Sanremo 2022 – Le pagelle della terza serata
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    Sanremo 2022 – Le pagelle della terza serata

    Sanremo 2022

    Siamo arrivati alla terza serata del Festival Di Sanremo 2022. Volendo è un bel risultato, dai. Ah sì, le pagelle. Eccole.

    Sanremo 2022

    Giusy Ferreri: 4. Nettamente meglio della prima serata (grazie al cazzo, direte, quella volta cantò alle 6 di mattina), ma comunque è ancora Giusy Ferreri e questo non depone molto a suo favore.

    Highsnob feat. Hu: 7. Sembrano usciti da Cyberpunk 2077. A parte questo, funzionano benissimo. E funziona benissimo anche il pezzo.

    Fabrizio Moro: 5. Aridaje.

    Aka 7even: 2. La canzone si chiama “Perfetta così” e sicuramente non è riferito alla stessa perché, in tutta sincerità, fa cagare. E ci tengo a scusarmi con la cacca.

    Massimo Ranieri: 4. Yawn. Capiamoci, la canzone in sé è bella. Anche molto, volendo. Il problema è che l’esecuzione è da tortura cinese e ho ancora tutta la vita davanti per sottopormici proprio adesso.

    Dargen D’Amico: 7,5. Fottiamocene e balliamo.

    Irama: 3. Ma io perché mi ostino a non togliere l’audio quando entra lui?

    Rettore feat. Ditonellapiaga: 8,5. Dite quello che vi pare, ma spaccano. Si vede proprio che si divertono e riescono a far divertire chi le ascolta. La Rettore la conosciamo tutti benissimo, quindi la vera sorpresa – per chi non aveva avuto modo di conoscerla prima – è Ditonellapiaga, con un futuro luminosissimo di fronte. Ho detto che non erano da top 10, ma ho cambiato idea e le voglio sul podio finale.

    Michele Bravi: 6,5. Ecco, Bravi è uno che mi ha fatto un po’ ricredere sul suo conto. Si è presentato con un brano scritto davvero bene e lo esegue in maniera precisa (a parte un po’ di emozione che si è sentita anche ieri sera, ma ci sta, soprattutto per il pezzo). Bravo lui.

    Rkomi: 5,5. Poteva andare peggio, ma sicuramente doveva andare meglio. Non è uno dei suo pezzi migliori e non è un palco per lui. Doveva distinguersi dal resto e invece rischia di rimanere anonimo. Peccato.

    Mahmood feat. Blanco: 6. Probabilmente vinceranno loro. Il problema è il che pezzo non vale un decimo di ciò che ci si aspettava dai due insieme. Potevano far esplodere il palco, invece si sono presentati con i miniciccioli.

    Gianni Morandi: 6,5. Si diverte, ma con un pezzo che evidentemente – e comprensibilmente – non è nelle sue corde. Però sul palco si diverte come un bambino al parco con gli amici. Il podio, almeno morale – se il televoto farà i soliti danni a cui ci ha abituato – è il suo.

    Tananai: 0. Nell’antichità, prima della nascita delle istituzioni carcerarie (quindi parliamo del secondo medioevo) vi erano i supplizi, vere e proprio violenze corporali atte a far soffrire il condannato in qualunque modo possibile. Quando queste pene non venivavo esasperate fino alla morte, servivano per riconoscere il tipo di reato del quale l’individuo si era macchiato. Ecco, io non so di quale reato ci siamo macchiati tutti, ma mi sento di dire che Tananai non ce lo meritavamo proprio.

    Elisa: 9. Oggettivamente fuori classifica. È come prendere Maradona e Pelé e farli gareggiare con Ranocchia.

    La Rappresentate Di Lista: 8,5. Non era facile mantenere le aspettative dopo l’anno scorso, quindi non l’hanno fatto. Hanno fatto di meglio. Si sono presentati con qualcosa di totalmente diverso e confermando quanto di buono si era sempre detto, alzando addirittura l’asticella. Ciao ciao.

    Iva Zanicchi: 6. La voce non la scopriamo certo oggi. Però il pezzo non convince e non mi convincerà mai. In compenso, almeno metà dei cantanti in gara potrebbero – e dovrebbero – andare a lezione di dizione da lei.

    Achille Lauro feat. Harlem Gospel Choir: 3. Fermi tutti, oggi non possiamo dargli 7 per aver fatto incazzare qualcuno. È salito sul palco, ha cantato e basta. Che palle, Achille, però. Uno spogliarello? Due bestemmioni in faccia ad Amadeus? Niente niente? Dimmi che almeno stasera duetti a sorpresa con le Bestie di Satana e brindate col vino da messa o non ti parlo più. Che cazzo.

    Matteo Romano: 2. Devo capire se gli preferisco l’LSD o il crack. È una dura scelta. Vi aggiorno.

    Ana Mena: 1. Ana-mosene tutti affanculo che è mejo.

    Sangiovanni: 3. Dopo il primo ascolto ho pensato che ‘sta roba potesse migliorare. Del resto, peggiorarla era davvero esercizio complesso. Invece Sangiovanni ci stupisce. Il secondo ascolto è peggio del primo. Voglio morire ora.

    Emma: 2. Ogni volta è così, sempre poca roba.

    Yuman: 4,5. Yuman suona come qualcosa di già sentito. Il problema è che quando l’hai sentito non hai esclamato “che bello!”, ma “che palle!”.

    Le Vibrazioni: 6. Il ritmo c’è, e in un’edizione di Sanremo praticamente priva di quest’ultimo, dovrebbe essere tanta roba. Invece no. Non fanno quel salto in più. Sufficienti, però. Che non è male.

    Giovanni Truppi: 8. Originalissimo. Qualcosa a cui il pubblico sanremese – mediamente – non è abituato. Il pezzo è una poesia e lui la interpreta davvero bene.

    Noemi: 7,5. Arriva sul palco alle due di notte, all’incirca. E ci arriva come fossero le sei del pomeriggio. Esecuzione eccellente di un pezzo non particolarmente facile. Bene così.

    Amadeus: 3. 25 canzoni in gara, tutte insieme, in una sola serata. Che idea fantastica, Amadè! Poi, cos’altro? Ah sì, gli ospiti che prendono 82 minuti ciascuno, le pubblicità (fighissima quella della Canalis, di Sassari, che continua a parlarci della SUA Liguria), i collegamenti da Marte, bombe a mano e tric trac. Daje così, con cattiveria. Che entro sabato ci facciamo esplodere tutti e almeno smettiamo di soffrire.

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