venerdì , 18 luglio 2014
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Duke Montana: “Quelli che pensano di essere padroni del rap perdono solo tempo, anche Raekwon dei Wu Tang Clan ha fatto un feat con Justin Bieber…”

Dai tempi di Power Mc’s a un disco prodotto dal figlio Luke. Passando per il periodo nel Truceklan. Tutto questo è Duke Montana, una delle colonne portanti della scena underground italiana. Andiamo a conoserlo meglio in questa intervista che ci ha concesso in occasione dell’uscita del suo ultimo album: Stay Gold.

A cura di Adriano Costantino

Partiamo subito dal nuovo album: Stay Gold. Perchè questo titolo? Citazione cinematografica (I ragazzi della 56ª strada, uno dei tanti capolavori di Francis Ford Coppola) o dietro c’è molto di più?

Stay Gold è appunto il titolo di una poesia presente nel film I ragazzi della 56a strada a cui mi sono molto ispirato. E’ una poesia che uno dei due protagonisti (due amici veri) legge all’altro, dove si racconta quanto sia importante essere sempre se stessi e seguire la propria strada, senza dimenticare le proprie origini. In più ho anche voluto rendere omaggio alla Golden Age dell’hip hop.

Tuo figlio, 17 anni, ti ha prodotto il disco. Scelta coraggiosa, magari, ma originale e rivelatasi azzeccata. Com’è nata l’idea? O meglio, come hai avuto l’intuizione? E, soprattutto, com’è lavorare a un album con il proprio figlio?

Penso sarebbe il sogno di qualsiasi padre poter fare musica con il proprio figlio, sono stato molto fortunato che Luke di sua spontanea volontà abbia scelto di fare il producer. Abbiamo lo studio in casa e quindi mi faceva ascoltare le basi e io ero felicissimo di aggiungere le rime. Lavorare con lui è stato una bellissima esperienza e sapevo che ogni consiglio che mi dava da produttore era sincero, perché ovviamente è mio figlio. Mentre registravamo il disco non abbiamo pensato a fare un disco solo per vendere, anche se poi le cose si sono evolute e siamo riusciti a trovare una etichetta indipendente ed una distribuzione major. Abbiamo fatto delle canzoni insieme con il cuore e questa è la cosa più importante. Noi siamo stati soddisfatti del prodotto finale e sta piacendo anche ai fan!

Collaborazioni importanti anche al microfono: Club Dogo, Emis Killa, Fabri Fibra e persino gli Onyx, oltre ai vari Ion, Er Gitano e via dicendo. Parlaci un po’ di come sono nate.

Con i Club Dogo era da tanti anni che volevamo fare un pezzo insieme. Con Emis Killa è nato tutto perchè ultimamente ero in contatto con la Blocco Recordz, ho deciso di fare un pezzo insieme a lui perché sarebbe stata di certo una cosa nuova. Per quanto riguarda Fibra ho sempre rispettato il suo stile, e avevamo già collaborato in 2 canzoni. Ho invece incontrato gli Onyx un po’ di anni fa, li ho portati in studio e gli sono piaciute tantissimo le basi di Luke (ne hanno addirittura scelto alcune per i loro progetti). Con Seppia, Ion, Saga, Gitano (rip) invece sono amico da moltissimo tempo.

“La mia città”, è un brano dedicato a Roma, la tua città natale. Quanto c’è di Roma in Duke Montana e, di conseguenza, nell’album?

Se ascolti bene l’album capirai che ci sono tante situazioni dove descrivo la realtà di Roma, ho scritto le canzoni a Roma quindi sono stato ispirato moltissimo dalla mia città. Nella traccia King of the  Underground parlo pure di certi luoghi dove ho iniziato a fare rap a inizio anni ’90, dove si radunavano i B-Boys a Roma. Posti come il Babilonia e la Vetrina.

Immagine anteprima YouTube

Oltre che a Roma, e quindi in Italia, hai vissuto anche a Los Angeles, Las Vegas e Londra. Per chi fa questo lavoro, quanto può rivelarsi importante entrare in contatto con altre culture e quanto poi tutto questo influisce in ciò che scrivi?

E’ importante entrare in contatto con altre persone perché si può imparare tanto da tutti e uno se vuole fare rap, scrivere canzoni, dovrebbe abbracciare tutte le culture. Viaggiare tanto aiuta l’ispirazione. Aver vissuto all’estero ha molto influito sulla mia musica, anche perchè parlando due lingue ho creato uno stile innovativo di fare rap, mischiando italiano e slang americano.

Artisti con i quali hai collaborato anche in quest’ultimo album hanno contribuito negli anni a sdoganare il rap in Italia. Credi sia stato un bene e che tutto ciò abbia facilitato la conoscenza di questo genere ai più giovani?

Esatto! E’ stato solo un bene perché hanno fatto conoscere questo genere che noi amiamo così tanto a più persone, e questo aiuta noi rapper più underground. Quando i giovani vanno a scavare a fondo e a ricercare i rapper più di nicchia possono trovare me e anche colleghi meno conosciuti.

Old school e new school, mainstream e underground. Sono argomenti alla base della maggiori dispute tra rapper: tu da che parte stai e che idea hai in merito?

Io sto dalla parte di quello che ha la libertà artistica di fare come vuole…  Ricordiamoci che Nas, Onyx, gruppi con testi crudi che spaccano, hanno fatto degli album da paura distribuiti da major proprio come me. Anche Raekwon dei Wu Tang Clan (io sono cresciuto con la loro musica cruda ) ha fatto un feat con Justin Bieber…. Quindi, se lui non ha fatto questa cosa contro voglia, e ha portato una novità nel gioco del rap, ben venga, chi sono io per giudicare? Quelli che fanno troppo i puristi e pensano di essere padroni di questo genere credo che si sbaglino e perdano solo tempo. I dischi continueranno ad uscire e la gente farà sempre come cavolo gli pare!

Adesso, invece, parlaci del tuo iPod: quale artista e quale brano non manca mai al suo interno?

Uso l’Iphone 4, quello è il mio iPod, con le cuffie di Dre Dre :D
Ogni giorno ascolto buona musica: Pete Rock & Cl Smooth, Nwa, Tribe Called Quest, Black Moon, Heltah Skeltah, Smif n Wessun, Coke Boys, Rick Ross, 50 Cent, Kool G Rap, Das Efx ,Epmd, Papoose. Poi ascolto anche Soul e Reggae.

Avendo inizialmente parlato de I ragazzi della 56ª strada, e dato che sul nostro portale abbiamo da poco iniziato a trattare anche di Cinema, non posso non chiederti – se c’è – come nasce la tua passione cinematografica e quali altri titoli hanno segnato la tua crescita sia professionale che personale. Qualche film o regista in particolare?

La mia passione cinematografica inizia da ragazzino, già a 9 anni mi ricordo che guardavo i film dell’orrore tipo Chain Saw Massacre, Jaws, Halloween. I film di Richard Pryor (per me è il numero 1) e anche Eddie Murphy mi hanno sempre fatto fare due risate.
Poi i film che parlano di strada come Colors, Boyz in the hood, Menace to Society. Se ti piacciono i film Hip Hop e sei appassionato di questa bellissima cultura devi assolutamente vedere Wild Style, Beat Street, Krush Groove… ti insegneranno tantissime cose. Questi film possono aiutare a ricordare i pionieri che hanno fatto i primi passi nell’Hip Hop e che hanno poi aperto le porte alla musica rap che conosciamo oggi.

Nella tua carriera hai fatto dischi, scritto libri (Roma Violenta, uscito nel 2011 ed edito da Castelvecchi: facciamo un po’ di pubblicità!) e recitato. Cos’altro hai in mente, nell’immediato futuro?

Nel futuro vorrei fare un disco rap tutto in inglese.

Come di consueto, nel salutarti e ringraziarti per l’intervista concessaci, lascio spazio ai tuoi contatti. Dacci pure tutti i link per rimanere in contatto con te e con la tua musica.

Grazie per lo spazio e un saluto a tutti i fan! Seguitemi sul mio Facebook ufficiale, fra poco annunceremo le date del Tour che partirà a Gennaio! Stay Gold!

About Adriano Costantino

Terrorista lessico. Nato all’età di zero anni. Sessantasette anni dopo che il primo Agnelli diveniva presidente della Juventus e quattordici anni prima che da iTunes fosse scaricato il 100.000.000 brano. Segue il calcio, ma ama il tennis. Mai il contrario. O forse una volta. Non tifa (grazie al cielo). Ascolta musica di qualunque genere e numero (cit). È inutile stare ad elencarvi ogni cosa, fatevene una ragione. Twitter @A_Costantino