Comunicati Stampa

Cantoscena, “Sesso nel Futuro”, un progetto autenticamente artificiale

Il punk era radicalmente anti-industria. Cantoscena usa le logiche virali dei social con grande precisione. C’è una contraddizione in questo, o è esattamente il punto?
È una domanda interessante, la cui risposta richiede una premessa fondamentale. Cantoscena fino a questo momento si è servito dell’estetica punk solo in due occasioni. Tutti gli altri brani attraversano decadi diverse, spaziando dal canto folk/tradizionale fino ad arrivare all’eurodance, passando per lo ska, la disco-boogie, l’italo-disco, le ballate retrò e il synth-pop. Senza contare che con il tempo arriveranno ancora altri generi. Per rispondere al quesito se ci sia o meno contraddizione tra l’uso del punk e la ricerca della viralità social, sarebbe facile per noi toglierci d’impaccio affermando – come del resto è vero – che Cantoscena non è un gruppo punk e che quindi non è tenuto a seguire quel tipo di logiche d’appartenenza. In realtà, a livello formale la contraddizione c’è, eccome. Ma ribaltare le carte a nostro piacimento è proprio una delle cifre distintive del progetto, e la rivendichiamo senza esitazioni. Se ci siamo presi la libertà di far cantare con ardore a Vera Luna, che è il prototipo virtuale della diva anni ’60, il proprio desiderio di farsi aprire il culo dal proprio uomo, perché mai il codice etico punk – ammesso che abbia ancora senso parlarne al giorno d’oggi – dovrebbe rappresentare per noi un limite invalicabile?

“Il Sesso nel Futuro” rispetto ai singoli precedenti abbassa la soglia dell’esplicito ma alza quella dell’evocazione. Dal punto di vista della composizione, cosa è cambiato nel processo?
La composizione del testo è centrale in tutti i brani di Cantoscena e costituisce il punto di partenza di tutti i lavori prodotti finora. “Il Sesso nel Futuro” non fa eccezione. È già da un po’ di tempo che avevamo l’idea di esplorare nuovi approcci lirici oltre al “pecoreccio d’autore”, che sin qui ha contraddistinto i nostri lavori – con l’unica eccezione di “Gli Jettatori” – e questo nuovo singolo rappresenta il trait d’union ideale tra il nostro catalogo classico e il filone parallelo che abbiamo appena inaugurato. Ne “Il Sesso nel Futuro” il tema erotico è ancora una volta centrale, ma viene declinato in una modalità espressiva del tutto priva di turpiloquio, che ne mette in risalto le contraddizioni, più che sottolinearne il lato goliardico. Il testo è arrivato in appena un paio d’ore. Spesso accade così con Cantoscena. Paradossalmente è il comparto musicale, pur noi usando l’IA, a richiedere maggior tempo. Quando va bene riusciamo a chiudere un brano in una settimana. Oltre alla fase di generazione che richiede più step, c’è poi un grande lavoro di post-produzione, tra missaggio, editing massiccio, aggiunta di parti secondarie, ulteriore invecchiamento del master e aggiustamenti vari che richiedono molta cura e attenzione.

Beatrice Brogio cura l’intero comparto visivo di “Il Sesso ne Futuro”: personaggio, copertina, videoclip. Come si costruisce una direzione artistica coerente tra due entità che non si incontrano mai fisicamente?
Molto banalmente, attraverso i messaggi in chat e grazie a un fitto scambio di email. Con Beatrice non solo non ci siamo mai incontrati di persona, ma non c’è neanche mai stata una telefonata vera e propria, nonostante siano ormai diverse settimane che ci confrontiamo quotidianamente per decidere insieme la direzione creativa da prendere e coordinarci sugli aspetti più tecnici. Ci teniamo a sottolineare che tra Cantoscena e Beatrice Brogio c’è una forte alchimia creativa, una visione comune molto chiara e una grande capacità di ascolto reciproco. Senza questi fattori, la nostra collaborazione non sarebbe andata lontano.

La campagna di lancio ha simulato una riscoperta, una consegna fisica, un primo ascolto, tutta narrazione costruita. Quanto di quello che fate è musica e quanto è simulazione?
Forse la risposta più onesta è 50 e 50. La musica di Cantoscena è vera, nel senso che è possibile ascoltarla: esiste e produce effetti su chi la riceve. La sua autenticità storica presunta, invece, non lo è. È un progetto autenticamente artificiale. Ma per renderlo verosimilmente datato è proprio lì che interveniamo con la costruzione della simulazione, applicata a livello sonoro, lirico e narrativo.

Leggi anche

Prima di lasciarci… se Cantoscena fosse finito davvero su un vinile nel 1982, in quale negozio di dischi lo avremmo trovato e in quale sezione?
Al netto del fatto che in in Italia incisioni su vinile con testi espliciti a sfondo sessuale esistono almeno sin dagli anni ’60 – se non prima – qualora fosse esistita una compilation in 33 giri con i brani più famosi di Cantoscena prima degli anni ’80, probabilmente non sarebbe stato possibile trovarla in nessun negozio di dischi in Italia, o forse anche si, però quantomeno nascosta dietro il bancone di qualche negoziante audace. Nel 1982, invece, forse piuttosto che in un negozio di vinili, sarebbe stato più semplice trovare una musicassetta di Cantoscena in vendita in qualche edicola, magari allegata a qualche rivista osé.

Lascia un commento