
Estate 1992. Ero a casa di un mio cugino in provincia di Palermo, passavo qualche giorno nel paese di mia madre. Avevo fatto incetta di cassette vuote per copiarmi la sua collezione di Vasco Rossi degli anni ’80.
Non avevo ancora 15 anni e faceva un caldo tremendo. Rovistando tra le sue cassette, ne trovai una diversa: in copertina c’era uno zombie che brandiva un’accetta insanguinata, mentre due mani lo tiravano per la maglietta. Non era uno dei soliti zombie di natura “sclaviana” che popolavano il mio immaginario: questo aveva i capelli lunghi e un ghigno inquietante. Il titolo dell’album era Killers, e il logo della band apparteneva ai leggendari Iron Maiden, di cui avevo sentito parlare ma che non avevo mai ascoltato, perché nessuno che conoscevo seguiva quella musica.
“Questa non te la copio, te la regalo!” mi disse Luigi. Grazie, davvero!
All’epoca non c’era internet, e non era facile reperire quella musica o qualcuno che te la passasse. Ma da quel momento cambiò tutto: andavo a scuola in città e iniziai a conoscere qualche ragazzo che faceva parte di questa tribù di capelloni con giacche di cuoio e la passione per la musica “dura”. Fu la voce rauca e potente di Paul Di’Anno a introdurmi in questo mondo, evitando che il wrathchild che c’era in me combinasse un sacco di cazzate (anche se, lo ammetto, ne ho fatte, ma potevano essere molte di più e peggiori). Mi fece capire quanto la musica potesse essere profonda e intensa. Ok, non era solo merito suo: anche Steve, Dave, Adrian e il compianto Clive contribuirono.
Uccisi definitivamente l’uomo ragno e scoprii tutta la discografia della band fino a Fear of the Dark, insieme agli AC/DC, Metallica, Guns N’ Roses, Anthrax, ecc. Fu un periodo di grande studio e immersione nella musica. Killers è il secondo album dei Maiden, poi mi capitò di ascoltare The Number of the Beast. Pensai: “Ammazza, com’è cambiata la voce del cantante in così poco tempo!”. Per forza la voce era diversa, quello non era Paul, era Bruce Dickinson! (A mia discolpa, non avevo ancora iniziato a comprare Metal Shock e non conoscevo i nomi dei componenti della band.) Non immaginavo che una band iconica come gli Iron Maiden potesse cambiare un membro così importante e caratterizzante.
Con la sua testa calda e gli abusi di alcol e droghe, Paul stava mettendo a rischio la carriera della band, che era ormai la punta di diamante della NWOBHM. Fu licenziato, e la storia andò come doveva andare.
Ora, io non sono uno di quelli che preferiscono l’uno o l’altro: sono diversi e ognuno ha il suo stile. Secondo me, anche il terzo cantante dei Maiden, Blaze Bayley, ha fatto cose buone. Ma il tono, il dramma, la rabbia che Paul aveva nelle canzoni che ha inciso… nessun altro poteva renderle così espressive, neanche Bruce, con la sua splendida tecnica e il magnifico timbro vocale.
Oggi, purtroppo, è il giorno di rendere omaggio a un uomo che ha commesso mille errori ma che ha continuato a fare ciò che amava fino all’ultimo, anche quando, negli ultimi tempi, era costretto a salire sul palco in sedia a rotelle, perché le sue gambe erano ormai fottute. Un uomo che non le mandava a dire alla sua ex band, ma che negli ultimi anni si era riappacificato (alzi la mano chi non sperava di vederli insieme ancora per almeno una canzone). Un puro, a modo suo, nel bene e nel male. E per questo gli si voleva bene.
Oggi Paul torna finalmente a correre libero.
Senza di lui, la storia degli Iron Maiden e quella di tutti i musicisti che hanno ispirato sarebbero state diverse.
Mi sento solo di ringraziarti, Paul, perché lo sarebbe stata anche per me e per tanti ragazzi che si sentivano sbagliati e fuori posto. Resterai nella leggenda!
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