Pozzis, Samarcanda – Film (2021) – Trama e trailer
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    Pozzis, Samarcanda – Film (2021) – Trama e trailer

    Pozzis, Samarcanda

    Pozzis, Samarcanda – Un film di Stefano Giacomuzzi. Con Alfeo Carnelutti, Stefano Giacomuzzi. Ditribuito da Rodaggio Film. Un motociclista 74enne dal passato travagliato, un giovane regista, una Harley Davidson del 1939, un viaggio donchisciottesco verso il cuore dell’Asia e i propri sogni.

    Pozzis, Samarcanda

    Pozzis, Samarcanda – Film

    Storie che nascono per essere raccontate con occhi sognanti. Per viverne un pezzetto di riflesso, nel racconto stesso, per alimentare il fuoco che ognuno di noi si porta dentro, quello dei nostri desideri.

    Su questo folle e meraviglioso pianeta abbiamo senza dubbio un mucchio di problemi. Miliardi di vite che si inseguono e si scontrano tra loro, affannate e incasinate, strette tra realtà difficili, si vive e si sopravvive.

    E come diceva il saggio GuruNanai esistono persone e personaggi. E la storia che vi stiamo per raccontare è sicuramente fatta da personaggi, da super personaggi. Quelle persone speciali che esistono proprio qui, in questa piccola parte di universo, per ricordarci che la vita stessa è qualcosa di cosi inspiegabilmente spettacolare, che non basta viverla da osservatori, ma che bisogna invece afferrarla, guidarla, sfruttarne il flusso, surfarla onda dopo onda,  “per non scoprire in punto di morte, che non si è vissuto”.

    La trama

    Cocco e Stefano sono due amici improbabili legati da un unico obiettivo: arrivare a Samarcanda. Cocco ha 73 anni e un passato tormentato, è affetto dal morbo di Crohn ed è l’unico abitante di Pozzis, un paese abbandonato sulle montagne friulane. Da sempre sogna di partire verso est in sella alla sua Harley-Davidson del 1939. L’incontro con Stefano, regista di 22 anni, rende il sogno realtà. Nasce così un viaggio donchisciottesco: 8000 km, fin nel cuore dell’Asia. Cocco in sella ad una moto inadatta a un percorso così estremo. Stefano al seguito, su un furgone con una troupe cinematografica, per realizzare un film sull’impresa e la travagliata storia dell’amico. Cocco ha scontato otto anni in carcere per omicidio, ma non vuole parlarne e Stefano teme che questo comprometta la riuscita del film. Tra le difficoltà di un viaggio che sembra impossibile per un vecchio motociclista, i dubbi di un giovane regista per la prima volta davanti alla macchina da presa, ed imprevisti anche drammatici, i due temono di essersi cimentati in un progetto più grande di loro. Solo la loro amicizia permetterà ad entrambi di raggiungere la propria meta.

    Pozzis, Samarcanda – Il viaggio

    Pozzis, un borgo di montagna nascosto tra le montagne nel nord est. Samarcanda, città storica dell’Asia centrale, mitico crocevia di lingue e civiltà. In mezzo una distanza, non solo culturale: 8.022 km. Un numero con un significato relativo per chi come Stefano ha percorso il tragitto comodamente in furgone. Tutt’altra cosa è stare in sella a una moto rigida su strade dissestate. Esausto, nel deserto uzbeco, lungo i resti di ciò che è stata una strada, Cocco dice: «Fare 20 km qui è come farne 200 su una strada normale!». In queste parole c’è il senso dei chilometri che ha percorso, con i suoi 73 anni, gli 80 della sua moto e la malattia cronica di cui soffre. Il viaggio di andata di Stefano e Cocco è durato 37 giorni, toccando 9 stati. Attraverso i Balcani, per entrare in Turchia, fino poi al limite con il confine armeno. Da lì, proseguendo tra Mar Nero e Mar Caspio verso la Georgia, nella steppa, fino al Kazakhstan. Raggiunto l’Uzbekistan, hanno fiancheggiato il confine con il Turkmenistan per scendere fino a Samarcanda, con la Cina ormai vicina…

    La moto

    É un Harley-Davidson del 1939, un Flathead UH a valvole laterali. Non ha niente di originale. Solo il motore. Il resto l’ho fatto io: ho costruito il telaio e messo un cambio Triumph con la cinghia. É un 1200 cc, una moto rara. Il motore è come quello di una falciatrice: funziona sempre, ma devi conoscerla. Se la conosci è un gioiello, ma se non l’hai mai usata non fai nemmeno venti chilometri! Andare a Samarcanda con una moto così è da pazzi. É rigida! Le mani ti diventano due pezzi di legno per le vibrazioni. Se prendi una buca sbandi e lei va dove vuole. Essere in sella a una moto vecchia è come cavalcare un cavallo: devi parlargli. Io le parlo, ci diamo forza a vicenda.
    In due facciamo centocinquant’anni, ma quando sono in sella mi sento un ragazzino. Io e lei siamo
    una cosa sola. Senza di lei preferisco morire, non riesco.

    Alfeo “Cocco” Carnelutti

    Un’amicizia improbabile

    La prima volta che ho sentito parlare di Cocco ero in Inghilterra, dove frequentavo l’università. Dovevo rientrare in Italia per qualche settimana e volevo approfittarne per girare un breve documentario. Così chiamai un amico, profondo conoscitore del Friuli, che mi segnalò diverse storie. Mi colpì soprattutto quella dell’ultimo abitante di un borgo di montagna abbandonato. Il mio amico mi avvertì che Alfeo, detto “Cocco”, era finito in carcere diversi anni prima per una condanna per omicidio, e non era
    perciò certo che fosse già uscito. Tornato in Italia raggiunsi quel paesino isolato, nascosto sul fondo di una valle. Là incontrai un signore e gli chiesi di Alfeo. «Cocco, sono io» mi rispose secco in friulano. Mi invitò in casa sua a bere del tè caldo e mi raccontò la sua storia. Mi domandò se fossi un boy scout venuto a chiedergli il permesso di organizzare un raduno nella sua Repubblica libera di Pozzis, come stava scritto su un cartello all’ingresso del paese. Gli spiegai che volevo semplicemente fare un documentario su di lui. «Va bene, ma alcune cose te le racconto, altre no!» mise subito in chiaro. Qualche giorno dopo tornai a Pozzis con la mia macchina da presa per girare il cortometraggio che si sarebbe chiamato Re Cocco. L’iniziale diffidenza reciproca aveva lasciato il posto alla simpatia. Quella volta Cocco mi raccontò del sogno di partire verso oriente in moto. Quello che invece aveva promesso di non raccontarmi me lo volle poi dire, ma a camera spenta. Una volta rientrato in Inghilterra ripensai al nostro incontro: intuivo che lì c’era una storia da raccontare, una storia che sarebbe potuta diventare un film. Pochi anni dopo io e Cocco ci saremmo trovati insieme sulla piazza di Samarcanda. Gli chiesi quale fosse la morale del film che avevamo girato. Mi rispose con la sua solita schiettezza. «Io senza di te non sarei mai riuscito a venire fin qui. E tu senza di me non avresti mai fatto questo film. La morale è che un vecchio di 73 anni ha bisogno di un giovane di 22, e un giovane di 22 ha bisogno di un vecchio di 73».
    Stefano Giacomuzzi

    “POZZIS, SAMARCANDA” è stato presentato in anteprima italiana all’Ischia Film Festival 2021.

    Ha vinto il premio come Miglior Film all’Edera Film Festival di Treviso, dedicato alle opere di giovani autori. Si è inoltre aggiudicato il premio come Miglior Documentario agli International Motor Film Awards di Londra. È stato proiettato in concorso al Millennium Docs Against Gravity Festival (Varsavia), al Lisbon Motorcycle Film Festival, al Babel Film Festival di Cagliari, al Documentaria di Palermo. Ha inoltre aperto come evento speciale il programma del Festival SUNS Europe 2021 di Udine.

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