The White Buffalo all’Alcatraz di Milano, recensione e foto
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    The White Buffalo all’Alcatraz di Milano, recensione e foto

    The White Buffalo

    Il tour europeo di The White Buffalo, progetto musicale dell’americano Jake Smith, ha fatto tappa all’Alcatraz di Milano per l’unica data italiana prevista. Siamo stati lì.

    The White Buffalo
    Foto di Antonio Triolo

    Lunedì 2 Maggio 2022
    Via Valtellina, Milano.

    Harley Davidson parcheggiate sui marciapiedi, camicie a quadri di ogni colore, t-shirt di Sons of Anarchy, barbe incolte e gilet di pelle. I White Buffalo sono in città.

    A scaldare il palco per l’arrivo del Bufalo Bianco è L.A. Edwards cantautore originario di Nashville, affiancato da una band interamente formata dai suoi fratelli. Il suono è caldo e inconfondibilmente californiano, leggero e giovane, una brezza fresca che introduce sapientemente il trio dei White Buffalo (Jake Smith voce e chitarra, Mark Lynott alla batteria e Christopher Hoffee al basso).

    “Problem Solution” apre le danze con un’energia che da tempo mancava al pubblico, la tanto attesa voce rauca scalda i cuori e fa vibrare le birre degli spettatori.

    Fuck, I’m alive. Let’s do it!”. Con queste parole Jake Smith, frontman dei The White Buffalo entra nel vivo del concerto, dedicando all’Alcatraz novanta minuti di emozioni e groppi in gola difficili da sciogliere.

    È un’alternanza tra pezzi nuovi tratti dall’ultimo album “On the Widow’s Walk” (che stanno presentando in Europa in questa primavera 2022) e pezzi storici come “One Lone Night”. Le strade polverose descritte da Jake Smith restano attaccate sulla pelle, le storie dei suoi personaggi sono quelle di persone che non hai mai conosciuto ma che hai dentro da sempre. Il Bufalo Bianco racconta la verità dell’emozione umana, creando un’atmosfera che ti riporta all’origine di quel sentimento e di te stesso. Attraverso le sue ballate crea una connessione difficile da sciogliere fra lui e chi lo ascolta.

    Magistrale la performance di Matt “motherfucker machine” Lynott, eccezionale batterista che non manca un colpo e ipnotizza il pubblico con le sue acrobazie, perdendo pezzi di bacchette e mai il cappello, perfino quando la chitarra di Smith gli esplode in mano per la troppa enfasi lasciando andare le corde.

    My fuckin’ guitar exploded!”, dice Jake Smith ridendo di gusto. Un cowboy d’oltreoceano, cantastorie di verità e storie lontane. Un vero “Drugo” Lebowski in carne e ossa, il Bufalo Bianco che, proprio come il personaggio dei fratelli Cohen, è schietto e senza peli sulla lingua. Dopotutto, “ho sempre amato il cowboy, sì, come concetto”.

    Non mancano ballate d’amore come “Love Song #1” e “I Got You”, che farebbero commuovere anche il più cinico fra gli esseri umani. E poi arriva forse il brano più atteso fra i motociclisti e gli amanti di Sons of Anarchy, “Come Join The Murder”.

    La voce di Smith è profonda e vibrante, entra nello stomaco come un amore mai dimenticato. Qualcuno alza le braccia al cielo, una coppia si bacia, qualcuno da le spalle al palcoscenico cercandosi in uno sconosciuto, qualcuno sorseggia la sua birra ghiacciata. Si allontana dal microfono e all’unisono si sentono voci commosse cantare:

    “Come join the murder
    Come fly with back
    We’ll give you freedom
    From the human trap
    ”.

    È pura magia.

    Il concerto si chiude con “The Pilot”, brano a sorpresa che racchiude tutta l’energia sprigionata in questi minuti, che sono un’unica grandissima emozione.

    Un ringraziamento a Bagana Music Agency per la professionalità e la cordialità.

    Guarda la photogallery del concerto di The White Buffalo a Milano:

    Foto di Antonio Triolo.

    La scaletta del concerto:
    Problem Solution
    One Lone Night
    The Drifter
    Rocky/Widow Walk
    Don’t You Want It
    Cursive
    Set My Body Free
    Oh Darlin’ What Have I Done
    Love Song #1
    Sycamore
    Stunt Driver
    Into the Sun
    No History
    Come Join the Murder
    Joe and Jolene
    The Whistler
    I Got You
    The Pilot

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