Livrea
News

“Mistiche Vibre”, intervista a Livrea

Intervista a Livrea – Nata dall’incrocio tra jazz, poesia e psichedelia, Livrea è una delle artiste più interessanti del panorama musicale italiano contemporaneo. Dopo l’ottimo riscontro di pubblico e critica ottenuto con il suo album d’esordio, “Il canto del villaggio“, la cantautrice torna con una reinterpretazione audace di “Mistiche Vibre“, brano iconico di Neffa. Ho avuto l’occasione di intervistarla per scoprire di più sul suo percorso e sulle vibrazioni che animano questa nuova avventura musicale.

Livrea

Intervista a Livrea

Ciao Livrea! Partiamo parlando un po’ di te, per i nostri lettori che magari ancora non ti conoscono bene.
Ciao a tutti e tutte, io sono Livrea, sono una cantautrice molto appassionata di arte, moda, cinema. Non guardo la televisione, amo i gatti ma nella vita ho avuto solo cani, preferisco viaggiare in furgone piuttosto che in barca, sono innamorata, mangio volentieri le verdure, odio le felpe.

Come ti sei avvicinata alla musica e come mai il nome Livrea?
Mio papà è sempre stato un grande appassionato di quella che io chiamo la musica da papà (Pink Floyd, Neil Young, Bob Dylan, Lucio Battisti), ho avuto la fortuna di poter iniziare a studiare musica da piccola con il supporto dei miei genitori. Nel corso degli anni ho incontrato Paola Mattiazzi, la mia insegnante, mi ha presa sotto la sua ala e mi ha aperto mondi incredibili, abbiamo fatto anche dei viaggi insieme (la mia prima volta a Londra è stata con lei, avevo 13 anni! Incredibile).

Ho scelto il nome Livrea perché mi piace pensare ad una metamorfosi continua e necessaria.

Nel 2023 hai pubblicato il tuo album di esordio “Il canto del villaggio”, che ha avuto successo sia per pubblico che per critica. Confesso di adorare particolarmente “Katábasis”, in cui il sound e il tuo timbro mi hanno davvero rapito. Cosa ha rappresentato per te quel debutto e quanto senti di essere cambiata da allora?
Che bello!

Il canto del villaggio è stato un disco importante, un percorso lungo e interessante per molti aspetti, ho imparato tante cose. Ho sempre pensato a quel lavoro come un punto di inizio, un primo racconto, e volevo che fosse perfetto e patinato. Ora ho capito che voglio esattamente il contrario, voglio gli spigoli e la grana come nelle fotografie analogiche.

Le tue canzoni sembrano esplorare la profondità dell’anima e dell’immaginario poetico. Da dove nasce questa esigenza e come trasformi queste visioni in musica?
Mi diverte molto analizzare i dettagli, soffermarmi sulle piccole cose, ascoltare i sibili. Vorrei provare a raccontare i particolari, almeno con la musica vorrei vivere la vita con calma e serenità. La musica è una terapia d’urto contro la fretta.

Veniamo al presente. Hai scelto di reinterpretare “Mistiche Vibre” di Neffa, un brano iconico. Cosa ti ha spinto a farlo e qual è stato il tuo approccio per rispettare l’originale pur rendendolo tuo?
Mistiche Vibre è un brano in cui mi rispecchio, adoro proprio certi dettagli legati al gusto personale. L’idea di riarrangiarlo è nata durante un viaggio in cui ho ascoltato il brano almeno tre volte, perché non ne avevo mai abbastanza, non volevo uscire dal mantra. Suonarlo con la band è stato utile perché mi ha permesso di entrarci in punta di piedi, capirlo e studiarlo per poi cucire una versione più coerente possibile a quello che sono io e a ciò che voglio trasmettere.

Leggi anche

Quali elementi del brano originale hai voluto mantenere intatti e su quali, invece, hai voluto sperimentare di più?
Ho voluto mantenere la tonalità, la melodia e parte del giro armonico. L’arrangiamento invece è stato completamente rivisitato, soprattutto nel finale. A differenza del brano originale che ha una tendenza ad essere circolare, la mia versione si sgretola con un’esplosione di colori e di suoni, nel mio immaginario doveva essere un estasi catartica e liberatoria.

Il viaggio in auto verso il conservatorio di Rovigo è stato il momento in cui hai avuto l’intuizione di riarrangiare il brano. Quanto spesso i luoghi e le esperienze quotidiane influenzano il tuo processo creativo?
I luoghi e le esperienze scolpiscono le nostre vite, le canzoni sono frutto di ciò che viviamo, direttamente o indirettamente. Alcuni aspetti de Il canto del villaggio, ad esempio, sono uno spaccato della vita che ruota intorno alla casa dei miei nonni che abitano nella campagna veneta. Trovo interessante la descrizione quasi documentaristica di ciò che mi accade, questo sarà anche un punto focale del mio prossimo disco.

C’è qualcosa che speri che chi ascolta “Mistiche Vibre” possa provare grazie alla tua interpretazione?
Mi piacerebbe che si lasciassero travolgere dalle energie che abbiamo messo in questo brano, che chiudessero gli occhi e lo ascoltassero dall’inizio alla fine provando ad astrarsi per tre minuti dalla frenesia che ci circonda.

È arrivato purtroppo il momento dei saluti. Ti ringrazio per il tuo tempo e ti lascio con un’ultima domanda. Guardando avanti, quale messaggio o sensazione vorresti che la tua musica lasciasse a chi l’ascolta?
La mia missione sta nel tentare di trasportare chi mi ascolta nel mio mondo, nella mia bolla rarefatta e piena di sfumature. Vorrei accogliere chi arriva come si fa con un ospite a cena, offrendo un calice di vino e chiacchierando fino a tarda notte, voglio che le persone si sentano a proprio agio e mettano in stop i pensieri disordinati e affollati, e che provino a distrarsi per un po’, lasciandosi cullare.

Se ti è piaciuta l’intervista a Livrea, ascolta il suo Mistiche Vibre” su Spotify QUI.

Scopri nuova musica con la nostra playlist su Spotify: “Nuove Scoperte – Atom Heart Magazine.

Lascia un commento