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Sinèad O’ Connor, una vita per combattere

“Sinèad O’ Connor non è più fra noi, ci lascia all’improvviso un anno dopo la morte del figlio Shane”. Un fulmine a ciel sereno.

Ci vuole un po’ per riprendersi da una notizia così.

In un caldo pomeriggio di fine luglio gli speaker radiofonici interrompono il programma in onda per annunciare “Sinèad O’ Connor non è più fra noi, ci lascia all’improvviso un anno dopo la morte del figlio Shane”. Un fulmine a ciel sereno.

E continuano: “Ecco il nostro omaggio per ricordare una delle voci più emozionanti e controverse dei nostri tempi, Nothing Compares 2 You”.

Dolcissima la voce di Sinèad in un attimo è già immortale. Fermarsi al pensiero di Sinèad è difficile, complesso. Così come le cento vite che ha vissuto.

Da un’infanzia cattolica dublinese travagliata, tra abusi e costrizioni, l’istinto ribelle di Sinèad prende forma dal principio, andando in una direzione ben precisa che, seppur con forme e abiti diversi, mai abbandonerà: combattere contro ogni forma di ingiustizia con fermezza e serietà.

Inizia col suo album solista nel 1987 avendo un buon riscontro sia da parte del pubblico che della critica. Ma il successo arriva solo tre anni dopo, nel 1990, con Nothing Compares 2 You, brano pop rock scritto da Prince che la consacra come una delle voci più interessanti del decennio appena iniziato.

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Nata a Dublino nel 1966, è stata la voce che negli anni ’90 ha stravolto l’universo musicale femminile. Una voce sottile e ruggente dai tratti tipicamente irlandesi, che ha reso memorabile la sua performance di Mother da The Wall, in occasione del Live in Berlin del 21 Luglio 1990 (organizzato da Roger Waters pochi mesi dopo la caduta del muro di Berlino).

Sono anni pieni in cui Sinèad si fa strada anche oltreoceano dove intraprenderà una breve relazione con Anthony Kiedis (frontman dei Red Hot Chili Peppers) che parlerà di lei nella sua autobiografia Scar Tissue, e per la quale scriverà I Could Have Lied.

“Come una piccola, folle principessa guerriera irlandese cominciò a cantare con forza le sue canzoni”. Così la descrive.

Nel ’92 ospite del Saturday Night Live canta War di Bob Marley cambiandone le parole, e, a fine esibizione guarda dritto in camera pronunciando le parole “Fight your real enemies”, strappando in diretta una foto del papa. Da quel momento i media e il pubblico si accaniscono contro di lei, rendendole difficile proseguire la carriera.

Nel ’97 chiede scusa al pontefice per quel gesto diventato iconico e qualche anno dopo viene ordinata prete da un movimento cattolico indipendente. Saranno diversi gli approcci alla religione di Sinèad nel corso degli anni. Si avvicinerà al rastafarianesimo e molti anni più tardi si convertirà all’islamismo.

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Un’anima delicata, una donna forte e combattiva, abbandonata da tutti, oggetto senza pietà per media e giornalisti, spogliata della sua forma umana per aver creduto e amato oltre ogni limite. L’ipocrisia mediatica è un veleno tabù che ha mietuto fin troppe vittime, distrutte, private della loro dignità mentre il corpo è ancora in vita ed elogiate come angeli non appena se ne vanno.

Una musicalità, la sua, dalle infinite estensioni, dalla tradizione irlandese, al reggae, al pop rock. Lasciata sola e gettata in mezzo al nulla nel buio dei suoi demoni, Sinèad non ha mai smesso di combattere, di cercare di salvare la figura di Dio dalle religioni del mondo, in qualunque modo riuscisse a sentirsene vicino.

“Non volevo essere una popstar. Hanno cercato di seppellirmi, ma non sapevano che ero un seme”.

Pura, come poche creature al mondo, autentica nel suo viso immacolato, statuario, dalla bellezza accecante. Una voce di protesta forte e sincera, figlia di un mondo che l’ha voluta come capro espiatorio di chi non aveva abbastanza voce per urlare, di chi sotterrava il proprio coraggio affidandolo alla sua sensibilità. Una donna che non ha avuto mai paura di mostrarsi fragile, fino agli ultimi anni, che non ha mai nascosto la sua malattia e il suo dolore. Una vita scardinata nelle vibrazioni dei suoi brani.

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Nel 2017, dopo anni di buio e luce, parla apertamente della sua malattia, disturbo dello spettro bipolare. Si mostra in video fragile e vulnerabile, parla della sua solitudine e delle sue paure, della sua condizione esistenziale che la intrappola. Condizione dalla quale prova a liberarsi tramite la psicoterapia, senza riuscirci.

Nel 2022 il dolore finale, la morte suicida del figlio Shane affetto dal suo stesso disturbo psichiatrico non la farà più riprendere.

Che tu possa essere finalmente libera nella tua anima Sinèad.

Sinèad O’ Connor, la verità fatta voce nell’autenticità dell’emozione più vera.

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