommy, 2014)

Finora abbiamo visto scene di canto o di ballo, ma stiamo per assistere a un modo totalmente innovativo di usare un brano musicale in un film. Nelle opere di Xavier Dolan, la musica occupa sempre un ruolo centrale, spesso didascalico. Nei suoi film sentiamo soprattutto canzoni popolari che sovrastano la scena, e Mommy non fa eccezione, anzi, ne è colmo. Prima di “Wonderwall”, infatti, assistiamo a due momenti musicali notevoli: la corsa sullo skateboard di Steve (Antoine-Olivier Pilon) sulle note della malinconica “Colorblind” dei Counting Crows, che contrasta con la canzone rap che il ragazzo sta ascoltando con le cuffie, e la scena dove i tre protagonisti cominciano ad allacciare un rapporto affettivo cantando e ballando “On Ne Change Pas” di Céline Dion. Ed è proprio quando le cose cominciano ad andare per il verso giusto nella vita di Steve che assistiamo a una vera e propria rivoluzione. Il colpo di tosse che notoriamente apre il brano degli Oasis diventa intradiegetico (è lo stesso Steve a tossire) e sullo schermo (che fin dall’inizio ha come rapporto d’aspetto un claustrofobico 1:1) cominciano a scorrere le immagini di piccoli momenti di felicità vissuti dai tre personaggi; alla fine del primo ritornello, sulla pausa che da inizio alla seconda strofa, Steve si ferma davanti allo schermo e – rompendo ogni convenzione – lo apre.

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2. Je cherche après Titine (Tempi moderni, 1936)

Torniamo alla commedia, e torniamo alla funzione originale dell’intermezzo musicale, l’interruzione del racconto. In questa celebre scena del capolavoro di Charlie Chaplin, il suo personaggio deve intrattenere gli avventori del locale dove ha trovato un nuovo lavoro, ma dimentica le parole della canzone che doveva cantare e, incoraggiato dall’amata Ellen (Paulette Goddard), comincia a improvvisare, storpiando le parole del brano di Léo Daniderff. Dopo tutte le sventure capitate ai protagonisti, il numero serve ad alleggerire la tensione e a divertire gli spettatori, ma la sua importanza non si esaurisce qui. Tempi moderni, infatti, doveva essere il primo film parlato di Chaplin, che però abbandonò presto l’idea, convinto che il tipo di comicità del suo personaggio poco si confacesse a dialoghi recitati. Invece, optò per una traccia sonora sincronizzata, ad eccezione proprio della scena del locale, dove si sente per la prima volta la sua voce.

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1. Wise Up (Magnolia, 1999)

Il terzo lungometraggio di Paul Thomas Anderson è ambizioso, contorto, estenuante, maestoso. Siamo già nell’ultima ora di film, subito dopo il drammatico monologo del magnate morente Earl, ed è il momento in cui ci vengono mostrati tutti i protagonisti, soli, al massimo della loro vulnerabilità. Non è solo la narrazione a prendersi una pausa, è il tempo stesso che sembra fermarsi quando vediamo i personaggi intonare il brano di Aimee Mann (che ha scritto questa e le altre canzoni originali che fanno parte della soundtrack). È una scena spiazzante non solo perché improvvisa, ma soprattutto per la sua naturalezza e per l’empatia e il senso di intimità nei confronti dei personaggi che riesce a trasmettere con un solo movimento di macchina. Per questo merita di stare in cima a questa classifica.

 

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Menzioni Speciali

Sarebbe stato impossibile inserire tutti i momenti musicali memorabili della storia del cinema, eppure non possiamo terminare senza citare alcuni titoli che, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti a entrare in classifica: dalla celebre scena di ballo di Pulp Fiction, a sua volta omaggio di una scena di ballo in 8 ½ di Fellini, ai momenti musicali kubrickiani di 2001: Odissea nello spazio (la danza delle astronavi sulle note di Strauss) e Arancia meccanica (Alex che canta “Singin’ In The Rain”), dalla coreografia estemporanea in Bande À Part di Godard all’indimenticabile “Say A Little Prayer” cantata ne Il matrimonio del mio migliore amico.

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