Recensione: The Avalanche Diaries – Hic Sunt Leones
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    Recensione: The Avalanche Diaries – Hic Sunt Leones

    Hic Sunt Leones.

    The Avalanche Diaries.

     

    Era qualche settimana fa quando andavo verso il Traffic, noto live club romano, per andare a sentire, la prima volta per me, questo gruppo.

    Tutti me ne avevano parlato bene, avevo sentito qualcosa di loro su YouTube, li avevo anche intervistati per voi di AHR, ed ero fiducioso riguardo al live.

    Beh, live allucinante e cd comprato.

    Penso di essere stato uno dei primi al banchetto ad averlo fatto, col sorridente Filippo Pacciarella a consegnarmi quello che da li a poco sarebbe diventato l’album più ascoltato di questo periodo sul mio I-Pod.

    Metalcore di ottima fattura per loro, ma che mostra le loro svariate influenze: dalla dubstep a strascichi di gruppi come gli Avenged Sevenfold e Dream Theater, ritornelli ben curati, una storia lineare e ben collegata lungo tutto l’album, condita da testi validi e profondi.

    E’ con una Westmalle da 9.5° davanti che mi accingo a presentarvi i brani di questo ottimo album, Hic Sunt Leones.

    Enough To Brake The Ice.

    Pezzo di apertura del disco, quasi due minuti di furia, un inno a ciò che l’ascoltatore sta per ascoltare. HERE COMES THE AVALANCHE.

    Overlap Each Other

    Fine di una storia andata male, si cerca di riunire i pezzi distrutti di una vita passata, si cerca di andare avanti.

    Un pezzo dal testo strappalacrime ma con una base strumentale che lascia un’apertura alla speranza.

    Un’ottima contrapposizione che fa di questa canzone una colonna portante dell’album.

    Gehenna

    Subita la perdita, il sofferente reagisce quasi stringendo un patto col diavolo, cambia, non è più lo stesso e vede il passato come semplici ricordi, memorie che svaniscono di fronte ai suoi occhi.

    Pezzo che segue la trama di Overlap Each Other; se prima si soffriva, ora si reagisce con violenza, quasi una voglia di riscatto…

    Last Girl ( I Swear! )

    She’s going to be DEAD, in your HEAD, she is DEAD.

    Sempre sulla stessa scia.

    L’uomo si convince che lei sia il male, soffre per la volta in cui l’ha conosciuta e allo stesso tempo la vorrebbe morta, seppur nella sua testa ancora c’è, ed è martellante…

    Bellissimo pezzo dallo strumentale vario e non tipicamente metalcore, assolo pauroso, di un’ottima tecnica e che lascia trasparire la sofferente angoscia di questo brano.

    Stupendo l’urlo di speranza finale nel quale si spera che la ragazza non possa più far male a nessuno.

    16 Days Of Light  

    Si apre con “I’m Forever Blowing Bubbles“, celebre inno della squadra inglese del West Ham, coro ai sogni che arrivano e se ne vanno come le bolle, ma che nonostante tutto continuano a riempire la nostra mente.

    Lui dimentica finalmente la sofferenza e la ragazza dei suoi sogni ed inizia a domandarsi riguardo al perchè della vita, al perchè di tutto ciò…

    Ottima descrizione del trip mentale del personaggio del disco, strumentale validissimo, vario e non scontato, perfetta la quarta traccia di questo album.

    “We are such amazed by the searching of a perfect life that we can’t recognize the sun shines in the sky!”

    Say It With T9

    Bellissima la base di synth di sottofondo al brano, di stampo dubstep ( come il remix a fine album ). Geniale l’idea di incentrare il brano sul ritorno della ragazza, implorante, sul rifiuto del personaggio e della sua rabbia ostentante sicurezza, il tutto condito da un breakdown fatto al tempo della suoneria sms di un Nokia qualsiasi…. incredibilmente geniale.

    Rebirth

    Traccia acustica del brano, perfetta dopo le 5 devastanti canzoni precedenti.

    Pace.

    La prima cosa che viene in mente leggendo questo testo è la parola “Pace”.

    Si perchè finalmente Lui è ritornato a vivere, ha trovato una ragazza al quale dare il suo amore, al quale dare tutto, si tratta di una vera e propria rinascita.

    Worthy To Me

    Il singolo estratto da questo album, uno dei pezzi più vecchi degli Avalanche.

    Lui ama lei in una maniera che va oltre la normalità, un carnale tendente al cannibalismo, un amore incondizionato e totale che lo porta a non vedere altro che lei nella sua vita.

    Pezzo incredibile che mostra la natura metalcore della band fino in fondo:

    Scream violento, breakdown secco, deciso, e ritornello memorizzabile e cantabile tranquillamente.

    Applausi per il pezzo più “famoso” dell’album.

    Simul Stabunt, Simul Cadent

    Traccia registrata insieme a Davide Passavanti, cantante dei Fear The Sirens, band Melodic Hardcore del panorama romano del genere.

    Canzone dedicata all’amicizia, alla potenza di essa e alla forza della musica, a come questa debba continuare a tenere unite le persone e in particolar modo la scena hardcore.

    Una traccia di ringraziamento verso tutta la passione che la gente dell’ambiente mette in ogni singolo brano registrato e suonato, e all’amicizia che li lega.

    “This is what we are, We won’t stop.”

    We Are

    Inno al non mollare, al non cedere mai davanti alle avversità.

    Strumentale vario, 3 parti per lui: La prima metalcore, la seconda parte, seppur breve, acustica e quasi “sognante”, per poi immergersi nella terza parte, mista tra assoli e ritornelli di stampo Sevenfoldiano.

     

    Chiudono l’album una cover di Genie In A Bottle di Christina Aguilera, valida anch’essa, sopra la media delle cover di brani pop che girano su YouTube di questi tempi, ed un remix dubstep di Say It With T9.

     

    L’album è ascoltabile online sulla pagina ufficiale degli Avalanche, su YouTube -> CLICCA QUI 

    Che dire, comprate ( o almeno ascoltate online ) questo album, ne vale realmente la pena.

    Gruppo che farà parlare di sè nei prossimi tempi e, perchè no, nei prossimi anni.

    Auguro a loro la migliore fortuna, forza cosi ragazzi!

    16 Days Of Light – The Avalanche Diaries

     

     

     

     

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