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Fennesz – Zō Centro Culture Contemporanee – Recensione

Fennesz live a Catania (Zō Centre Culture Contemporanee). Ecco la recensione della serata.

Fennesz live a Catania (Zo Centre Culture Contemporanee).

Nel contesto di un’iniziativa chiamata “Librino as a stage“, che è parte del progetto Catania Risuona 2023, finanziato dal Ministero della Cultura e dal Comune di Catania, un intero pomeriggio di Domenica 24 settembre 2023 è stato dedicato a portare in uno dei quartieri più complessi di Catania (per l’appunto Librino), un’offerta culturale di alto rilievo che è stata realizzata dall’Associazione Musicale Etnea in collaborazione con l’Ortigia Sound System.

La giornata è stata caratterizzata da dibattiti sulla rigenerazione urbana, da performance di danza site-specific con protagonisti i ballerini della compagnia di danza CZD2 (prodotta da Scenario Pubblico/Centro di Rilevante Interesse Nazionale), da un doppio appuntamento con una performance nel pomeriggio (presso la masseria Moncada) e un vero e proprio concerto la sera nella location di Zō Centro Culture Contemporanee dell’artista austriaco Fennesz.

Fennesz live a Catania

Fennesz è un nome importante della scena elettronica avanguardistica contemporanea che combinando computer e chitarra ed eseguendo proprie composizioni diventa figura di spicco a metà anni 90 della cosiddetta glitch music. Riformulando così nuovi linguaggi sonori che hanno influenzato molti artisti anche al di fuori della musica elettronica. Molto note le sue collaborazioni con Ryūichi Sakamoto, Mark Linkous degli Sparklehorse e Mike Patton.

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Noi di Atom Heart Magazine abbiamo seguito il live tenutosi nella location catanese Zō.  Poco dopo l’orario previsto (21,30) è cominciata la performance di Fennesz che fin da subito ha immerso il pubblico (che aspettava trepidante questo attesissimo appuntamento) in un una spirale di suoni astratti, folate di rumore che a strati hanno creato come una nuova stagione malinconica puntellata più volte dall’uso della chitarra. L’aria così si è caricata di una densissima e granulare sensazione che ha lasciato col fiato sospeso tutti noi per l’intera durata (circa un’ora e dieci minuti) del concerto.

Un’unica luce illuminava la scena dove Fennesz ha eseguito il suo “affresco” musicale che, pur essendo statico e cerebrale, emanava un’aurea di religioso rispetto. La concezione musicale sentita ha toccato a fondo i presenti, l’approccio sulla ricerca dell’improvvisazione del linguaggio e l’interazione tra dimensioni sonore e visive è stata sublime. Alla fine il rumore, che a strati aveva impregnato l’aria, si è trasformato in una sensazione di maestosità e di apertura, come una percezione divina. Dall’errore alla creazione!

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Foto di Giuseppe Picciotto

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