Sanremo 2018: le pagelle della quinta serata (la finale)
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    Sanremo 2018: le pagelle della quinta serata (la finale)

    Le pagelle della quinta serata del Festival di Sanremo 2018

    Claudio Baglioni: 4. Lo fanno cantare ancora meno, ma lui tenta in ogni modo di farlo sempre di più. Nella serata finale sbaglia poco, ma non azzecca molto (nemmeno il titolo del pezzo di Ultimo quando lo presenta in apertura). Male male.

    Michelle Hunziker: 5. Un pelo meglio di Baglioni, se non altro è più spigliata. Però poca roba.

    Pierfrancesco Favino: 6,5. È quello più in serata (da cinque serate). Cerca di riparare agli errori degli altri, ma non è Superman e non è neanche un conduttore. Quindi va bene così.

    Sabrina Impacciatore: 6. Ha fatto la comparsa per le serate precedenti, stavolta le hanno dato più spazio. Non si prende troppo sul serio e risolleva un po’ la situazione. È scoppiata totale e va benissimo così.

    Fiorello: 8. Mattatore pure per telefono.

    Laura Pausini: 7. La Pausini non si discute. Un album intero non ce la farei fisicamente ad ascoltarlo, ho altri gusti. Il fatto che ha una voce – e una passione per ciò che fa – che buona parte delle sue colleghe possono solo sognare, però, è oggettivamente indiscutibile. Grassie (cit).

    Fiorella Mannoia: 8,5. Più Fiorella Mannoia per tutti. Per un mondo migliore.

    Luca Barbarossa: 6. Il brano ha potenzialità, ma è andato scemando.

    Red Canzian: 4. La Hunziker lo presenta come il “rock scoppiettante” di Canzian. E niente, volevo dirvelo. Così vi regolate.

    The Kolors: 3. E anche loro ce li siamo levati dalle palle. Evvai! Da ora in poi, ‘sto pezzo non lo riascolterò MAI MAI MAI MAI.

    Elio e le storie tese: 11. Pure Mangoni sul palco. Spettacolo puro.

    Ron: 5. Un Festival in calare, il suo. Le premesse erano ottime, peccato. Prende il premio della critica e non credo ci siano molte obiezioni in proposito.

    Max Gazzè: 9. Ma quanto cazzo è bello ‘sto pezzo? Il premio Giancarlo Bigazzi è il minimo. Fuori dal podio per motivi a noi mortali sconosciuti (leggasi televoto demmerda)

    Annalisa: 7. È terza, ma – ormai arrivata sul podio – meritava forse qualcosa in più. Ha reso davvero valido un pezzo che inizialmente non esprimeva granché. Il merito è solo suo e della sua voce. E vestitela come si deve, una buona volta, bontà d’iddio.

    Renzo Rubino: 4. Che poi, no, parliamone un attimo. Aspettate. Non vi muovete. La canzone in sé non credo sia davvero così malaccio, è Rubino che te la fa odiare con tutto se stesso. Ci mette anima e corpo.

    Decibel: 9. Nel loro pezzo c’è tutto. Strepitosi. Il Duca ringrazia.

    Vanoni-Pacifico-Bungaro: 7. Alla voce artista, come sinonimo compare la Vanoni. C’è poco da dire: sublime. Vince il premio Sergio Endrigo non a caso.

    Giovanni Caccamo: 2. Ciao Caccamo, finalmente è finita. Adesso vai. E non voltarti.

    Lo Stato Sociale: 7,5. L’esperimento è riuscito (hanno testi di molto migliori, comunque). Paddy Jones illumina il nostro cammino. Vincono il premio sala stampa e finiscono secondi. Per chi ancora non li conosceva, la sorpresa migliore di questo Festival.

    Roby Facchinetti e Riccardo Fogli: 1,5. Come fate ad ascoltare ‘sta roba? E perché proprio sotto LSD?

    Diodato e Roy Paci: 8. Li ho apprezzati ogni sera di più. Uno dei tre pezzi migliori in gara, per quel che mi riguarda. La classifica dice altro, ma come diceva un mio amico fracese: sticazzi d’a classifica.

    Nina Zilli: 4. A me dispiace. Nina è Nina e le voglio tanto bene, ma ‘sta roba è inascoltabile ogni giorno di più.

    Noemi: 5,5. Già c’hai un brano che stendiamo un velo pietoso, hai pure la voce di Michele Bravi, che cazzo ti urli sul palco manco fossi al mercato del pesce?

    Ermal Meta e Fabrizio Moro: 6 politico. Vincono, come ci si aspettava all’inizio. Se dovessero rinunciare all’Eurofestival, credo che Baglioni sia pronto a subentrare.

    Mario Biondi: 4. Quest’anno Biondi toglie pure la voglia di vivere.

    Le Vibrazioni: 0. Sarcina ha stonato tutto ciò che c’era da stonare. Ma proprio tutto.

    Enzo Avitabile e Peppe Servillo: 6. La canzone non era da presentare a Sanremo, probabilmente. In altri contesti l’avremmo apprezzata sicuramente di più.

    Anche quest’anno – per quanto riguarda il Festival di Sanremo – ci salutiamo qui. Ma è solo un arrivedorci (cit), ci beccheremo in altre mille occasioni da qui a febbraio prossimo.

    Ad majora.

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