
Per oltre vent’anni Banksy è rimasto uno dei più grandi misteri della cultura contemporanea. Lo street artist britannico ha costruito una carriera globale mantenendo l’anonimato, trasformando il proprio volto nascosto in parte integrante del suo mito.
Ora una lunga inchiesta pubblicata da Reuters sostiene di aver identificato con precisione l’uomo dietro lo pseudonimo più famoso della street art: secondo il reportage, Banksy sarebbe Robin Gunningham, artista originario di Bristol già indicato in passato da alcune indagini giornalistiche, ma mai collegato in modo così diretto a documenti ufficiali.
L’indagine dell’agenzia di stampa internazionale ricostruisce oltre venticinque anni di storia dell’artista, tra testimonianze, archivi giudiziari e nuovi elementi emersi negli ultimi anni.
Indice
L’indagine Reuters: il vero nome di Banksy è Robin Gunningham
Il punto centrale dell’inchiesta riguarda un episodio avvenuto negli Stati Uniti nel 2000.
Secondo Reuters, durante la New York Fashion Week di settembre 2000 un uomo venne arrestato mentre stava vandalizzando un cartellone pubblicitario nel Meatpacking District. La polizia intervenne e lo fermò sul tetto di un edificio mentre stava modificando l’immagine con vernice spray.
Nei documenti giudiziari relativi al caso, rintracciati dai giornalisti dell’agenzia, compare una confessione scritta a mano firmata da Robin Gunningham.
Secondo Reuters questo rappresenterebbe il collegamento più concreto mai emerso tra il nome reale e lo pseudonimo Banksy.
Il caso si concluse con una riduzione delle accuse a reato minore e alcuni giorni di servizi sociali.
Il mistero dell’Ucraina e il nome di Robert Del Naja

L’inchiesta Reuters prende avvio da un evento molto più recente: i murales comparsi in Ucraina nel 2022, poco dopo l’invasione russa.
In particolare, i giornalisti si sono concentrati su un’opera comparsa nel villaggio di Horenka, vicino a Kyiv, dove un murale raffigurante un uomo nella vasca da bagno apparve tra le rovine di un edificio bombardato.
Durante la ricostruzione degli eventi è emerso un elemento curioso: tra le persone presenti in Ucraina nello stesso periodo ci sarebbe stato anche Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack e figura storica della scena graffiti di Bristol.
Per anni Del Naja è stato indicato da molte teorie come possibile identità di Banksy. Tuttavia l’inchiesta Reuters non arriva a questa conclusione. Secondo la ricostruzione, Del Naja potrebbe aver collaborato o essere stato presente in alcune occasioni, ma non sarebbe lui l’autore principale dietro il nome Banksy.
Un secondo nome per Banksy: David Jones
L’indagine suggerisce anche un’altra possibilità.
Dopo essere stato indicato pubblicamente come Banksy nel 2008 dal Mail on Sunday, Robin Gunningham sarebbe progressivamente scomparso dai registri pubblici britannici.
Secondo Reuters l’artista avrebbe adottato un nuovo nome: David Jones, uno dei più comuni nel Regno Unito, rendendo molto più difficile qualsiasi tracciamento.
Documenti consultati dai giornalisti indicherebbero che una persona con quel nome e la stessa data di nascita di Gunningham sarebbe entrata in Ucraina nel 2022 nello stesso periodo di Robert Del Naja.
La risposta dell’entourage di Banksy
Reuters afferma di aver contattato direttamente la persona che ritiene essere Banksy, senza ricevere risposta.
La società Pest Control, che gestisce l’autenticazione ufficiale delle opere dell’artista, ha dichiarato che Banksy “ha deciso di non commentare”.
Anche il suo storico avvocato Mark Stephens ha contestato alcune parti dell’inchiesta, sostenendo che rivelare l’identità dell’artista potrebbe mettere a rischio la sua sicurezza e compromettere il suo lavoro.
Il paradosso Banksy: anonimato, arte e mercato
Al di là della questione dell’identità, l’inchiesta Reuters evidenzia un aspetto centrale della figura di Banksy: il suo anonimato è diventato negli anni parte integrante del suo valore artistico e commerciale.
Secondo dati citati nel reportage, le opere di Banksy avrebbero generato quasi 250 milioni di dollari di vendite nel mercato secondario dal 2015.
Il sistema ruota attorno a Pest Control, l’organizzazione che autentica le opere e che di fatto controlla l’accesso al mercato ufficiale dell’artista.
Allo stesso tempo Banksy ha legato la propria attività a numerose iniziative politiche e filantropiche, dal sostegno a ONG internazionali fino al finanziamento di una nave di soccorso per migranti nel Mediterraneo.
Un mistero davvero risolto?
L’inchiesta Reuters rappresenta probabilmente la ricostruzione più dettagliata mai pubblicata sull’identità di Banksy.
Tuttavia il mistero potrebbe non essere completamente chiuso. Senza una conferma ufficiale da parte dell’artista, il mito dell’anonimo più famoso dell’arte contemporanea resta in parte intatto.
E forse è proprio questo il vero segreto di Banksy: essere diventato una figura globale senza mai mostrare davvero il proprio volto.
FAQ – Banksy e la sua identità
Secondo un’indagine pubblicata da Reuters, lo street artist Banksy sarebbe Robin Gunningham, artista originario di Bristol, nel Regno Unito.
L’inchiesta fa riferimento a documenti giudiziari statunitensi del 2000, tra cui una confessione scritta a mano firmata da Robin Gunningham dopo un arresto per vandalismo a New York.
Secondo l’inchiesta Reuters no. Del Naja potrebbe aver collaborato o essere stato presente in alcune operazioni artistiche, ma non sarebbe lui l’autore dietro lo pseudonimo Banksy.
No. L’artista non ha mai confermato pubblicamente la propria identità e anche dopo l’inchiesta Reuters non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.
Secondo Reuters, dopo il 2008 Robin Gunningham avrebbe adottato un nuovo nome, David Jones, per mantenere l’anonimato e sparire dai registri pubblici.
Secondo le stime citate da Reuters, le opere di Banksy avrebbero generato circa 250 milioni di dollari nel mercato secondario dal 2015.
fonte: Reuters



