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Satisfied? La recensione di “Keep Me Fed”, l’ultimo album di The Warning

Keep Me Fed – The Warning. Il 28 giugno scorso è uscito l’ultimo album delle tre sorelle Villareal. Leggi la nostra recensione.

Keep Me Fed - The Warning

Indice

Keep Me Fed – The Warning: recensione

Non ho avuto tempo di scrivere questa recensione prima, ma questo mi ha dato l’opportunità di ascoltare con attenzione la nuova uscita delle tre sorelle Villareal, The Warning. La nuova release era attesa con grande hype, ma dopo il predecessore stupefacente “Error”, tra i fan aleggiava la paura di restare delusi. L’uscita ufficiale di “Keep Me Fed” il 28 giugno 2024 è stata preceduta dal rilascio di sei brani di alto livello su dodici, suscitando timori sul confronto con i nuovi inediti.

Scopriamo ora KMF. È il quarto disco del power trio messicano, caratterizzato da canzoni essenziali e dirette al punto, con una durata media di poco più di 3 minuti, totalizzando 38 minuti di rock potente e sapientemente melodico ma mai stucchevole. Composto nelle pause del tour che ha portato le tre sorelle a esibirsi negli Stati Uniti, in Europa e oltre (QUI il racconto della serata ai Magazzini Generali), l’album è stato prodotto da Anton Curtis DeLost per Republic Records. Il produttore, coautore di alcuni brani, ha apportato la sua esperienza senza soffocare la creatività delle ragazze, evidenziando una voglia di sperimentare e divertirsi, il tutto senza sbavature.

In “Keep Me Fed” non ho trovato filler, ovvero brani poco ispirati aggiunti per fare minutaggio, una difetto che spesso si riscontra nelle uscite di artisti più famosi. Pur essendoci canzoni che potrebbero piacere più o meno, non ho mai avuto il desiderio di saltare un brano. Se devo trovare un difetto al disco, è stato quello di rilasciare metà dell’album come singoli, togliendo un po’ di sorpresa, ma capisco la volontà di accontentare i propri fan con anteprime.

Keep Me Fed – Traccia per traccia

Ma parliamo delle canzoni:

  • Six Feet Deep: Si parte con il botto, con un riff pieno di groove dal sapore rock degli anni ’90-’00. Il basso di Alejandra si presenta fuzzoso (come ci si aspettava dopo aver ascoltato i vari singoli). La canzone funziona e ha un gran tiro, già al primo ascolto la paura di restare delusi si prende un bel calcio. Il video, ricco di richiami agli horror degli anni ’80, rappresenta una rivalsa verso chi non ha creduto in loro.
  • S!CK: Uno dei singoli usciti all’inizio di quest’anno. Un gran riff, tempi serrati, melodia sapientemente miscelata alla grinta rock? “Give me violence – Kill the silence” cantano. Anche per questo brano è stato prodotto un video, nel quale diventano quasi dei cartoni animati.
  • Apologize: È quello che ti sussurrano all’orecchio prima di farti esplodere i padiglioni auricolari con uno dei riff più “sick” degli ultimi anni. Ma prima di arrivarci ci portano a passeggio tra palm mute e tempi sincopati, destinazione pre-ritornello potente e melodico. Il finale è da paura. Non vedo l’ora di sentirlo dal vivo: qui si poga di brutto!
  • Qué Más Quieres: Terzo singolo e l’unico brano in spagnolo, già ha macinato chilometri con loro sui palchi di mezzo mondo fino ad arrivare in Giappone. Non è uno dei miei preferiti, forse perché sono abituato ad ascoltare il rock in inglese, ma ha un bel ritmo e delle grandi melodie. Anche questo video è pieno di easter egg che vi invito a scoprire. La vera chicca è che è stato co-diretto da Paulina.
  • More!: Il primo singolo, accompagnato anche da un video. Suonata spesso dal vivo, vede il basso di Ale in evidenza creando con la batteria un gran groove per arrivare in crescendo a ritornelli pesanti e massicci. Voci di corridoio mi dicono che questa canzone ha lasciato qualche fan un po’ perplesso, ma onestamente io l’ho adorata dal primo momento. Superdivertente!
  • Escapism: I bpm scendono mentre il basso accompagna in sedicesimi la calda voce di Dani. Il ritornello, con cassa e rullante abbastanza dritti, ma ben accentuati sul charlie, crea un bel groove. Era uno dei brani che mi convinceva di meno, ma mi ha pienamente conquistato. Non voglio spoilerarvi altro: alzate il volume e preparatevi a scuotere la testa a tempo!
  • Satisfied: Questo pezzo mi fa impazzire, le melodie di Daniela nella strofa sono molto interessanti. Aspetto di cantare il ritornello a squarciagola sotto il palco tra qualche giorno. Per i detrattori che lamentano la mancanza di assoli, ecco uno servito da Dani: usa il whammy e ci fa pensare a Matt Bellamy e Tom Morello. Alla fine del brano Dani chiede “Tell me, are you satisfied?” La mia risposta è “sì, a voja!”. Fateci sapere se lo siete anche voi!
  • Burnout: Un brano che ha scandalizzato qualche fan per le sue sonorità funky. Adoro il tempo sincopato di batteria in perfetta simbiosi con il basso. Il ritornello è un altro inno e i suoni ricordano gli ultimi “Eagles of Death Metal” ma più ricercati, o i “Queens of the Stone Age”.
  • Sharks: È il brano più pesante del disco, con un riff che richiama i Korn o i Deftones, il cantato molto Guano Apes. Probabilmente a cantare la strofa è Paulina, mentre a Dani vanno le parti di pre-chorus e chorus. Il brano è esplosivo. Ale morde con il basso.
  • Hell You Call a Dream: Il brano più mainstream delle ragazze, nel senso che è quello che viene più passato dalle radio specializzate nostrane. Singolo pre-release, è una belva di riff, ritmo e ritornelli che fanno felici i fan dal vivo!
  • Consume: È il pezzo che ha fatto prendere l’etichetta di “parental advisory” a questo disco. Esiste in due versioni, una con explicit lyrics e una edulcorata. Uno dei preferiti sin da subito dalla maggioranza dei fan anche se ho fatto fatica a digerire quel charlie in levare su cassa e rullante dritti che fa tanto dance, ma dopo qualche ascolto mi è piaciuto, e c’è anche un assolo di chitarra!
  • Automatic Sun: Ormai un classico, sebbene sia stato rilasciato solo qualche mese fa, accompagnato da un fantastico video. È il primo brano (nel tempo, non nella scaletta dell’album) in cui Dani sfodera una chitarra baritono. Il pezzo si divide tra riffoni, voci potenti e parti più delicate. Un’ottima chiusura per questo disco.
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Conclusioni

Anche in questo album Dani, Pau e Ale hanno dimostrato di poter cambiare ed evolversi senza tradire le loro radici, continuando a sperimentare e ad aggiungere nuovi elementi alla loro musica. Sarebbe stato facile per loro cercare di raggiungere il grande pubblico con strade pop o latine, ma invece lavorano duro per mantenere la loro integrità artistica, guadagnando sempre più fan in tutto il mondo. Nonostante abbiano firmato per una major, hanno saputo rimanere indipendenti nel loro approccio creativo.

L’unica cosa che io e i fan di “The Warning Italia” (la community di appassionati italiani di cui faccio parte e che saluto affettuosamente) ci auguriamo è che la prossima volta che passeranno dal Bel Paese, si fermino per assaggiare le nostre specialità! Non è accettabile vedere nelle loro storie che assaggiano il cibo più strano in giro per il mondo senza provare le delizie nostrane! Venite in Sicilia, ragazze, vi aspettano arancin*, cannoli e granite!

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Ascolta “Keep Me Fed” su Spotify QUI.

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