Trick Or Treat: Zombie Night e il trionfo del nonsense
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    Trick Or Treat: Zombie Night e il trionfo del nonsense

    Un film horror è un must di ogni Halloween che si rispetti. I film horror, per definizione, dovrebbero far paura. Ecco, questo è proprio il caso di Zombie Night. Un film che fa spavento per quanto riesce a essere privo di ogni nesso logico. Il tema, dopo l’enorme successo avuto dalla serie tv The Walking Dead, è uno di quelli più in voga negli ultimi anni: gli zombie. A questo proposito, John Gulager (il regista di ‘sta roba) decide di fornirci una sua personalissima versione dei morti viventi.

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    Avvertenza. Avete un cervello? La domanda è seria, anche se può non sembrarlo. Vi spiego: se malauguratamente lo avete (di ‘sti tempi è meglio non averlo, diciamocelo), staccatelo. Estraetelo. Mettetelo sul comodino. Fate il diavolo che vi pare, me non usatelo per cercare di capire Zombie Night. Sarebbe totalmente inutile. Un totale dispendio dissennato di energie psico-fisiche. Lasciate stare, sentitammè (cit).

    La trama è semplice. Senza senso, ma semplice. Siamo negli Stati Uniti d’America. Ci sono due famiglie. Vicine di casa. E tanti morti viventi. Tanti. Tantissimi. Le due allegre famigliuole devono riuscire a sopravvivere fino all’alba. Voi direte: “Perché proprio fino all’alba?”. Risposta: Qualcuno – non si sa chi né perché – ha detto che gli attacchi degli zombie cesseranno proprio all’alba. Voi direte: “All’alba? Cazzo sono, vampiri?”. Risposta: Allora non avete letto le avvertenze: il cervello sul comodino. Grazie.

    Sembra un po’ The Purge, misto a The Walking Dead, misto a Cado Dalle Nubi. Nell’ordine: thriller a tempo, zombie, cazzata stratosferica. Battute a parte, è difficile dargli un genere vero e proprio. Alle volte sembra più una parodia di se stesso che un film serio. Il problema è che gli autori hanno davvero pensato di fare un horror, magari trash, ma comunque un horror. E i risultati sono questi. Quindi, dico: cambiare lavoro, no?

    Proviamo a descrivere qualche scena, però, che ne vale davvero la pena. Il regista, per iniziare alla grande, ne piazza una leggendaria proprio nei primi minuti del film. Tre dei protagonisti (padre, figlia e amica) sono in auto, bloccati nel traffico per via di un’incidente. Ricevono la telefonata da parte del ragazzo della figlia: bisogna andare subito da lui. Il padre, senza far domande, esclama con il tono deciso di chi sa che le sorti del mondo dipendo da lui: “Ok, prendiamo la scorciatoia!”. Parte sgommando, imbocca la scorciatoia e mette sotto un tizio. Figura di mer… ah no, scusate: applausi. L’incidente fa sì che entrambe le gambe del malcapitato-pedone-mezzo-morto-e-mezzo-vivo vengano segate di netto, manco fosse finito sotto una mietitrebbia. Il padre-pilota (che ne so, m’è venuta così), una volta sceso dall’auto trova solo gli arti inferiori depositati sull’asfalto e si guarda in giro cercando il resto del corpo. Che, puntualmente, spunta da sotto il veicolo e si attacca ai piedi dell’amica della figlia. Da qui in poi è pura antologia: lo zombie inizia letteralmente a svolazzare. E tu, che stai lì, che hai avuto la stupidissima idea di iniziare a vedere il film, ti chiedi: “PERCHÉ? PERCHÉ LO ZOMBIE VOLA? DA QUANDO?! CHI L’HA DECISO?!”. E non avrai mai risposta. In una scena successiva, per non farsi mancare nulla, appare un altro zombie che, prima di divorare la vittima, si mette a fare il tiro alla fune con del filo spinato. La domanda che tu povero spettatore continui a farti è sempre quella. Un grande, imponente, gigantesco PERCHÉ.

    Per la solita storia del “Darwin ha preso una cantonata epica”, in alcuna parti del film farete fatica a capire quali sono gli zombie e quali gli umani. Alcune decisioni di questi ultimi saranno totalmente nonsense, come ad esempio entrare nella stanza antipanico e decidere di lasciare la porta aperta. Come se effettuassi un’immersione subacquea a oltre 300 metri di profondità, ma decidessi di farla senza autorespiratore ad aria: “Ragazzi, ci ho pensato: secondo me è meglio l’apnea!”. Autodistruzione totale e ciao. E infatti almeno metà famiglia verrà simpaticamente divorata. E ciao.

    Cervello a parte, per certi versi è anche un film divertente. Ma per quanto riguarda zombie, morti viventi e affini, la pellicola più scarsa che può venirvi in mente è sicuramente meglio di Zombie Night. Un punto a favore, però, nel film c’è: Rachel Fox. Tutto il resto è fuffa.






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