
C’è un confine sottile tra amore e ossessione, giustizia e vendetta, vittime e carnefici. Un confine che diventa sempre più difficile da riconoscere quando il passato torna a chiedere il conto e i sentimenti iniziano a mettere in discussione ogni certezza. È proprio su questo terreno che si sviluppa “Unholy War”, il primo romanzo di Echo Riot, un romance suspense dalle atmosfere oscure, in cui criminalità, passione e segreti si intrecciano dando vita a una storia che non cerca di dividere il mondo tra buoni e cattivi.
Al centro della vicenda troviamo Nova, una donna che da anni convive con il dolore per la morte del padre, rimasto ucciso in una misteriosa esplosione d’auto. Una tragedia mai davvero superata, che l’ha spinta a lasciare la polizia per cercare autonomamente una verità che sembra sfuggirle continuamente. Le sue indagini la conducono al Rust, un bar dove incontra Cole, un uomo enigmatico, dal passato complicato e profondamente legato a un universo criminale dal quale vorrebbe disperatamente uscire. Due esistenze apparentemente inconciliabili, due battaglie personali e un incontro destinato a cambiare ogni equilibrio.
Cole custodisce segreti pericolosi, Nova cerca risposte che potrebbero distruggere tutto ciò in cui ha sempre creduto. Quando le circostanze li costringono a condividere lo stesso spazio, la diffidenza si trasforma lentamente in un’attrazione difficile da ignorare. Ma in un mondo governato da violenza, tradimenti e interessi criminali, fidarsi della persona sbagliata può avere conseguenze irreversibili. “Unholy War” non è il classico romance in cui l’amore risolve ogni problema: è una storia che mette i protagonisti davanti alle proprie contraddizioni, lasciando spazio alla complessità delle scelte e al peso delle responsabilità individuali.
Il titolo stesso, traducibile come “guerra empia”, racchiude l’essenza del romanzo. Nova combatte contro un sistema che le ha portato via suo padre, mentre Cole cerca di liberarsi dall’uomo che è diventato per sopravvivere. Il loro incontro dà origine a un conflitto in cui desiderio, paura, fiducia e senso di colpa convivono senza offrire risposte semplici. Tra i tropes della narrativa romance contemporanea ritroviamo forced proximity, morally gray hero e touch her and die, elementi che contribuiscono a costruire una relazione attraversata da tensione emotiva e pericolo.
Dietro questo universo narrativo c’è un’autrice dalla personalità altrettanto interessante. Classe 1987, Echo Riot cresce tra romanzi, musica rap e cultura del tatuaggio, sviluppando fin da giovanissima una particolare sensibilità per la scrittura. Il suo immaginario si nutre anche di cinema, thriller e true crime, passioni che trovano spazio nelle atmosfere e nella costruzione dei personaggi. Il risultato è un esordio che unisce la componente sentimentale alla tensione del racconto criminale, senza rinunciare a esplorare le parti più scomode dell’animo umano.
“Unholy War” è un romanzo indipendente, pubblicato attraverso il self-publishing e acquistabile su Amazon. Una scelta consapevole, quella di Echo Riot, che ha preferito prendere in mano il proprio progetto editoriale senza attendere i tempi dell’editoria tradizionale. Un percorso fatto di scrittura, lavoro personale e determinazione, che oggi porta nelle mani dei lettori una storia nata prima di tutto da un’urgenza espressiva.
Abbiamo intervistato Echo Riot per conoscere meglio la genesi del romanzo, le sue influenze artistiche, il rapporto con la scrittura e le ragioni che l’hanno portata a scegliere la strada dell’indipendenza editoriale.

Come nasce Unholy War e cosa ti ha spinta a raccontare questa storia?
Unholy War è nato da un’esigenza viscerale, di pancia. Non è stata una storia che ho pianificato a tavolino pensando a cosa potesse funzionare sul mercato. Avevo bisogno di raccontarla. Ho scritto molto velocemente, seguendo quell’urgenza, poi ho rallentato e ho lavorato sul testo con più calma, cercando di sistemare e rifinire quello che era nato di getto. Ma la spinta iniziale è stata istintiva. Dovevo scriverlo, semplicemente.
Perché hai scelto proprio questo momento per pubblicare il romanzo? Da quanto ci stavi lavorando?
Volevo che uscisse in autunno, ma soprattutto sentivo che era arrivato il momento di farlo. Non volevo aspettare i tempi e le risposte delle case editrici. A un certo punto ho capito che non volevo lasciare il mio sogno in sospeso in attesa che qualcun altro decidesse se fosse il momento giusto. Sentivo che dovevo farlo io. E così ho fatto.
La scrittura è stata solo una parte del percorso: dopo la prima stesura c’è stato tutto il lavoro per dare al romanzo la forma che volevo. Preferisco pensare al percorso nel suo insieme, non soltanto al tempo trascorso a scrivere la prima versione.
Echo Riot. Come mai questo nome?
Che devo dire?Sono una ribelle! Lol
Quanto c’è di autobiografico in Unholy War?
C’è molto di personale, soprattutto alcune ferite. Non significa che quello che succede nel libro sia autobiografico, ma certe emozioni le conosco, e credo sia inevitabile che una parte di noi finisca nelle storie che scriviamo. A volte non racconti quello che ti è successo, ma qualcosa che ti è rimasto dentro. E forse è proprio lì che la scrittura diventa più viscerale.

Perché hai scelto di intrecciare romance, suspense e criminalità?
Perché il crime è la mia quota! Avevo anche un podcast true crime e, nel cinema, amo i thriller e i film criminali. Penso a registi come Tarantino, Villeneuve e Fincher: mondi diversi, ma capaci di costruire tensione e personaggi che non si esauriscono in una distinzione netta tra buoni e cattivi.
Il romance è il cuore della relazione tra Cole e Nova, ma il crime è una parte importante di ciò che sono, anche come spettatrice. Non volevo rinunciare a nessuna delle due cose, quindi le ho fatte convivere nella stessa storia.
Quali autori, letture o influenze artistiche hanno contribuito a formare il tuo stile di scrittura?
Tra gli autori che sento come riferimenti importanti ci sono Sylvia Plath e Chuck Palahniuk, anche se le mie influenze non si fermano certo a loro. Amo le voci che hanno una personalità precisa, che non cercano necessariamente di rendersi accomodanti e che riescono a lasciare qualcosa addosso al lettore.
Poi ci sono il cinema, il crime e la musica che ascolto. Non credo che il mio stile venga da una singola influenza: è un insieme di cose che mi porto dietro e che, in qualche modo, finiscono sulla pagina.
Come nasce la copertina del romanzo e cosa rappresentano i colori scelti?
La copertina è nata in modo viscerale, proprio come la scrittura. Ho buttato giù una prima idea quasi come fosse una prova, ma mi è piaciuta subito. Sentivo che quella direzione era quella giusta per Unholy War.
Ma un’idea, da sola, non basta. Senza Ibbanez, che ringrazio, quella copertina non sarebbe mai potuta esistere nella forma in cui la vedete. Le ha dato ciò che per me era fondamentale: qualità e professionalità.
Anche la scelta visiva doveva rispecchiare il libro, con la sua atmosfera scura, criminale e attraversata da tensione e passione. Non volevo una copertina che raccontasse tutto, ma qualcosa che restituisse subito il mondo in cui il lettore sta per entrare.

Perché hai deciso di pubblicare in modo indipendente attraverso Amazon? Quale pensi sarà il risultato?
Ho scelto il self-publishing perché volevo pubblicare il mio libro senza aspettare che qualcun altro mi desse il via libera. Non è una questione di essere contro l’editoria tradizionale: semplicemente, per questa storia sentivo il bisogno di prendere in mano il progetto e portarlo fino alla fine con i miei tempi.
Quanto al risultato, non ho la presunzione di sapere come andrà. È il mio primo romanzo e spero naturalmente che arrivi a più lettori possibile. Ma, prima ancora dei numeri, per me pubblicarlo significa aver trasformato qualcosa che avevo dentro in un libro vero, che le persone possono leggere. Era un sogno e adesso esiste.
Qual è stata la difficoltà maggiore che hai incontrato durante la scrittura e la pubblicazione?
Fare tutto da sola, credo. Non soltanto affrontare la parte pratica e tecnica della pubblicazione, ma anche trovare il tempo e le energie per portare avanti il progetto. Ritagliarmi dei momenti per scrivere anche quando ero stanca morta, quando magari avrei avuto soltanto voglia di fermarmi.
E poi c’è stato il lavoro più personale: scavare dentro di me, andare a toccare certe ferite e trasformarle in qualcosa da mettere sulla pagina. Non è sempre semplice guardarsi dentro, soprattutto quando devi anche trovare il modo di far funzionare una storia e darle una forma. Ma era qualcosa che sentivo di dover fare, e ho continuato.
Stai già lavorando a un nuovo libro? Cosa dobbiamo aspettarci da Echo Riot per il futuro?
Sì, sto già scrivendo il secondo libro. Unholy War è autoconclusivo, quindi la sua storia ha una conclusione, ma questo non significa che io abbia finito di scrivere.
Non voglio promettere ai lettori cosa aspettarsi da Echo Riot, perché preferisco scrivere le storie che sento di dover raccontare, senza costringermi a replicare una formula. Posso solo dire che non ho intenzione di fermarmi qui.




