Il Testo del Giorno: A Million Little Pieces - Placebo - #4
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    Il Testo del Giorno: A Million Little Pieces – Placebo – #4

    A Million Little Pieces – Placebo

    A Million Little Pieces – Placebo

    Ciò ch’è grande nell’uomo è d’essere un ponte e non uno scopo: ciò che si può amare nell’uomo è il suo essere un ponte e non uno scopo: ciò che si può amare nell’uomo è il suo essere un passaggio e un tramonto.

    Friedrich Nietzsche

    E quando la fune cade nel vuoto e ci trascina giù, quando il nostro ponte va in pezzi, che si fa?
    Non voglio addentrarmi nell’interpretazione di uno dei brani più famosi della filosofia, nè sovrapporre il mio discorso da poco ad un cardine della letteratura mondiale. Ma partiamo dal nostro “essere ponte” per sperimentare, con i Placebo, il fallimento di quel che vorremmo essere.

    Qualche fatto: A Million Little Pieces è una traccia di Loud Like Love, l’album dei Placebo del 2013, forse il disco più bello di quest’anno. Il titolo è ripreso dall’omonimo romanzo di James Frey, che narra della degradazione psichica e fisica dovuta al consumo di alcool e droga. La canzone, oltre che un ovvio contraltare alla title-track, piena di gioia e speranza, è un naturale proseguo sia in musica che in testo della più fortunata Song to Say Goodbye: se prima un amico si distaccava da un compagno tossicodipendente, stavolta è quest’ultimo a parlare.

    But now I fear I’ve lost my spark
    No more glowing in the dark for
    My heart.

    So I’m leaving this worry town
    Please, no grieving,
    My love, understand.

    [E’ che sento di aver perso la scintilla, non brilla più al buio il mio cuore. E così sto lasciando questa città di preoccupazioni, ti prego, non stare in pena amore mio, cerca di capirmi.]

    Quant’è difficile mettere un timbro su una propria ambizione e dichiararla fallita? Cosa succede se su quel progetto abbiamo puntato tutto? In teoria niente, si ricomincia: in pratica molto, molte cicatrici, molti rimpianti e molta delusione. Forse non c’è niente di peggio che essere delusi da se stessi, e spesso per dimenticarsi i fallimenti è necessario “cambiare aria”, in senso metaforico o vero (il nostro testo non lo chiarisce).

    Sono forse i versi più forti del testo quelli in cui il protagonista capisce di aver “perso il suo spunto”, il suo “brillare nell’oscurità”. Ma anche questa è una naturale fase della vita: si fallisce, ci si deve rialzare. La dedica di oggi va a chi ha ricevuto un colpo basso e sta ancora cominciando a riprendersi. A chi, nonostante tutto, avendo fatto crollare un ponte sta comprando mattoni e ferro per rifarne uno migliore.

    Il testo di oggi è stato inserito nell’archivio testi di Atom Heart Magazine. Link
    L’immagine in evidenza ritrae Nik Wallenda, il “Re della fune”.

    There wasn’t much I used to need
    A smile would blow a summer breeze through
    My heart.

    Now my mistakes are haunting me,
    Like winter came and put a freeze on
    My heart.

    I’ve lost the power to understand
    What it takes to be a man with
    My heart.

    I saw you wanted this to end,
    You tried your best to be a friend to
    My heart.

    But I’m leaving this worry town
    Please, no grieving,
    My love, understand.

    Whenever I was feeling wrong
    I used to go and write a song from
    My heart.

    But now I fear I’ve lost my spark
    No more glowing in the dark for
    My heart.

    So I’m leaving this worry town
    Please, no grieving,
    My love, understand.

    Understand.

    Understand
    (Can’t you see I’m sick of fighting?)
    Understand
    (Can’t you tell I’ve lost my way?)
    Understand
    (Look at me there’s no denying.)
    Understand
    (I won’t last another day!)

    So I’m leaving this worry town
    Please no grieving,
    My love, understand.

    That I’m leaving this worry town
    Please no grieving,
    My love, understand.

    All my dreaming torn in kisses,
    All my dreaming torn in pieces,
    All my dreaming torn in pieces,
    All my dreaming torn in kisses
    Now.






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