Nobraino o “Il trionfo della cazzimma”
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    Nobraino o “Il trionfo della cazzimma”

    Sicuramente, fra i passi dei vostri cammini, vi sarà capitato di inciampare in qualche individuo d’origine partenopea: se così fosse, altrettanto certamente avrete sentito proferire dalla sua bocca la parola cazzimma. L’Accademia della Crusca in merito al termine, la cui valenza facilmente si può intuire, suggerisce che esso stia a significare

    nobraino cazzimma

     

    la ‘furbizia opportunistica’, e colui che tiene la cazzimma è propriamente un individuo furbo, scaltro, sicuro di sé, è il dritto che sa cavarsela, anche se ciò comporta scavalcare gli altri.

    Chi ha avviato i piedi sabato 9 gennaio in Via Crocerossa 33 (ME), pur non conoscendo questo colorito dialettalismo e ciò che esso rappresenti, non ha potuto far a meno di notare che l’aria, man mano che il concerto si snodava, si saturava di immensa, spropositata, goliardica, spavalda cazzimma. Ovviamente, non una formazione appena arrivata poteva impersonare la manifestazione vivente della grande cazzima: i protagonisti dello spettacolo sono stati i Nobraino, giunti fin oltre lo Stretto per proporre L’ultimo dei Nobraino, tout court.

    nobraino krugerLa sala è così colma che l’unico angolo d’aria rimasto è in cima ad una scala: salendo gli scalini cementati non potevo di certo immaginare quale fortuna stessi per avere osservando, e ascoltando, da lissù. Entrando in scena sotto coni di luce, i cinque musici prendono posto, ognuno al suo strumento: Lorenzo Kruger (che strabiliante novità) stupisce ancora una volta per la stravaganza dei suoi abiti, a metà tra uno dei quattromila viticoltori del San Crispino e i Blues Brothers. La sua voce faberiana e baustellosa al contempo crea materia sonora tra le pareti del Retronouveau, mentre un basso onnipresente carezza con velluto i timpani.

    nobraino trombaLa tromba, a tratti arabesca e più volte in andirivieni di sordina, si scambia con la chitarra: la chitarra si scambia con elevati controcanti, e un’elettrica, al tempo opportuno, strappa brevemente le corde, con dita e denti, lanciandosi anche in maneggiamenti aerei roteanti.

    nobraino cordaMentre scorrono tributi a De Andrè e Johnny Cash, Kruger inizia il suo circo, facendo vedere a Miley Cirus chi è comanda: il volto dei Nobraino si aggrappa ad una corda, a mo’ di liana, per lanciarsi nella giungla del pubblico. Lasciatemi cantare, sostiene con tono in mezzo ai visi stupiti, ridenti a canone. Risale sul palco: tra megafoni e cornette, frastuono di feedback e bacchette percosse a tempo, si lanciano in intro blueseggianti di buon sapore. Alla fine di Michè, preso da chissà quale brivido dionisiaco, lascia cadere microfono e asta a terra, con prepotenza.

    nobraino rasaturaIl livello massimo di cazzimma si raggiunge quando invita un volontario a prendere posto accanto a lui, a cui raserà i capelli (per renderti pronto a tutte le battaglie, dice): dei messinesi, troppo scattri diremmo con fare buddaciazzu, nessuno si propone. Ma il martire non tarda a venire: Luigi di Reggio si aggrappa alla corda, sempre in stile Miley, e sale sul palco. Canta, forse per rabbia, insieme a Kruger, puparo di questa scena paradossale.

    Provo a chiedermi quale motivo vi sia dietro questa pagliacceria. Fuor di dubbio, esso risiede nel voler che se ne parli; e noi, artigiani dell’inchiostro, accontentiamo il capocomico della pantomima. La musica, così ben arrangiata e incisa, continua a snocciolarsi, tra picchi di rullate di tamburi e lievi arpeggiate d’acustica: essa però, sembra essere sottofondo alle marachelle del nostro jolly, più che protagonista della serata, come a buon diritto sarebbe dovuto essere. Lascia l’amaro in bocca, questo. Tuttavia, se si è decretato Nobrain(o) come appellativo della band, un motivo ci sarà.

    nobraino completi

    Foto di Gianmarco Vetrano






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