close
Breaking news

Lo scorso 21 maggio, Ok Computer – il terzo album in studio dei Radiohead...read more TESTO SALMO – NON VOLEVO Parli parli, ma non sento niente Quando canti b...read more Call2Play are Inoki Ness, Mad Dopa and Fabio Musta. FALLO TU è il singolo che ...read more Gue Pequeno, Non ci sei tu, Testo Mi fa strano lo sguardo perso di Chi vuole co...read more Basata su una storia di Stephen King, la serie TV (10 episodi) segue le vicende...read more Siamo giunti alla serata finale. Proclamato il vincitore. Gabbani for president....read more Perdersi tra le pagine di un libro è uno dei piaceri più belli della vita, di...read more La quarta serata è quella della noia e dell’eliminazione di 4 big. Poi c’è...read more La serata delle cover ti catapulta nel film The Purge. Una notte in cui tutti gl...read more Finalmente toccava ai giovani. Finalmente. Oh. Ecco. Che palle. Carlo Conti: 5,...read more

Wrong Turn 4, quando la logica va a farsi benedire in favore della macelleria

Qualche giorno fa, su Sky On Demand, mi sono imbattuto in una roba sconcertante: Wrong Turn 4.

Fermiamoci un attimo. Facciamo una premessa d’obbligo: amo il genere horror e guardo volentieri gli splatter, se fatti bene.

Torniamo a Wrong Turn 4. Il “4” sta ad indicare che prima ci sono stati altri tre capitoli della saga horror che Sky, tra le info, definisce “fortunata”. Punti di vista: il primo andava bene (anche se era più un remake di Le colline hanno gli occhi che un film totalmente originale), il secondo così così, il terzo ho preferito dimenticarlo. Quest’ultimo capitolo, comunque, è un prequel il cui ingrato compito è quello di mostrare le origini dei tre fratelli cannibali che hanno dato il via alla saga.

La trama è di quelle già viste, riviste, sentite e risentite. Un gruppo di amici decide di trascorre le vacanze in uno chalet di montagna. Dopo essersi persi per la strada nel tentativo di raggiungerlo, vengono sorpresi da una tempesta di neve, così decidono di rifugiarsi in un edificio abbandonato. Fermiamoci nuovamente: nei primi sei /sette minuti di film, viene mostrata una sanguinosa rivolta, avvenuta una trentina d’anni prima, all’interno di un manicomio criminale. L’edificio (apparentemente) abbandonato, appunto.

A questo punto, vorrei raccontarvi meglio l’incipit del film e rendere onore al trionfo di logica che gli sceneggiatori hanno messo in atto. Per far questo, prima devo presentarvi i tre simpatici protagonisti.

A prima vista, sembrano usciti da un episodio a random de I Soliti Idioti. Nati da un rapporto incestuoso e privi di qualsivoglia capacità comunicativa si presentano come degli Skifidol riusciti male. Tre dita è il più piccolo: si è staccato il medio e l’anulare e (probabilmente) li ha mangiati. Guercio è il medio: si è strappato un occhio con una forchetta e (sicuramente) l’ha mangiato. Dente a sega è invece il più grande:  affila i suoi enormi denti sulle pareti di pietra. Da notare, nei famosi primi sei minuti film, come Dente a sega abbia una museruola che – nonostante non sia legato, né impossibilitato in altro modo ad utilizzare le mani – decide di togliersi solo dopo l’evasione. Sempre per quella storia della logica.

Al momento dell’evasione che da il via alla rivolta, Dente a sega salta al collo di una guardia, Guercio gli mangia un occhio e Tre dita gli stacca il naso con un solo morso (non chiedetemi come mai sia Tre dita a staccare il naso con un solo morso e non Dente a sega, perché non ne ho idea, e probabilmente nemmeno gli sceneggiatori). Dopo aver messo sottosopra l’intero sanatorio, i tre si dirigono nella stanza del direttore. Dopo averlo “catturato”,  il dottore viene legato con un filo spinato alla rotella della chiusura delle porte delle celle. Le porte si chiudono, di conseguenza le rotelle girano e gli arti del malcapitato vengono tirati all’inverosimile per poi staccarsi uno ad uno, lasciando cadere il dottore per terra privo di braccia e gambe. Alt. Esaminiamo: le rotelle girano e tirano gli arti dell’uomo. E fin qui, nulla di strano (cioè, sì.. avete capito). Ma facciamo un attimo attenzione: gli arti che vengono staccati, nell’ordine, sono il braccio destro, la gamba sinistra, la gamba destra e il braccio sinistro. Logica vorrebbe che dopo aver perso i primi tre arti, il dottore rimasse attaccato per il braccio sinistro come uno stoccafisso in pescheria. Invece no, non si sa come, il braccio sinistro continua a essere tirato fino a staccarsi, nonostante il corpo sia ormai privo di tutti gli arti ai lati opposti in grado di opporre resistenza.

Ma passiamo, invece, ad analizzare l’allegro gruppo di amici. Come in ogni horror, ci sono sempre il figo della compagnia, lo scemo di turno (in questo caso, il più fifone), la sfigata e la bella-ma-stupida-come-un-cavallo-a-vapore. Aggiungiamo anche due lesbiche per non farci mancare nulla. In più c’è Porter, il ragazzo di Kenia (la sfigata, ndr) che inizia il film già morto. Cioè, lui – non si capisce bene per quale motivo – parte alla volta dello chalet prima di tutti, prima che inizi il film addirittura. Salvo poi comparire in una scena, di spalle, morto e in una pozza di sangue,  all’interno del manicomio che, a quanto si capisce dalle reazioni dei ragazzi, si trova completamente dall’altra parte della montagna rispetto allo chalet dove il gruppo era destinato.

Carne strappata, tranciata, frantumata, masticata. No, tranquilli, non siamo in macelleria. Stavo solo cercando di sintetizzare Wrong Turn 4. Perché, dal momento in cui il gruppo di ragazzi entra all’interno dell’edificio, non accade altro. Un porno avrebbe addirittura più trama.

Durante il film, comprensibilmente, ti ritrovi a fare il tifo per i tre cannibali. Non tanto perché sono simpatici (per niente), ma più che altro perché il gruppetto di amici, sommati, non arrivano a fare un neurone che sia uno. Di conseguenza, per una questione puramente darwiniana di selezione naturale, gli auguri di morire male (cit). Nonostante ciò, più o meno verso metà film, riescono a partorire un’idea geniale per rinchiudere i tre fratelli nella cella dalla quale trent’anni prima erano riusciti ad evadere. Il momento di genialità dura poco, perché ci mettono pochissimo a mandare tutto quanto a zoccole ucraine. Di seguito, vi spiego come.

[Quello che sto per dire, è da considerarsi spoiler. Quindi, se siete intenzionati a vedere ‘sta roba, saltate questa parte e riprendete la lettura dal prossimo capoverso]. Dopo aver visto un loro amico legato ad un tavolo, mentre i cannibali lo incidevano vivo staccandogli pezzi di carne intingendoli in olio bollente aromatizzato con cipolla e patate per poi mangiare la prelibatezza (una ricetta che renderebbe fiero Gordon Ramsey!), i nostri eroi elaborano un piano per catturare i tre chef. Riescono nell’intento, ma indecisi se ucciderli o meno (la sfigata, in una botta di umanità cronica, si oppone quando il figo pare deciso a dar fuoco ai tre scherzi della natura), decidono di fare la guardia alla cella durante la notte. Ecco, appunto. Il ragazzo si addormenta, i tre escono, lo catturano, gli tagliano la lingua, gli mettono un sacco in testa e lo rispediscono dai suoi amici che – nonostante abbia caratteristiche fisiche totalmente opposte ai tre simpatici fratelli – lo scambiano per uno di loro e lo massacrano come un cappone alla vigilia di Natale.

Ora, vi racconterei anche altre scene insensate di cui il film è pieno, ma credo che per rendervi conto di ciò di cui sto parlando, dovreste vederlo con i vostri occhi (cosa che, comunque, non vi auguro). Mi limito invece a concludere evidenziando qualche altra illogicità che è possibile ricavare dalla storia.

Come detto, i tre sono evasi trent’anni prima da una cella. In pratica, hanno scassinato la serratura per mezzo di una spilletta per capelli rubata ad una dottoressa. Trent’anni dopo, quella stessa spilletta è nel water della cella dove il gruppo di amici riesce a rinchiuderli nuovamente verso metà film. La cella stessa, neanche a dirlo, è la medesima di trent’anni prima. Il calcolo delle probabilità, in questo caso, va a farsi benedire.

Nell’incipit, dopo l’evasione, il sanatorio viene letteralmente messo a ferro e fuoco. Cartelle cliniche che svolazzano per i corridoi, infermieri e dottori macellati un po’ dovunque con conseguenti schizzi di sangue che vanno a ridipingere pareti e pavimenti. Trent’anni dopo, lo stesso sanatorio è perfettamente in ordine. Letti puliti, cartelle cliniche e referti ordinatamente al loro posto e nessuna traccia di organi per i corridoi.

Quando sparisce il primo ragazzo, la ricerca dura dai tre ai quattro secondi. Poi scendono tutti giù a fare colazione. Appena si accorgono che anche le loro cose sono sparite (zaini, giacche, etc) nessuno si preoccupa più di tanto: sarà stato sicuramente uno scherzo del ragazzo sparito. Le matte risate, proprio.

La terza vittima è la bella-ma-stupida-come-un-cavallo-a-vapore. Viene sollevata da terra con del filo spinato attorcigliatole al collo. Il ragazzo, chiaramente, accorre in suo aiuto e tenta di liberarla. Come? Tirandola dai piedi. Verso il basso. In pratica, è lui a decapitarla. La scena termina con il tizio ricoperto di sangue in ogni dove, steso a terra in una pozza di sangue e la testa della ragazza di fronte a lui. Ci mette mezzora a rialzarsi e scappare, poiché dopo aver allagato l’intera area con il sangue della ragazza, non riesce a stare in piedi e scivola almeno tre o quattro volte sbattendo la faccia a terra. Un fenomeno, ne sia preso atto.

Quando i ragazzi tentano di scappare la prima volta, le motoslitte sono state accuratamente rese inutilizzabili e i cavi necessarie a farle ripartire nascosti. Alla fine del film, quando ormai tutti corrono senza senso e finiscono fuori dall’edificio, i cannibali riparano in due secondi netti le motoslitte e iniziano la caccia ai superstiti a bordo di esse.

Che dire. Se cercate un horror o uno splatter, guardate altro. Questo va bene al massimo per farsi due risate.

Immagine anteprima YouTube

Tag:, , , , , ,

No Comments
Story Page