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Wicked – Parte 2: Recensione del capitolo finale con Ariana Grande e Cynthia Erivo

Wicked - Parte 2

Affrontare il capitolo conclusivo di una storia come Wicked significa portarsi dietro un bagaglio di aspettative enorme. La prima parte del film di Jon M. Chu (ne avevamo parlato qui) aveva convinto per solidità, ritmo e per la forza emotiva del rapporto tra Elphaba e Glinda, riuscendo a catturare perfino chi conosceva già ogni sfumatura del musical. Era un film completo, ben calibrato, con un equilibrio che teneva insieme spettacolo e sentimento.

Per questo, entrando in sala per Wicked – Parte 2, è inevitabile chiedersi se quel livello possa essere mantenuto. La curiosità c’è, l’entusiasmo anche, ma si avverte subito che la seconda metà del racconto si muove su un terreno più delicato. Non solo perché deve chiudere tutte le linee narrative, ma soprattutto perché eredita un secondo atto del musical, che fin dalla sua versione teatrale è sempre stato considerato meno compatto e meno interessante del primo. E il film, in questo, rimane molto fedele alle sue origini.


Un secondo capitolo meno compatto sul piano narrativo

La differenza con la prima parte si percepisce rapidamente: Wicked – Parte 2 non ritrova lo stesso respiro narrativo né la stessa completezza. È vero che anche il secondo atto del musical è più debole e meno coeso, ma proprio per questo il film aveva l’occasione perfetta per ampliare, approfondire e mostrare ciò che a teatro, per limiti di spazio e di messa in scena, non poteva essere raccontato.

Cynthia Erivo nei panni di Elphaba in Wicked - Parte 2

Invece, questa seconda metà sceglie una fedeltà quasi totale alla versione teatrale: accelera alcuni passaggi, ne suggerisce altri senza davvero mostrarli e lascia la sensazione che momenti fondamentali vengano compressi o trattati con troppa rapidità.

Non è un limite introdotto dal film: è una caratteristica già presente nel musical originale, il cui secondo atto è sempre stato più orientato a chiudere i destini dei personaggi che a svilupparli davvero. Chu segue fedelmente quella struttura, e questo porta a una conclusione che funziona, ma che non riesce a raggiungere la stessa intensità, coerenza interna e progressione emotiva della Parte 1.

Nel complesso, il cast funziona e sostiene bene anche i passaggi meno convincenti del racconto. Oltre alle due protagoniste, interpretate da Cynthia Erivo e Ariana Grande, ritroviamo Jonathan Bailey nei panni di Fiyero, Michelle Yeoh come Madame Morrible e Jeff Goldblum nel ruolo del Mago di Oz. Presenze solide, che contribuiscono a dare coerenza e continuità a questa seconda parte.


Una fotografia che continua a penalizzare l’immaginario di Oz

Il nodo più evidente della Parte 2 rimane però lo stesso della prima: la fotografia. Chu opta ancora una volta per un look slavato, grigio, quasi desaturato, che si allontana dall’immaginario visivo iconico associato da decenni al mondo di Oz.

La famosa strada d’oro, simbolo di meraviglia nel film del 1939, qui appare come un giallo pallido e poco ispirato. È un’estetica che ricorda i toni appiattiti di certi blockbuster contemporanei e che finisce per togliere personalità a un universo che, storicamente, ha fatto del colore la sua firma.

Questa scelta stilistica non compromette del tutto l’esperienza, ma ne limita inevitabilmente l’impatto visivo. In un progetto che nasce dalla magia del musical e dall’immaginario del Technicolor, rinunciare a una palette più audace sembra quasi un’occasione mancata.


Musiche e interpretazioni: il cuore rimane forte in Wicked – Parte 2

Se la storia mostra qualche crepa, le musiche restano il grande punto di forza dell’opera.

I brani conservano tutta la potenza emotiva dell’originale, e la messa in scena delle sequenze musicali è sempre integrata in modo naturale nel flusso narrativo.

Cynthia Erivo e Ariana Grande confermano la solidità della loro coppia artistica.

Ariana Grande nei panni di Galinda in Wicked - Parte 2

La prima regala momenti di grande intensità, soprattutto quando la vicenda si fa più cupa; la seconda dimostra ancora una volta delicatezza e sensibilità, riuscendo a far emergere le sfumature più umane di Glinda.

L’alchimia tra le due protagoniste rimane uno degli elementi più riusciti dell’intero progetto, e perfino nei momenti più deboli della trama riesce a tenere lo spettatore emotivamente coinvolto.

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La regia di Wicked – Parte 2 è efficace ma poco riconoscibile

Jon M. Chu firma una regia solida e rispettosa, ma priva di quella personalità che avrebbe potuto rendere questo finale davvero memorabile. Le scelte tecniche sono sempre curate, ma raramente sorprendono.

Wicked – Parte 2 è un film diretto bene, ma non è un film che osa.

La fedeltà al musical è totale: una scelta che in parte premia, perché evita stravolgimenti inutili, ma in parte limita la libertà cinematografica di cui questa conclusione avrebbe beneficiato.


Un finale emozionante e coerente

Pur con i suoi limiti, Wicked – Parte 2 offre una conclusione coerente e rispettosa del materiale originale.

Il legame fra Elphaba e Glinda trova qui il suo epilogo più naturale, raccontato con sensibilità e senza forzature.

La componente emotiva funziona, e il finale arriva con la giusta intensità, senza perdere ciò che rende Wicked una storia di amicizia, identità e scelte difficili.


Conclusioni

Wicked – Parte 2 è un film che chiude il viaggio in modo onesto, fedele e spesso emozionante.

Non raggiunge la compattezza e la freschezza della Parte 1, e risente di alcuni limiti strutturali già presenti nel musical originale. A penalizzarlo ulteriormente è una fotografia che smorza la magia visiva dell’universo di Oz, impedendo a certe scene di brillare davvero.

Eppure, grazie alle interpretazioni del cast e alle musiche senza tempo, questo secondo capitolo riesce comunque a lasciare un segno.

Non è un finale sorprendente, ma è un finale sentito, pensato per chi ama questa storia e desidera vederla arrivare a compimento nel modo più fedele possibile.

Wicked – Parte 2 arriverà nei cinema italiani il 19 Novembre 2025.

Ringraziamo Universal per l’invito all’anteprima stampa

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