Puoi ripetere il tuo nome, trovarti a pochi centimetri da qualcuno, cercare uno sguardo, una risposta, un segnale, e continuare ad avere la sensazione di non esistere. Puoi essere circondato da persone e sentirti invisibile, e puoi arrivare a convincerti che, se gli altri non riescono a vederti, forse sei tu a non avere abbastanza valore.
Takao Wazowsky conosce bene quella sensazione e sceglie di raccontarla in “Steam On Glass”, il suo nuovo singolo nel quale affronta il senso di inadeguatezza, il confronto costante con gli altri e la difficoltà di trovare una stabilità personale quando ogni tentativo di sentirsi all’altezza sembra destinato a fallire.
Il brano prende il titolo dall’immagine di una persona che scrive il proprio nome sulla condensa di un vetro, lo osserva per qualche istante e poi lo vede dissolversi, senza lasciare traccia. La testimonianza di una presenza che scompare prima ancora che qualcuno possa accorgersene.
Takao lo racconta nel verso «I write my name in steam on the glass beside me, but it disappears so easy, like I was never here» («Scrivo il mio nome sulla condensa del vetro accanto a me, ma scompare così facilmente, come se non fossi mai stato qui»), affidando a quelle lettere destinate a svanire il timore che anche la propria presenza possa passare inosservata, fino a essere dimenticata.
È la paura di non lasciare alcun segno, né nella vita degli altri né nella propria; di parlare senza essere ascoltati, di cercare continuamente conferme e di non riuscire a riconoscere il proprio valore senza misurarlo attraverso quello altrui.
Una condizione che il produttore umbro, all’anagrafe Marco D’Atanasio, racconta partendo dalla propria esperienza. Il confronto con gli altri, la sensazione di essere sempre un passo indietro, il bisogno di raggiungere una tranquillità che sembra continuamente sfuggirgli: Takao porta nel brano difficoltà con le quali, per sua stessa ammissione, convive quotidianamente.
«Mi sento continuamente perso, inutile davanti agli altri – racconta Takao –. Ho il grandissimo difetto di confrontarmi sempre con le altre persone e finisco per sentirmi inferiore. Non perché voglia essere superiore a qualcuno, anzi. Vorrei soltanto riuscire a trovare una stabilità, un po’ di tranquillità, ma spesso mi sembra impossibile. Questa è probabilmente la canzone che mi rappresenta di più tra tutte quelle che ho scritto fino a oggi.»
Questa confessione trova spazio in una produzione elettronica nella quale il drop assume un ruolo centrale. Dopo “About Me”, brano segnato dalla rabbia e dalla necessità di prendere le distanze da una relazione disfunzionale, l’artista ha sentito il bisogno di spingere ulteriormente sulla componente elettronica del proprio linguaggio, mantenendo la sensibilità melodica e introspettiva che caratterizza il suo percorso sin dagli esordi.
Nella seconda strofa, Takao affronta anche la difficoltà di riconoscersi quando si cerca continuamente di corrispondere alle aspettative degli altri: «I wear different faces, hoping one of them will stay» («Indosso volti differenti, sperando che almeno uno rimanga»). Cambiare atteggiamento, modificare il proprio modo di essere, tentare di diventare la persona che gli altri sembrano voler vedere. Fino a non sapere più quale versione di sé sia autentica e quale sia stata costruita per ottenere approvazione.
Un passaggio che trova un preciso corrispettivo nelle fotografie realizzate da Francesco Napoleoni per accompagnare la pubblicazione. In uno degli scatti, Takao è seduto accanto a uno specchio appoggiato al pavimento. Nel riflesso compare una sua immagine differente, riconoscibile nell’aspetto ma distinta nell’abbigliamento.

La stessa persona, due rappresentazioni diverse. Un particolare che richiama la difficoltà di distinguere ciò che siamo realmente dall’immagine che cerchiamo di offrire agli altri.
Nel ritornello, il protagonista immagina di trovarsi davanti a qualcuno, pronunciare lentamente il proprio nome e vedere lo sguardo dell’interlocutore attraversarlo, come se davanti a lui non ci fosse nessuno. Un’indifferenza che, a forza di essere percepita, finisce per alimentare il dubbio di non avere abbastanza valore. E che porta allora a domandarsi quanto del giudizio che abbiamo di noi stessi dipenda da ciò che crediamo gli altri pensino di noi.
Quando il confronto diventa un’abitudine, anche i risultati raggiunti rischiano di perdere importanza davanti a quelli di qualcun altro. Le proprie qualità sembrano non bastare mai e persino in assenza di critiche esplicite si finisce per giudicarsi attraverso gli occhi degli altri, attribuendo loro pensieri e valutazioni che potrebbero non aver mai espresso.
È una difficoltà che Takao conosce personalmente e che ritorna nella sua scrittura, tra il bisogno di farsi ascoltare e la sensazione di non riuscire mai a raggiungere davvero chi ha davanti.
Nelle ultime parole del brano, però, Takao arriva a interrogarsi sull’origine stessa di quella sensazione – «Maybe I was never someone you could really see. Maybe I’ve been disappearing way before you met me» («Forse non sono mai stato qualcuno che potevi vedere davvero. Forse stavo già scomparendo molto prima di incontrarti»).
Del resto, quella sensazione di invisibilità potrebbe non essere cominciata quando qualcuno ha smesso di vederlo, ma essere stata presente già molto prima di quell’incontro. E allora la difficoltà di sentirsi riconosciuti dagli altri si accompagna a quella, altrettanto profonda, di riconoscere sé stessi e il proprio valore.
Anche l’artwork, realizzato dal grafico Bernardo, riprende questo immaginario. Un volto femminile illustrato emerge da una distesa di blu, colore che richiama la malinconia, la solitudine e il distacco emotivo. Il viso, parzialmente nascosto da una patina opaca, sembra dissolversi dietro quella coltre che impedisce di distinguerne pienamente i lineamenti. Una presenza visibile, eppure impossibile da mettere completamente a fuoco.
Il mix e il mastering sono stati curati da Alessandro Elisei, che ha affiancato Takao nella finalizzazione di una produzione pensata per dare maggiore risalto al drop e consolidare la direzione elettronica intrapresa dall’artista.
Nato ad Assisi nel 1996 e cresciuto a Spoleto, Marco D’Atanasio, ha iniziato il proprio percorso nella musica rock e metal, fondando nel 2010 i Burn It Down, prima di avvicinarsi alla produzione e debuttare nel 2023 con il progetto Takao Wazowsky. Da allora ha sviluppato una ricerca che intreccia elettronica, stutter house e scrittura introspettiva, pubblicando brani come “Missing You”, “It’s Raining” e “About Me”. Con “Steam On Glass” racconta una difficoltà che non dichiara di aver superato. Continua a confrontarsi con gli altri, a sentirsi spesso inferiore, a cercare una stabilità che fatica a raggiungere. Ed è proprio per questo che considera il singolo il brano che più lo rappresenta tra quelli scritti fino a oggi.
Nel testo, il suo nome scompare dal vetro prima che qualcuno riesca a leggerlo. Nella vita, racconta Takao, la paura è che accada la stessa cosa.




