Cinema

Berlinale 76: diario dalla seconda settimana tra utopie, fantasmi e grandi ritorni

Berlinale 76

La seconda settimana della Berlinale 76 ha alzato ulteriormente il livello del confronto. Se nei primi giorni avevamo assistito a film divisivi e dichiaratamente politici (leggi qui la prima parte del nostro diario), ora il festival entra in una fase più stratificata: grandi nomi, produzioni indipendenti che sembrano classici hollywoodiani, horror sociali, animazione d’autore e drammi legali destinati a far parlare anche fuori da Berlino.

Ecco la seconda parte del nostro diario dei film visti alla 76esima edizione della Berlinale.


At the Sea – Kornél Mundruczó con Amy Adams alla Berlinale 76

At The sea presentato alla Berlinale 76

La seconda settimana si apre con uno dei film più deludenti del festival. At the Sea, diretto da Kornél Mundruczó e interpretato da Amy Adams, racconta il ritorno di Laura nella casa al mare di famiglia dopo un lungo periodo di riabilitazione, costretta a fare i conti con una vita senza la carriera che le aveva dato identità e prestigio.

Il problema è che il film sembra intrappolato in un circolo narcisistico. Ancora una volta siamo davanti a una famiglia upper-class alle prese con i propri problemi esistenziali. È difficile trovare qualcosa che vada oltre la superficie. Nessuna vera intuizione sulla vita, nessuna rivelazione. Solo ricchi che soffrono nel loro essere ricchi.

Alla fine resta una sensazione di vuoto. Non nel senso voluto dal film, ma nel senso di assenza di qualsiasi necessità narrativa.


On Our Own (De capul nostru) – Tudor Cristian Jurgiu

On Our Own presentato alla Berlinale 76

Con On Our Own, diretto da Tudor Cristian Jurgiu, la Berlinale cambia tono. Il film segue Flavia, cresciuta senza i genitori emigrati in Occidente per lavorare, mentre la sua routine isolata viene sconvolta dall’arrivo di due bambini in fuga.

È una storia sull’emigrazione, ma vista dal lato meno rappresentato: quello dell’assenza. Ogni storia di immigrazione è anche una storia di emigrazione, ma il cinema occidentale tende a raccontare soprattutto il punto di arrivo. Qui invece si guarda al punto di partenza, al vuoto lasciato dietro.

Il film è una rappresentazione potente di quel vuoto. Le persone non si limitano a spostarsi: lasciano luoghi, relazioni, identità. E quel vuoto deve essere riempito, spesso con fantasie o illusioni. Questo senso di mancanza è la cifra più forte del film, sia nella scrittura che nelle immagini.

Un’opera molto interessante, capace di restituire la dimensione emotiva dell’emigrazione.


The Weight – Padraic McKinley con Ethan Hawke e Russell Crowe arrivano alla Berlinale 76

The Weight presentato alla Berlinale 76

The Weight è una sorpresa. Diretto da Padraic McKinley e interpretato da Ethan Hawke e Russell Crowe, è un mashup che richiama Sorcerer, The Revenant, The Treasure of the Sierra Madre e The Shawshank Redemption.

Hawke guida un gruppo di detenuti incaricati di trasportare lingotti d’oro attraverso la natura selvaggia durante la Grande Depressione in cambio della libertà.

La fotografia di Matteo Cocco è uno dei punti più alti del film, così come le performance del cast. È un indie che sembra un classico hollywoodiano: grandi set pieces, sequenze di tensione, personaggi ben delineati e momenti di leggerezza che spezzano la suspense.


Ethan Hawke regge il film con una presenza solida e misurata, costruendo un personaggio che alterna durezza e vulnerabilità senza mai perdere controllo. I suoi confronti con Russell Crowe, nel ruolo del direttore del carcere, sono tra le sequenze più intense dell’intero film. È uno di quei titoli che sembrano appartenere a un’altra epoca del cinema americano: ambizioso, fisico, costruito su grandi spazi e tensione narrativa. Un film che reclama il grande schermo e un pubblico immerso, non distratto.

Saccharine – Natalie Erika James

Saccharine presentato alla Berlinale 76

Con Saccharine, Natalie Erika James arriva alla Berlinale il body horror contemporaneo, muovendosi in un territorio che richiama per atmosfera e tematica film come The Substance. La storia prende spunto dall’ossessione per il peso, dall’ansia costante di apparire perfetti e dal bombardamento estetico alimentato dai social.

Una giovane donna decide di affidarsi a una soluzione estrema per cambiare il proprio corpo. Ma qualcosa va storto.

Il film evita il moralismo diretto e preferisce costruire un disagio crescente, trasformando l’ossessione per il controllo del corpo in una presenza inquietante che si insinua nella quotidianità. È una critica sociale potente sulle dinamiche contemporanee dell’apparire e sulle derive delle “challenge” che promettono trasformazioni immediate.

Un horror che usa il corpo come campo di battaglia culturale, e che funziona proprio perché non si limita allo shock visivo ma lo lega a un discorso più ampio.

The Testament of Ann Lee – Mona Fastvold con Amanda Seyfried alla Berlinale

The Testament of Ann Lee presentato alla Berlinale 76

The Testament of Ann Lee, diretto da Mona Fastvold e scritto insieme a Brady Corbet, segue la storia vera di Ann Lee, fondatrice della setta religiosa degli Shakers.

Presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia e ora anche alla Berlinale, è uno dei film più interessanti e divisivi del festival.

Amanda Seyfried offre una delle migliori interpretazioni della sua carriera nel ruolo della leader spirituale che predicava uguaglianza di genere e sociale. Il film racconta l’estasi e l’agonia della costruzione di un’utopia, con un uso centrale degli inni Shaker rielaborati in movimenti coreografici intensi.

Un’opera che divide, ma che sicuramente resterà nel dibattito critico.

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The Only Living Pickpocket in New York – Noah Segan

The only living pickpocket in new york presentato alla Berlinale 76

Diretto da Noah Segan e interpretato da John Turturro, Giancarlo Esposito e Steve Buscemi, il film segue un veterano borseggiatore incaricato di recuperare della merce rubata.

È un film carino, ma lascia poco. Turturro è solido, ma la storia è prevedibile e sostanzialmente inutile. Un compitino ben eseguito, senza particolari guizzi.

Uno dei film presentati alla Berlinale 76 che non ci lascia nulla.


The Loneliest Man in Town – Tizza Covi e Rainer Frimmel

The Loneliest Man in Town presentato alla Berlinale 76

Con The Loneliest Man in Town, Tizza Covi e Rainer Frimmel raccontano la vita del musicista blues Al Cook, un uomo circondato dai ricordi mentre il mondo intorno a lui cambia e la sua casa sta per essere demolita.

È un film sulla nostalgia vissuta, sull’identità della vecchia Vienna che viene lentamente cancellata dal capitalismo contemporaneo. Un’opera che ricorda Aki Kaurismäki, ma filtrata attraverso il dialetto e l’umorismo viennese.

È tenero, un po’ goffo, ma sincero.


Isabel – la storia di San Paolo diretta da Gabe Klinger arriva alla Berlinale

Isabel presentato alla Berlinale 76

Isabel, diretto da Gabe Klinger, racconta la storia di una sommelier di São Paulo che sogna di aprire un wine bar tutto suo.

Il film dialoga con l’estetica della Nouvelle Vague: attenzione alla quotidianità, improvvisazione, finale aperto. Ma invece di guardare alla Francia, guarda al Brasile e alle sue regioni vinicole ancora poco conosciute.

È un racconto fresco sulla vita in una metropoli brasiliana che evita le narrazioni stereotipate di violenza e miseria spesso richieste dal mercato internazionale. Forse si poteva osare di più nell’approfondimento dei personaggi, ma resta un contributo interessante a una visione più sfumata del Paese.


A New Dawn – Yoshitoshi Shinomiya

A New Dawn presentato alla Berlinale 76

Con A New Dawn, film d’animazione diretto da Yoshitoshi Shinomiya, seguiamo Keitaro, deciso a scoprire il segreto di un fuoco d’artificio mitico creato dal padre scomparso.

L’animazione è notevole, soprattutto nelle sequenze che mescolano 2D e stop motion. Tecnicamente cattura l’attenzione.

Ma un film ha bisogno anche di una storia, e qui manca. Non c’è nulla che spinga davvero ad andare avanti. Lo si guarda perché dura poco e si vuole capire dove porterà. La risposta è: da nessuna parte.


Queen at Sea – Lance Hammer con Juliette Binoche

Queen at Sea presentato alla Berlinale 76

Uno dei film più forti di questa Berlinale 76 è Queen at Sea, diretto da Lance Hammer e interpretato da Juliette Binoche.

Il film affronta il tema della demenza avanzata e delle fragili linee tra cura, protezione e autonomia. Parla di consenso in situazioni diverse e tra generazioni diverse. Parla di amore tardivo e della sua fine inevitabile. Parla di istituzioni, di ostacoli, di ciò che significa davvero prendersi cura di qualcuno.

Il film ha vinto il Silver Bear Jury Prize e il Silver Bear for Best Supporting Performance per Anna Calder-Marshall e Tom Courtenay.


Josephine – Beth de Araújo

Josephine presentato alla Berlinale 76

Chiude la nostra Berlinale 76 Josephine, diretto da Beth de Araújo. Dopo aver assistito ad uno stupro, una bambina di otto anni sviluppa un trauma che sconvolge la famiglia.

È un legal drama che ha tutto: una storia emotivamente devastante, un cast impeccabile e una regia curatissima. Il peso che lascia addosso non svanisce facilmente.

Secondo noi potrebbe essere il miglior film visto in questa Berlinale. E ha tutte le carte in regola per essere protagonista della prossima Award Season.


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