Il terzo fotografo in ordine puramente casuale/temporale ad essere ospitato dalla nostra rubrica sui fotografi musicali contemporanei è Henry Ruggeri.

Chi è Henry Ruggeri
Henry Ruggeri comincia il suo percorso fotografico alla fine degli anni 80, spinto da una passione grandissima e viscerale per la sua band preferita, i Ramones. Divenuto una presenza famosa sulla scena fotografica musicale italiana, diventa fotografo ufficiale di Virgin Radio, a cui presta il suo occhio da diversi anni, immortalando numerosissime band ed artisti internazionali.
Ci sono delle domande che sono dei punti fermi della rubrica, che vengono volutamente proposte ciclicamente, proprio per evidenziare le differenti risposte dei fotografi, i punti che hanno in comune e le diverse chiavi di lettura in termini fotografici, rivelando dunque differenti esperienze e modi di vivere la fotografia musicale.
Intervista a Henry Ruggeri
Partiamo ponendo ad Henry la classica domanda, che è il punto di partenza di ognuna delle nostre interviste:
Raccontaci come tutto è cominciato, quando la tua passione per la fotografia è diventata un lavoro? E quando hai capito che era la musica la cosa che più ti piaceva fotografare?
È iniziato tutto mentre facevo il militare in marina a La Spezia fine anno ottanta. Il 10 Marzo del 1987 suonavano gli Europe a Genova e decido di andare. Davanti al palasport trovo una bancarella che vendeva macchine fotografiche ‘usa e getta’ da 10.000 lire e decido di comprarne una per immortalare il concerto dal pubblico.
Una volta sviluppato il rullino, nei giorni successivi, però mi rendo conto che non era venuto fuori niente così decido di informarmi su come scattare decorosamente ad un concerto. Compro così da una bancarella ad un mercato la mia prima macchina fotografica, una Praktica B 100.
Iniziò così a portare di nascosto la macchina ai concerti per fare pratica ed ottengo i miei primi risultati dignitosi. Fino al 7 Maggio 1989 quando la mia band del cuore, i Ramones, suona a Rimini. Volevo conoscere la band a tutti i costi così decido di andare al concerto con al collo 2 borse da fotografo praticamente vuote (prestate dal fotografo del mio paese) dove in una c’era la Praktica con un piccolo tele appena acquistato e nell’altra l’immancabile ‘usa e getta’. Mi presento alla cassa dicendo che avevo necessità di scattare quel giorno per una rivista di settore. Come per incanto mi lasciano entrare ed incontro i Ramones che facevano il soundcheck, ma soprattutto lego una forte amicizia coi ragazzi del loro fan club. Inizia così una collaborazione dove in cambio delle mie foto per le loro fanzines io avevo i pass per i loro concerti in giro per l’Europa. Da quel giorno non ho più smesso di ‘scattare’ anche se mi ritenevo semplicemente un foto amatore.
Ho fatto poi 20 anni di gavetta a scattare piccoli club e pochissimi concerti importanti (ogni 30 richieste mi concedevano più o meno 1 o 2 pass) per RARO! una rivista di collezionismo. Fino a quando, intuendo subito l’importanza dei social media, ho iniziato a collaborare con l’appena nata VIRGIN RADIO grazie all’amicizia con Ringo e Marky Ramone. Era il 2007 e li ho capito che quello per me poteva diventare più di un hobby.
Parlaci delle tue collaborazioni nel tempo, e di come sei approdato a Virgin Radio. In questo momento sappiamo che stai portando in giro per l’Italia il progetto “Picture of You”, nato proprio insieme al grande Massimo Cotto, scomparso purtroppo prematuramente. Raccontaci come è nato questo progetto, che sicuramente avrà un valore emotivo molto forte.
Come ti dicevo, ho collaborato e collaboro ancora per con la rivista Raropiu! (Prima si chiamava Raro!) ma in generale ho fornito foto più o meno a tutte le riviste italiane e web magazines di settore.
Con Massimo Cotto, entrato da Virgin Radio nel 2012, è nata subito una bella amicizia. È stato lui durante il concerto degli AcDc ad Imola nel 2015, a chiedermi di collaborare in qualche progetto.
‘Pictures of You’ nasce nel 2022, quando col mio socio Mattia Priori di Rebel House decidiamo di costruire la nostra app dove, inquadrando le mie foto tramite realtà aumentata, come per incanto si materializza lo story telling di Massimo. Con lui abbiamo registrato 62 video di aneddoti applicati alle mie foto e lui è riuscito ad inaugurare le prime 2 mostre del progetto a Brescia e Mondovì. Ancora non riesco a credere che lui fisicamente non ci sia più, è stato un duro colpo!

Nel corso della tua carriera hai avuto modo di fotografare tantissimi artisti e band famose, quali sono le esperienze a cui sei più legato se cosi si può dire, e quelle che ti hanno emozionato di più?
Ovviamente l’esperienza iniziale con i Ramones e in assoluto il momento a cui sono più legato.
A livello emotivo invece dico la prima volta che ho fotografato i Rolling Stones e la prima volta che mi sono trovato i Kiss nel mio obiettivo. Sono state esperienze commoventi perché ero un loro grande fan.
Il tuo stile fotografico è molto pulito ed efficace, ci sono dei fotografi che nel corso della tua carriera ti influenzano o ti hanno influenzato ?
Ho analizzato di recente le mie influenze di quando ho iniziato a far foto. Sono un grande fan da sempre del minimalismo e delle inquadrature di Franco Fontana (anche se lui non si occupa di spettacolo) e dell’uso del colore di Spike Lee nei suoi film. Invece per i ritratti o per lo storytelling, che in genere affronto in bianco e nero, dico Anton Corbijn.
Parlando di fotografi musicali famosi, sicuramente il concetto del fotografo di musica è cambiato negli anni. Dagli inizi degli anni 60 quando questa figura rappresentava fiducia assoluta, da parte delle band che la ingaggiavano per seguirli in tour o in studio, come pensi che siano cambiate queste dinamiche dagli inizi ad oggi?
Io credo che le dinamiche siano rimaste esattamente le stesse, è importante avere fiducia in una persona a cui affidi la tua immagine. Magari la differenza è che ora è possibile scattare molte più foto rispetto agli anni sessanta, per merito del digitale
C’è un artista o una band che ti piacerebbe fotografare o, parlando anche del passato, che ti sarebbe piaciuto fotografare?
Avrei tanto voluto fotografare David Bowie, ho provato a far richiesta pass all’epoca ma non sono stato accreditato. Almeno però sono riuscito ad assistere ad un suo concerto e a vederlo dal vivo.
Nell’epoca dei social network, le immagini hanno un significato importante, ma allo stesso tempo fanno parte di un calderone ipercinetico che fagocita milioni di fotografie ad una velocità esageratamente veloce. Il significato puro di una fotografia ha un valore molto relativo. I contesti assumono ruoli decisivi, ma la nostra soglia di attenzione è comunque il più delle volte ridotta a pochi secondi per immagine. Qual è la tua opinione sull’uso dei social media nel campo della fotografia, e qual è il tuo rapporto con i social dal punto di vista lavorativo e personale?
Per me bisogna utilizzare i social media con parsimonia. Il mio lavoro viene tutto da lì e dunque sono felice che esistano. Detto questo, tra le migliaia di foto che ognuno di noi guarda ogni giorno, quelle più belle ti catturano comunque. Ora come prima.
In questo presente, la figura del fotografo di musica fa parte di un settore decisamente affollato. Quale consiglio ti sentiresti di dare ad un giovane fotografo che vuole approcciarsi al mondo della fotografia musicale?
Io dico che chi ama fare un lavoro del genere deve con tutte le forze perseguire il suo sogno a prescindere dalle mille difficoltà. Il consiglio? Non mollate mai!!!
Le foto di Henry Ruggeri
Conclusione
Ringraziamo di cuore Henry Ruggeri per la sua disponibilità e il suo tempo. Nelle sue parole e nella sua storia vibra forte la grandissima passione che alimenta e porta avanti il suo lavoro artistico. Il corso della sua carriera è la riprova del suo consiglio a quanti sognano di intraprendere un percorso simile: andare sempre avanti senza mai lasciarsi scoraggiare. I sogni si avverano solo se ci si crede davvero fino in fondo, senza mai mollare!






