
Presentato in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e successivamente anche in concorso alla Berlinale 76, Il testamento di Ann Lee è uno dei film più singolari passati dal circuito festivaliero recente. Alla Berlinale abbiamo avuto modo di vederlo e di scoprire un’opera che trasforma un biopic storico in un’esperienza cinematografica fatta di musica, movimento e spiritualità.
Interpretato da Amanda Seyfried in una delle performance più radicali della sua carriera, il film ricostruisce la nascita di una piccola ma influente comunità cristiana del XVIII secolo, guidata da una donna convinta di essere la seconda incarnazione di Cristo.
Ma Il testamento di Ann Lee non è un biopic tradizionale: è un film che cerca di tradurre in cinema l’estasi, la fede e la dimensione quasi fisica della devozione religiosa.
Indice
La storia della fondatrice degli Shakers in Il testamento di Ann Lee
Ann Lee nasce a Manchester nel Settecento e diventa presto la figura centrale di un piccolo gruppo religioso destinato a diventare noto come Shakers, dal modo in cui i suoi membri pregavano: attraverso canti, movimenti e danze estatiche.
Nel film, Amanda Seyfried interpreta Lee con una dedizione totale, trasformando il personaggio in una figura allo stesso tempo mistica e profondamente umana. Accanto a lei troviamo Christopher Abbott nel ruolo del marito Abraham e Lewis Pullman nei panni del fratello William, due presenze importanti nella formazione della comunità.
Quando l’ostilità verso una guida religiosa femminile rende impossibile continuare in Inghilterra, Ann Lee e i suoi seguaci attraversano l’Atlantico per fondare una nuova comunità nello stato di New York.
È da quel momento che il film prende forma come racconto di una nascita: quella di un movimento religioso e di un’utopia sociale.
Il testamento di Ann Lee è un musical spirituale
La scelta più radicale di Fastvold è trasformare questa storia in una sorta di musical spirituale.
Le preghiere degli Shakers diventano coreografie, i canti religiosi si trasformano in momenti musicali e il corpo dei fedeli diventa il principale strumento di espressione della fede.
La colonna sonora di Daniel Blumberg e le coreografie di Celia Rowlson-Hall costruiscono una dimensione quasi trance in cui la comunità trova la propria identità.
Uno dei momenti più memorabili è la sequenza sul ponte della nave durante la traversata verso l’America: una scena in cui musica, movimento e montaggio si fondono in un momento di pura energia cinematografica.
Il film è girato in 70mm, una scelta visiva che amplifica il senso di esperienza immersiva e restituisce alla storia un respiro epico.
Una storia del passato che parla al presente
Pur ambientato nel XVIII secolo, Il testamento di Ann Lee dialoga continuamente con il presente.
La comunità degli Shakers promuoveva valori sorprendentemente moderni: uguaglianza di genere, vita comunitaria, pacifismo e creatività. Allo stesso tempo la loro scelta di vivere in celibato introduce una dimensione più complessa e controversa.
Il film suggerisce che questa posizione nasce anche dal trauma personale di Ann Lee: gravidanze difficili, perdite infantili e una relazione problematica con il proprio corpo.
Fastvold non cerca mai di spiegare tutto in modo didascalico. Piuttosto prova a farci entrare nella mente e nella sensibilità dei personaggi, lasciando che siano i gesti, i canti e i rituali a raccontare la loro fede.
Amanda Seyfried è il cuore de Il testamento di Ann Lee

Il cuore del film resta la performance di Amanda Seyfried.
L’attrice affronta il ruolo con una fisicità sorprendente: canta, danza, guida le cerimonie religiose e porta sullo schermo una figura carismatica ma anche fragile. È una performance che vive tanto nei momenti di estasi collettiva quanto nei silenzi più intimi.
Seyfried riesce a trasformare Ann Lee in qualcosa di più di una figura storica: una donna che prova a immaginare un mondo diverso.
Un film ipnotico e fuori dagli schemi
Il testamento di Ann Lee non è un film per tutti. Il racconto procede per sensazioni più che per eventi e a tratti può sembrare dispersivo.
Ma è proprio questa libertà formale a renderlo un oggetto cinematografico unico. Fastvold non cerca di realizzare un classico biopic storico: vuole farci sentire la fede dei suoi personaggi.
Il risultato è un film che vibra di musica, spiritualità e movimento, capace di trasformare una storia poco conosciuta in un’esperienza visiva e sensoriale.
Una visione singolare alla Berlinale 2026
Con una comunità che nel suo momento di massimo splendore arrivò a contare circa 4.000 membri, oggi ridotta a pochissime persone, la storia degli Shakers è quella di un’utopia che ha attraversato la storia americana.
Il film di Mona Fastvold cattura proprio quel momento: l’istante in cui una donna crede di poter cambiare il mondo e per un breve periodo riesce davvero a farlo.
Il testamento di Ann Lee è un film insolito, a tratti ipnotico, ma capace di lasciare un segno.
Guarda il trailer (clicca qui)
Rimani aggiornato sul cinema: clicca qui



