
Dopo tanta attesa è finalmente arrivato uno dei momenti che tutti quanti aspettavamo, nella sezione Alice nella Città alla Festa del Cinema di Roma 2025, viene presentato Anemone il film che segna l’esordio alla regia di Ronan Day-Lewis, figlio del tre volte premio Oscar Daniel Day-Lewis, che torna a recitare dopo anni di ritiro – l’ultimo film fu Il Filo Nascosto diretto da Paul Thomas Anderson nel 2017.
Girato tra l’Irlanda e il Nord dell’Inghilterra, Anemone è un dramma cupo e personale che unisce il trauma collettivo dei Troubles (Il conflitto nordirlandese ) al senso di colpa individuale di chi è sopravvissuto alla violenza.
Distribuito da Universal Pictures, il film uscirà nei cinema italiani il 6 novembre 2025.
Di che cosa parla Anemone
Anemone segue la storia di Ray Stoker (Daniel Day-Lewis), un ex soldato britannico che, dopo un episodio traumatico durante i Troubles in Irlanda del Nord, diserta e scompare nel nulla. Anni dopo, vive isolato in una baracca fatiscente nei boschi del Northumberland, consumato dal senso di colpa e da una ferita che non si rimargina mai — “una crepa nel ghiaccio che non si chiude”, come lui stesso la definisce.
Nel frattempo, suo fratello Jem (Sean Bean) ha preso il suo posto: si è occupato della moglie di Ray, Nessa (Samantha Morton), e del figlio Brian (Samuel Bottomley), cresciuto credendo che Jem fosse suo padre. Quando la verità viene a galla, e Brian scopre il segreto che lega la sua famiglia alla guerra e alla violenza, il fragile equilibrio costruito negli anni implode, riportando a galla un dolore mai elaborato.
Tra confronti rabbiosi, confessioni e ricordi distorti, Anemone diventa un dramma sull’identità, sulla colpa e sull’eredità della violenza. Ronan Day-Lewis non racconta la Storia, ma ciò che resta dopo: il vuoto, il trauma e la memoria che si deforma fino a diventare incubo.
Daniel Day-Lewis e la forza della parola
Il ritorno di Daniel Day-Lewis è l’anima del film. In un’interpretazione che mescola rabbia, dolore e disillusione, l’attore regge quasi da solo l’intera struttura narrativa. I suoi lunghi monologhi, girati spesso in primi piani estenuanti, trasmettono un senso di colpa fisico e viscerale. In una scena centrale — già tra le più discusse del film — Day-Lewis consegna una confessione brutale e straziante che riassume tutta la sua carriera: un uomo divorato dal peso della memoria.
Accanto a lui, Sean Bean offre una prova intensa e silenziosa, mentre Samantha Morton e Samuel Bottomley contribuiscono a restituire l’immagine di una famiglia spezzata, sospesa tra rancore e tenerezza.
la regia di Ronan Day-Lewis in Anemone
Alla sua prima regia, Ronan Day-Lewis mostra un sorprendente controllo della messa in scena. Pur con qualche inquadratura ripetitiva e una certa ossessione per la bellezza visiva, Anemone colpisce per l’atmosfera coerente e per il modo in cui unisce realismo psicologico e tono da horror esistenziale.
La fotografia di Ben Fordesman, grigia e spenta, restituisce la sensazione di un inverno eterno, mentre la colonna sonora di Bobby Krlic (The Haxan Cloak) amplifica la desolazione con un mix di archi, droni e synth che sembra provenire da un sogno febbrile.
Nonostante la lentezza e l’assenza quasi totale di azione, Anemone è un film che va visto al cinema: sul grande schermo la sua densità emotiva diventa ipnotica, mentre a casa rischierebbe di perdersi nella distrazione.
Un debutto imperfetto, ma da non ignorare
Anemone non è un film perfetto: è lungo, doloroso, a tratti eccessivo nella sua serietà. Ma è anche un’opera sincera e coraggiosa, costruita sull’idea che il dolore, quando condiviso, può trasformarsi in arte. Daniel Day-Lewis offre una delle sue prove più potenti e vulnerabili, e Ronan Day-Lewis dimostra di avere una voce personale, pur ancora in cerca di equilibrio.
È un film da ascoltare più che da guardare, dove ogni silenzio pesa come una condanna. Un’opera che parla di famiglia, di colpa e di redenzione, e che riesce — nonostante tutto — a lasciare un segno profondo.
Anemone è distribuito in Italia da Universal Pictures.
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