Il tempo sbagliato: quando il destino arriva fuori tempo
Un romanzo sul talento, sulle seconde possibilità e su quegli incontri che arrivano quando sembra essere ormai troppo tardi. Con Il tempo sbagliato, l’autore chiude un percorso narrativo dedicato al talento e mette al centro Giuseppe, un uomo fragile e disilluso che, attraverso l’amore, torna a sentirsi protagonista della propria vita. Un libro che parla di destino, vulnerabilità e della possibilità di ricominciare anche quando la vita sembra aver scelto per noi il momento sbagliato.
Quale esigenza, personale o narrativa, ha dato origine a Il tempo sbagliato?
Il tempo sbagliato è il terzo romanzo dedicato al tema del “talento” e, in qualche modo, chiude un cerchio. Nei due libri precedenti ho raccontato cosa può significare avere un talento, quali vantaggi può portare e, allo stesso tempo, quali difficoltà e quali mali può provocare nella vita. Con questo romanzo volevo completare il percorso raccontando la storia di qualcuno che possiede un talento particolare: quello di riconoscere il talento negli altri e di aiutarlo a sbocciare.
Il titolo sembra contenere già una domanda: esiste davvero un “tempo sbagliato” per incontrare qualcuno o per ricominciare, oppure siamo noi a sentirci fuori tempo?
Certamente. Esiste quello che noi chiamiamo “scherzo del destino”: una situazione favorevole che arriva proprio quando non puoi viverla pienamente. Quante volte ci è capitato? Ogni tanto sembra davvero che la vita si diverta alle nostre spalle.
Quanto c’è di autobiografico nella storia e, soprattutto, nel personaggio di Giuseppe?
Mah, non molto. A parte la mia città e il fatto che il protagonista abbia lo stesso nome di mio nonno materno, non c’è molto altro. Mio nonno era un burlone e un cantastorie, o storyteller, come si dice adesso, meraviglioso. Non ha nulla del mio protagonista, se non quella predisposizione naturale a essere nonno.
Giuseppe è un uomo che mostra le proprie fragilità senza nasconderle. Perché hai scelto di costruire un protagonista così umano e imperfetto?
Perché uno sconfitto è così. Uno sconfitto rallenta, non ha fretta di vivere e, soprattutto, non può alzare la voce contro il destino. Non ne ha la forza. Ed è proprio per questo che Giuseppe ha bisogno di innamorarsi: per tornare a essere protagonista della propria vita.
Giuseppe è capace di amare anche mostrando le proprie debolezze. Quanto è importante, secondo te, avere il coraggio di mostrarsi vulnerabili quando si ama qualcuno?
Bisogna mostrarsi per quello che si è, senza maschere e senza filtri. Solo così l’anima può vivere fino in fondo quel sentimento meraviglioso che è l’amore. Bisogna fidarsi, anche correndo il rischio di farsi male, perché la fiducia ci permette di accogliere l’anima di chi amiamo e di farci sentire a casa quando siamo insieme.
Cosa puoi anticiparci del prossimo libro?
Il prossimo libro sarà una storia di amicizia e di riscoperta del senso della vita attraverso un’avventura in stile Pirati dei Caraibi, ma ambientata ai giorni nostri. Anche se, prima o poi, una vera storia di pirati la scriverò.




