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Una musica ci vuole: Dimartino

dimartino completiL’atmosfera è calda d’amicizia: sabato 16 Maggio il club messinese di Via Crocerossa 33 attende un musicista, un sostenitore, un amico, un membro a tutti gli effetti della famiglia Retronouveau. Non ci sia aspetta solo un’esplosione sonora, ma una carezza per il cuore, dolce come sanno esserlo solo quelle straripanti di affetto e di gravosa stima.

L’attesa si percepisce dai mille e mille occhi luccicanti nella sera ombrata. Le nuvole si diradano, e lasciano spazio ad un cielo puntellato di impercettibili diamanti. Scocca la mezzanotte: la piramide di musicisti che porta il nome di Dimartino incede con un sorriso d’apertura sul palco, ed è subito musica.

di martino angolatoViene proposto alle orecchie dei tantissimi che affollano la sala ai piedi del palco bruno un viaggio: sì, Un paese ci vuole non può essere considerato unicamente un lavoro in studio. Pian piano che la musica si snocciola viene fuori l’alta formulazione di concetto che sottosta a questo percorso, musicale ed umano. Non si può fare a meno di prestare orecchio alle parole di quei testi strabordanti di idee, di intimi pensieri, di confessioni a sorriso aperto. La miscela musicale, di virile sostentamento a quelle parole di sostanziale presenza, è intessuta dalla ritmicità continua delle pelli di Giusto Correnti, dalle scalate su bianchi e neri di Angelo Trabace, dal sospirato e scuro basso, dalla chitarra delicata e dalla voce chiara di Antonio Di Martino.

di martino belliLa storia che, attraverso le canzoni in forma di granelli di sabbia contenuti in una clessidra, viene narrata, parla di vicinanza e lontananza, di appartenenza, di riflessione su tutto ciò che ruota intorno all’idea di radice territoriale, sociale e culturale. Un paese ci vuole perché ti fa sentire vivo, perché ti ricorda chi sei e da dove vieni, perché ti fa immaginare dove vorresti arrivare. Ha il sapore di casa, di benessere, di tenerezza, sicurezza e protezione l’ultimo album dei Dimartino; non si può non intravedere però, tra la musica concentrata e ridondante, un velo di malinconia che coglie gli occhi di chi si immerge nei propri pensieri, interrogandosi sui ricordi, sulle aspettative che lo avvolgono in qualità di figlio di una terra che gli ha dato l’aria da respirare e il passo per andar lontano. Che si ritorni o meno fisicamente a quel paese tanto abbandonato quanto immensamente amato di una bruciante passione, poco importa: il paese vive nel più nascosto avamposto di cuore, nel più proprio angolo di calda solitudine.

dimartino basso

Ci sono mille storie, mille ricordi nel raccontare quel mare, quelle montagne che hanno colmato gli occhi di sfumature colorate di varia frequenza e la fronte di controversi pensieri, che brillano della collaborazione sincera di artisti del calibro di Cristina Donà e Francesco Bianconi. Nell’ascolto ci si finge in quelle narrazioni piane: la riflessione su di esse, alla fine della musica che ha toccato anche brani del passato, diversi per genere, messaggio ed impostazione dall’ultimo nato, rende quei paesaggi e quei casi descritti tridimensionali, mischiandoli con i propri ricordi, con la propria aria di casa, facendo smarrire i confini dell’individualità e creando una catarsi che fa pensare solo ad una cosa: per essere uomini, un paese ci vuole.

di martino finestra

Foto di Gianmarco Vetrano

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