Per la prima volta dal suo debutto nel 1961, la Spagna ha annunciato il boicottaggio dell’Eurovision Song Contest 2026 se Israele sarà ammesso in gara. La decisione, votata dal consiglio di amministrazione della televisione pubblica Rtve, rappresenta una presa di posizione storica che mette sotto pressione l’Unione Europea di Radiodiffusione (UER) e apre un caso politico e culturale senza precedenti nella storia del festival.

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Eurovision 2026, Spagna contro Israele: la decisione di Rtve
La delibera di Rtve, sostenuta a larga maggioranza, esclude sia la partecipazione sia la trasmissione televisiva dell’evento. Madrid si unisce così a Islanda, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, già dichiaratisi contrari alla presenza di Israele per via delle operazioni militari a Gaza. La Spagna, che nel maggio 2024 ha riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina insieme a Irlanda e Norvegia, è oggi tra le voci più critiche all’interno dell’Unione Europea.
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Il peso politico della decisione
Il boicottaggio spagnolo ha un impatto rilevante: il Paese è uno dei Big Five (insieme a Italia, Francia, Germania e Regno Unito), i principali finanziatori di Eurovision con accesso diretto alla finale. Mai prima d’ora un membro dei Big Five si era ritirato. Inoltre, a capo del Reference Group che supervisiona l’evento c’è una spagnola, Ana Maria Bordas, elemento che conferisce ulteriore peso alla decisione.
Le reazioni internazionali e il ruolo dell’UER
L’UER, per ora, ha confermato che la questione sarà discussa nell’assemblea del 4 e 5 dicembre a Ginevra, senza prendere una posizione definitiva. Nel 2022 la Russia era stata esclusa dopo l’invasione dell’Ucraina, ma per Israele non è stata ancora presa una misura analoga. Il doppio standard denunciato da Madrid e da altri Paesi europei alimenta tensioni politiche e diplomatiche.
Eurovision 2026: le parole del governo spagnolo sul boicottaggio della Spagna
Il ministro della Cultura Ernest Urtasun e la vicepremier Yolanda Diaz hanno espresso pieno sostegno a Rtve, sottolineando che la Spagna “non può essere complice di un genocidio”. Anche il premier Pedro Sanchez ha ribadito che finché continuerà la guerra a Gaza, Israele non dovrebbe partecipare a eventi internazionali.
Le polemiche degli ultimi anni
Già nell’Eurovision 2025 a Basilea, Rtve aveva inviato un messaggio televisivo di solidarietà alla Palestina e chiesto un audit indipendente sul sistema di voto. Inoltre, il brano israeliano “October Rain” era stato modificato per rimuovere riferimenti politici legati agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
FAQ su Eurovision e il boicottaggio spagnolo
Rtve ha deciso di ritirarsi se Israele sarà in gara, in segno di protesta per le operazioni militari a Gaza.
Oltre alla Spagna, hanno annunciato il boicottaggio Islanda, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia.
Sono Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna: i principali finanziatori dell’evento con accesso diretto alla finale.
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