Opeth - The Last Will and Testament
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Opeth – The Last Will and Testament: Ritorno al Passato con uno Sguardo al Futuro

Gli Opeth, giganti del progressive metal, hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica con capolavori come Blackwater Park e Ghost Reveries. Tuttavia, dal 2011, con Heritage, la loro svolta verso il prog rock ha diviso i fan. Ora, con il loro quattordicesimo album The Last Will and Testament, Mikael Åkerfeldt e compagni tornano a mescolare sapientemente elementi del loro passato metallico con le influenze prog più recenti. Il risultato? Un disco che si colloca tra i migliori della loro produzione recente.

Opeth - The Last Will and Testament

Opeth – The Last Will and Testament recensione

The Last Will and Testament si sviluppa attorno alla lettura del testamento di un patriarca di una famiglia benestante, esplorando segreti oscuri e dinamiche interpersonali. Questa narrazione si articola attraverso sette tracce principali, intitolate “§1-7”, seguite da un epilogo, A Story Never Told. L’approccio concettuale è supportato da arrangiamenti orchestrali e intermezzi narrativi, con la partecipazione del leggendario Ian Anderson (Jethro Tull) alla narrazione e al flauto.

I Brani Salienti di The Last Will and Testament

  • “§1”: The Last Will and Testament si apre con una tensione palpabile, che cresce grazie a Mellotron e pianoforte jazz. Il ritorno del growl di Åkerfeldt è un momento catartico per i fan storici, mentre gli archi aggiungono profondità emotiva.
  • “§2”: Una combinazione di death metal e momenti atmosferici richiama l’epoca d’oro degli Opeth. Il tono oscuro e l’organo psichedelico ricordano i Pink Floyd di Zabriskie Point, dimostrando la loro maestria nel fondere generi.
  • “§4”: Nonostante alcune somiglianze con i momenti meno incisivi di Sorceress, il flauto di Ian Anderson dona una freschezza unica al pezzo. Il finale, potente e inquietante, rimette il brano in carreggiata.
  • “§6”: Una traccia che brilla per il contrasto tra organo e batteria. Gli assoli di chitarra e sintetizzatore regalano momenti di pura estasi prog, mentre la sezione finale offre un’atmosfera rilassata e jazzata.
  • “A Story Never Told”: Il pezzo conclusivo abbandona il metal per una malinconica ballata prog-folk, mostrando il lato più melodico e riflessivo della band. Questo è il tipo di brano non-metal in cui gli Opeth eccellono.

Produzione e Arrangiamenti

La produzione di The Last Will and Testament è impeccabile, con arrangiamenti orchestrali che arricchiscono ogni brano. Gli archi e i sintetizzatori sono integrati con cura, anche se a volte risultano un po’ invadenti. La collaborazione con Ian Anderson è un colpo di genio, aggiungendo un tocco distintivo che eleva l’intero progetto.

Conclusione

The Last Will and Testament non raggiunge forse le vette di Still Life o Ghost Reveries, ma segna un chiaro ritorno alla forma a cui gli Opeth ci hanno abituato. Con una miscela di death metal, prog rock e narrazione teatrale, l’album riesce a soddisfare sia i fan di lunga data che coloro che apprezzano la loro svolta prog. Un disco ambizioso, vario e ricco di dettagli, che merita di essere ascoltato più volte per coglierne tutte le sfumature.

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Gli Opeth dimostrano ancora una volta perché sono una delle band più influenti del progressive metal. Quest’album è una testimonianza della loro continua evoluzione e un gradito ritorno al passato.

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