Nelle prime ore di sabato 28 febbraio 2026, l’attacco Usa-Israele all’Iran ha aperto una nuova fase di escalation: Stati Uniti e Israele hanno avviato un’azione militare coordinata contro Teheran, riaccendendo la tensione sul programma nucleare iraniano e sulle capacità missilistiche del Paese.

Indice
- Attacco Usa-Israele all’Iran – Cosa è successo il 28 febbraio: raid, esplosioni e allerta in Israele
- Lo stato di emergenza dichiarato da Israel Katz e il rischio ritorsioni
- La versione di Trump: “Operazioni militari su vasta scala” e obiettivi dichiarati
- Il contesto: negoziati falliti e nuova pressione sul nucleare iraniano
- Perché il precedente del 2025 pesa ancora
- Cosa può succedere adesso: tre scenari possibili
- Impatto su energia, mercati e sicurezza regionale
- Attacco Usa-Israele all’Iran – Le prossime ore
- FAQ sull’attacco Usa-Israele all’Iran
Attacco Usa-Israele all’Iran – Cosa è successo il 28 febbraio: raid, esplosioni e allerta in Israele
L’operazione è partita con un attacco israeliano definito “preventivo”, seguito dall’intervento statunitense. In Iran sono state segnalate esplosioni a Teheran e in altre aree sensibili, con fumo visibile in più punti della capitale: un segnale che, almeno in questa fase, l’obiettivo non è solo “mostrare forza”, ma colpire infrastrutture e asset ritenuti strategici.
Lo stato di emergenza dichiarato da Israel Katz e il rischio ritorsioni
Dopo l’avvio dei raid, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato lo stato di emergenza, predisponendo misure straordinarie di difesa civile e invitando la popolazione a restare vicino ai rifugi. Tradotto: Israele si prepara a possibili ritorsioni tramite missili e droni, con il rischio che la risposta iraniana punti sia al territorio israeliano sia a obiettivi statunitensi nell’area.
La versione di Trump: “Operazioni militari su vasta scala” e obiettivi dichiarati
In un videomessaggio diffuso sui suoi canali social, il presidente USA Donald Trump ha annunciato l’avvio di “operazioni militari su vasta scala” in Iran, presentando l’azione come necessaria per proteggere la sicurezza americana. Nella comunicazione pubblica, la linea dell’amministrazione USA ruota attorno a tre obiettivi: ridurre la minaccia dei missili iraniani, colpire l’industria missilistica e neutralizzare asset navali ritenuti un rischio nel Golfo.
Il contesto: negoziati falliti e nuova pressione sul nucleare iraniano
La crisi arriva dopo settimane di diplomazia e contatti indiretti. A fine febbraio si sono svolti colloqui a Ginevra, con mediazione dell’Oman, ma senza un’intesa definitiva sui nodi più delicati: limiti all’arricchimento dell’uranio, ispezioni e futuro delle scorte già prodotte. Il mancato accordo ha ridotto lo spazio per una soluzione immediata e ha irrigidito le posizioni, soprattutto sul legame tra nucleare e capacità balistiche.
Perché il precedente del 2025 pesa ancora
Alla memoria torna inevitabilmente il precedente di giugno 2025, quando una serie di raid aveva colpito infrastrutture considerate sensibili per il programma nucleare iraniano, tra cui Fordow, Natanz e Isfahan. Quel passaggio non ha chiuso il confronto: ha piuttosto consolidato una dinamica fatta di negoziati intermittenti e improvvise accelerazioni militari.
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Cosa può succedere adesso: tre scenari possibili
Al momento, le dichiarazioni pubbliche delle parti non indicano un rientro rapido della crisi. In pratica, i possibili sviluppi si muovono lungo tre possibilità:
- Ritorsione rapida e contenuta: risposta iraniana limitata e, di conseguenza, contenimento dell’azione USA-Israele.
- Conflitto prolungato: sequenza di attacchi e contro-attacchi che allarga la crisi a basi, rotte marittime e infrastrutture regionali.
- Instabilità interna: l’azione esterna si incrocia con tensioni domestiche iraniane, aumentando la volatilità politica senza garantire un esito ordinato.
Impatto su energia, mercati e sicurezza regionale
Quando si parla di Iran e Golfo, la dimensione militare si intreccia subito con quella economica. Un conflitto più lungo può mettere sotto stress rotte energetiche e assicurazioni marittime, alimentando volatilità sui prezzi e tensioni diplomatiche tra Paesi alleati e neutrali. Anche per l’Europa, il tema non è solo geopolitico: è sicurezza, energia e gestione del rischio in un’area già fragile.
Attacco Usa-Israele all’Iran – Le prossime ore
Per capire se l’escalation si trasformerà in guerra aperta, ci sono alcuni segnali chiave: la natura della risposta iraniana, l’eventuale ampliamento degli obiettivi dichiarati da USA e Israele e il livello di coinvolgimento di altri attori regionali. In parallelo contano i dettagli ufficiali: quando sono pochi, le zone grigie diventano il terreno più pericoloso.
FAQ sull’attacco Usa-Israele all’Iran
Perché Washington e il governo israeliano sostengono che Teheran stesse ricostruendo capacità nucleari e missilistiche considerate una minaccia.
Riduzione della capacità missilistica iraniana, colpi all’industria legata ai missili e neutralizzazione di asset navali ritenuti pericolosi.
Sì, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato misure di emergenza e preparazione alla risposta iraniana.
Sì: l’Iran ha più volte indicato le basi statunitensi nell’area come possibili bersagli in caso di attacco.
Sì: il mancato accordo ha aumentato la pressione politica e ha ridotto gli spazi per una soluzione diplomatica immediata.
Dipende dall’intensità della risposta iraniana e da quanto USA e Israele decideranno di ampliare o contenere le operazioni.



