Sanremo 2019 - Le pagelle della finale
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    Sanremo 2019 – Le pagelle della finale

    Ce l’abbiamo fatta. Siamo arrivati alla fine. È il momento delle ultime pagelle del Festival di Sanremo 2019. Dio ti prego segnati ‘sti voti (semicit).

    Daniele Silvestri e Rancore: 10. Migliori per distacco per testo, interpretazione ed esibizione. Sono stati un crescendo continuo. E partivano già dalle vette dell’Everest. Grandissimi. Prendono meritatamente premio della critica, il premio Lucio Dalla e il premio Sergio Bardotti.

    Anna Tatangelo: 4. Dai, no.

    Ghemon: 9. Non è il suo habitat, ma è stato costantemente a suo agio nell’essere fuori posto. Ha portato una poesia (scrive solo quelle, in pratica) e ha conquistato anche i più scettici. Daje Gianlù. E grazie di tutto.

    Negrita: 7. Il rock è vivo. I Negrita sono vivi. Pau ci dà ancora speranza. Stiamo tutti bene.

    Ultimo: 4-. Ultimo è tutto ciò che vorresti essere se non avessi nulla da dire. Fortunatamente nessuno vuole essere qualcuno con nulla da dire. Vince il premio Tim Music, che vale come il due di mazze con la briscola a coppe. Stecca. S’incazza. Dice che i giornalisti gli hanno rotto il cazzo tutta la settimana, ma si dimentica che anche lui con il suo brano è stato una discreta frattura di maroni. Umiltà, ragazzo. Non sei De André e piaci giusto a Salvini. Comprendi?

    Nek: 0. Di seguito, le cose che mi sono piaciute di più di Nek a Sanremo 2019: niente.

    Loredana Bertè: 8. Loredana è l’imperatrice del rock italiano. Poche storie, ragazzi. Si mangia il palco come poche. Spettacolo puro. Vincitrice morale con un pezzo debole. Lei può. Intitolatele l’Ariston.

    Francesco Renga: 0. Mannaia al cazzo, Ciccio. Armoniosamente, gradevolmente, pacatamente: mannaia al cazzo. Che poi non è solo un problema tuo, perché la sera prima ti metti pure a fare il Piero Angela della situazione al Dopofestival spiegandoci la teoria per la quale le voci maschili siano più armoniose e gradevoli rispetto a quelle femminili. Ma ti sei mai riascoltato, benedetto iddio? Regalare un tuo disco a qualcuno è come augurargli un’ipoacusia da rumore. Armonioso e gradevole un par de palle carpiate.

    Mahmood: 8. Ci sono i nuovi che suonano vecchio, e sono più vecchi dei vecchi (Ultimo, Irama, Il Volo e compagnia ragliante), e poi ci sono i nuovi che suonano fottutamente nuovi. Mahmood porta la bandiera dei secondi. Un sound unico. Lo riconosci. Si distingue in un mare di copie di copie di copie. Il primo posto è il suo. Il futuro anche. Muovete a tempo quei culi. Salvini tutto bene?

    Ex-Otago: 4. Peccato. Peccato davvero. Non sono così mosci, in genere.

    Il Volo: 2. Le litanie lauretane, a confronto, mettono un’allegria rara. Li preferivo quando gli mettevano la droga nei bicchieri. E invece ce li troviamo sul podio. È un mondo infame.

    Paola Turci: 10. Paola non si discute, si ama. Voce, eleganza e presenza. Non ce n’è per nessuno.

    The Zen Circus: 8. Si sono presentati al grande pubblico con un pezzo attualissimo. Si sono migliorati di serata in serata. Hanno lasciato il segno. Come hanno sempre fatto. Appino c’è e lotta insieme a noi.

    Patty Pravo con Briga: 2. Che agonia.

    Arisa: 6-. Sembra dentro una puntata di Fantastico. Peccato che è a Sanremo. E la voce ce l’avrebbe anche. In finale pare avesse la febbre, ma resta una voce clamorosa anche quando non prende (comprensibilmente) una nota.

    Irama: 0-. Nello specifico, il pezzo portato a Sanremo ha un tema importante, ma svolto come farebbe un bimbo alle elementari in un compitino sulle vacanze estive. Abbiamo già avuto “Mary” dei Gemelli DiVersi, tra l’altro, e non ci serve ‘sta roba qui. “Mary” ha funzionato perché Grido non ha avuto la presunzione di scrivere un pezzo simile sentendosi un poeta, ma usando il suo linguaggio. Semplice. Diretto. Arrivava per come era stato pensato. E quel brano rimane una pietra miliare nella discografia dei Gemelli DiVersi (non in quella italiana di tutti i tempi, sia chiaro). Ora. Se non vuoi essere una copia mal riuscita di “Mary”, devi essere un poeta. E Irama non lo è per niente. Siamo seri.

    Achille Lauro: 6 politico. Una canzone oggettivamente orribile (voto 2), ma ha sopportato polemiche e minchiate varie senza sfanculare tutto e tutti. Ha portato vagonate di trash e il duetto con Morgan è entrato nella storia delle comunità di recupero. Rossroi-rossroi-rossroi. Nei secoli. Però anche basta, a ‘na certa.

    Nino D’Angelo e Livio Cori: 4. Se ragliare fosse una religione, ‘sti due sarebbero degli dei.

    Federica Carta e Shade: 1. Aridatece Cristina D’Avena.

    Simone Cristicchi: 10. Simone Cristicchi va oltre tutto quello che Sanremo rappresenta. È poetico e teatrale. È qualcosa che non ti stancheresti mai di stare ad ascoltare. Il premio Sergio Endrigo non poteva che andare a lui. Vince anche il premio Giancarlo Bigazzi.

    Enrico Nigiotti: 8. Tanti alti e pochi bassi durante tutte le serate. A X-Factor era un tizio acerbo con la chitarra che suonava tanto come un wannabe Grignani. E non era una gran cosa. È migliorato moltissimo e adesso ha un’identità che sembra non voler più perdere.

    Boomdabash: 3. Sul serio, ragazzi: c’avete scassato.

    Einar: 2. Povero lui, poveri noi. Te le do io le parole nuove: ci ha fatto le palle à la julienne.

    Motta: 8.  Si è fatto conoscere anche da chi ancora non sapeva della sua esistenza e l’ha fatto con un testo meraviglioso.

    Eros Ramazzotti: 5. Basta, Eros. Basta.

    Luis Fonsi: 2. Siamo a febbraio. Tu vivi solo in estate, si sa. Sei fuori stagione. Vai via.

    Elisa: 6. Svolto il compitino è andata a casa. Bene così, altrimenti sai che palle.

    Claudio Baglioni: 4. Direttore artistico. Dittatore artistico. Chiamatelo come volete, ma il prossimo anno mettete un altro al suo posto. Uno qualunque. Andrà meglio.

    Claudio Bisio: 2-. Non si può fare ‘sta vita. Sta bene solo a Zelig.

    Virginia Raffaele: 3. Il momento più alto l’ha raggiunto con le imitazioni. Finalmente. Dopo 15 serate hanno capito che doveva far quelle. Peccato che poi sia il solito nulla condito di niente.

    Podio e vincitore

    Dopo l’annuncio del podio, succede di tutto. Piovono fischi e insulti da ogni lato. La Bertè finisce fuori dai primi tre per un solo posto, Cristicchi e Silvestri a metà classifica. Sul podio troviamo Il Volo, Ultimo e Mahmood. Quando tutto sembra perso, il colpo di reni dell’italoegiziano gli permette di aggiudicarsi il Festival e relegare Il Volo all’ultimo gradino. È una vittoria significativa. Forse c’è speranza. A maggio sarà un bell’Eurofestival. Salvini in preda alle convulsioni. Bacioni sparsi.

    È finita. Per quanto riguarda noi, ci ribeccheremo in tante altre occasioni. Nel frattempo, potete seguirmi (e insultarmi) su Twitter (@A_costantino), Facebook (Adriano Costantino), Instagram (@A_costantino), Germania Hispania Gallia et Britannia Grecia et Italia divisa est. Dio ti prego segnati ‘sti social (semicit).
    A prestissimo!

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