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The Dark Side Of The Moon: 50 anni di luce nel lato oscuro della luna

The Dark Side Of The Moon – Il 1 marzo 1973 rappresenta una data iconica nell’universo musicale: il giorno in cui i Pink Floyd pubblicarono un album che cambiò per sempre il modo di intendere la musica e non solo.

The Dark Side Of The Moon

50 anni di The Dark Side of The Moon

1 Marzo 1973. Una data che ha cambiato per sempre l’universo musicale.

Un cuore che batte in crescendo, un registratore di cassa, voci confuse in sottofondo, una risata diventata iconica, un urlo che spinge per entrare.
Respiriamo l’ingresso alla vita.

Così i Pink Floyd presentano The Dark Side of The Moon, l’album che ha cambiato per sempre il modo di intendere la musica, la vita e l’essere umano.
Uscito in anteprima mondiale negli Stati Uniti il 1 marzo 1973 con la Capitol Records, rappresenta, infatti, un punto di svolta, non solo per l’intramontabile band inglese, ma per il modo di raccontare la vita attraverso la musica.

Registrato negli studi di Abbey Road, sotto la supervisione audio di Alan Parsons, l’album ha forse la copertina più famosa della storia della musica, grazie alla genialità di Storm Thorgerson (assiduo collaboratore della band) e George Hardie. Ed è proprio Hardie a disegnare i tratti dell’idea concepita da Thorgerson, in una pulizia visiva diventata iconica. Un triangolo, una linea bianca, sei linee colorate, uno sfondo nero. La porta d’ingresso in un mondo che è sempre stato dentro di noi.

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Con oltre 50 milioni di copie vendute, The Dark Side Of The Moon è uno degli album più venduti della storia, nonché il disco più conosciuto della band. Dopo l’uscita il successo è stato immediato, primo in classifica negli Stati Uniti per una settimana, ha mantenuto il posto per altre 741 settimane dal 1973 al 1988.

The Dark Side Of The Moon era un’istanza di empatia politica, filosofica e umanitaria che chiedeva disperatamente di venir fuori”.

La natura dell’album nasce dall’esigenza di Roger Waters di raccontare l’animo umano nei suoi complicati livelli comportamentali, figli di una società distorta e noncurante. Così, in una piccola cucina in St. Augustines Road a Camden Town, Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright tracciavano i contorni di quell’album che avrebbe fatto la storia.

Sono anni difficili, infatti, per la madre patria inglese, un momento di recessione economica, di sofferenza popolare, motivi che spingono Waters ad una grande riflessione sulla vita.

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Così, infatti, partendo dal primo respiro Breathe (In The Air), ci accompagnano passo passo ad ogni fase cruciale del grande viaggio umano. Insicurezze, pressioni, tempo che incalza, stress. Uno specchio sulla società inglese da non poter ignorare.Hanging on in quiet desperation is the English way”.

Uno ad uno prendono forma gli aspetti più nascosti della psiche umana, collegati alla realtà attraverso i suoni della vita quotidiana. Delle monete, i rintocchi di un orologio, voci indistinte in un caos di suoni, fino ad una tregua dalle nevrosi quotidiane. Una tregua, una presa di coscienza.

Us and them, noi e gli altri.
And after all we’re only ordinary men
Me and you
God only knows

Questo siamo. L’intolleranza nei confronti dell’odio fra gli uomini, delle divergenze, delle solitudini, Any Colour You Like. Tutto, ogni lato oscuro della luna inciso pezzo dopo pezzo.

E infine, Eclipse. L’indifferenza, il potere sugli altri, il lato oscuro della luna mette in ombra i cuori delle persone. Tutto ciò che vedi, tutto ciò che tocchi, tutto ciò che senti, tutto è in sintonia sotto il sole. Ma il sole è eclissato dalla luna. L’amarezza finale, gli ultimi respiri. Il cuore che batte all’inizio dell’album si lascia andare su queste parole.

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There is no dark side of the moon, really.
Matter of fact it’s all dark.

Una disillusione contemporanea fin troppo tangibile cinquant’anni dopo il primo ascolto di questo straordinario capolavoro.

Non resta che darci un ultimo, intramontabile, appuntamento, I’ll see you on the dark side of the moon.

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