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The Quarterback: il tributo a Cory Monteith

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Tranquillo, rispettoso, dolce e toccante. È quel che è stato l’episodio tributo a Cory Monteith (e Finn Hudson, il personaggio       che interpreta in Glee), l’attore canadese venuto a mancare lo scorso Luglio per overdose, e che, con quest’episodio andato in onda negli Stati Uniti Giovedì sera su Fox, fa lasciare la scena anche al suo personaggio.

Tante sono state le critiche, da parte del fandom e (soprattutto) non, riguardo alla scelta di rendere omaggio a Cory (e Finn) con un episodio tributo, ma molta di più è stata invece l’attesa da parte di quei fedelissimi gleeks che aspettavano solo di dare un ultimo saluto e piangere e cantare in un abbraccio grandissimo con l’intero cast.

Faccio parte di quei fedelissimi gleeks, e penso che ignorare la morte di questo attore nella serie tv non sarebbe stato sinonimo di rispetto, affatto. Non da parte di una serie tv che nasce rendendo tributo, poiché quanti sono stati gli episodi omaggio a tanti artisti passati e presenti della musica? Glee è nato dalla musica, dai sogni, dai desideri, dalle speranze, dagli insegnamenti, dai valori fondamentali della vita e da semplici ragazzi di un liceo americano che, con tutti questi ingredienti, son diventati non solo un Glee Club nella serie e nella vita, ma soprattutto una famiglia. Una famiglia che ha perso un membro importante e che per questo membro ha preso coraggio per ritornare sul set ed onorarlo. E l’omaggio di questa famiglia non può essere presa come una squallida operazione di marketing, perché un’operazione di marketing lo è una serie tv stessa, che cos’altro, altrimenti? Ma siamo seri, almeno noi che facciamo delle serie tv la nostra vita, quando pensiamo a queste come un’operazione per fare semplicemente soldi su soldi? Mai. L’inizio di una nuova serie tv si presenta a noi come un nuovo amico da conoscere e a cui affezionarsi. E Glee si è presentato a noi proprio così, quel lontano 19 maggio 2009, come un nuovo amico. Diverso da tutti gli altri poiché sempre attuale, quasi infantile, pronto a crescere e insegnare, fatto solo di teenager e delle loro emozioni. E cos’altro potevamo aspettarci da un amico del genere se non un episodio tributo per quella parte così a suo modo importante di lui venuta a mancare all’improvviso? Nessun’altra serie tv avrebbe dedicato un episodio a un membro della sua famiglia, è vero, non in questo modo, poiché nessun’altra serie tv ha dietro le spalle tanti altri episodi tributi. Non in questo modo. Non si deve fare lo sbaglio di confondere l’omaggiare la vita di una persona con l’omaggiare il motivo della sua morte e le azioni che lo hanno portato a questa, perché, appunto, si sbaglia. Gli sbagli vengono etichettati come grandi e piccoli, gravi e lievi, ma sono sbagli, e fanno parte della vita e ognuno di noi ha i propri. Alcuni, addirittura, scelgono di prendere sulle proprie spalle quelli di altri.

Questa famiglia, di cui tutti i gleeks si sentono parte, ha perso un po’ di sé ed io mi ritrovo solo a pensare alla vita di tutti i giorni e come dice Carole (Romy Rosemont), la madre di Finn, rivolta verso Burt (Mike O’Malley) all’inizio di quest’episodio: “Ho sempre pensato che quando io… Come fanno i genitori ad andare avanti quando perdono un figlio? Quando sentivo quelle notizie al telegiornale, lo spegnevo, perché era troppo orribile anche solo pensarlo, ma mi chiedevo sempre “come fanno a svegliarsi tutti i giorni?” Cioè… come… come fanno a respirare, tesoro? Ma poi ti svegli, e solo per un secondo, dimentichi tutto. E poi… oh, poi ricordi. Ed è come ricevere di nuovo quella telefonata… di nuovo, ogni volta. Non puoi smettere di svegliarti. Devi continuare ad essere una mamma, anche se non puoi avere più un figlio.

L’episodio si apre proprio con questa grande famiglia, fatta di nuovi e vecchi membri, sul palco del McKinley a cantare insieme Seasons of Love e, insieme, salutare ancora la figura di Finn. Ha inizio in questo modo un susseguirsi di omaggi: Will (Matthew Morrison) esprime infatti il desiderio che il gruppo, quella grande famiglia, rendi omaggio a Finn ciascuno con il proprio personale memorial. Mercedes (Amber Riley), non potendo più contenere il personale urlo di dolore ed esprimendo il fatto che pianga da ormai tre settimane di fila, canta I’ll Stand By You dei Pretenders. Sam (Chord Overstreet) e Artie (Kevin McHale) cantano Fire and Rain di James Taylor. Santana (Naya Rivera) decide di cantare If I Die Young di The Band Perry dopo un discorso fin troppo sarcastico, e difatti non riesce a contenere il dolore e scoppia a piangere a metà della canzone, correndo fuori dalla stanza.
Puck (Mark Salling), ubriaco, ha paura che senza la figura di Finn a mostrargli la giusta direzione e a ricordargli chi è veramente, diventerà proprio quello che in realtà non è, un poco di buono: poco dopo canterà No Surrender di Bruce Springsteen, rivolgendosi alla sedia che prima occupava proprio il suo migliore amico, ormai vuota.

Poi Rachel. Verso la fine della puntata finalmente compare Rachel (Lea Michele), che indossa la sua collana “Finn” e questo suo arrivo un po’ inaspettato nei riguardi della scena e tardivo nell’episodio sapete cosa mi ricorda? Proprio lo scorso Luglio, quando dopo la notizia della morte di Cory passarono dieci giorni prima che Lea tornasse da noi, su Twitter, con un: “Thank you all for helping me through this time with your enormous love & support. Cory will forever be in my heart.” e ancora “Spending the day surrounded by great friends.. Hope you all are having a good day.. Sending lots of love to you all..” e ancora una volta, nella serie tv come nella vita reale, il suo personaggio Rachel si rivolge al Glee Club dicendo loro: “Nessuno mi tratti in modo speciale, okay? Neanche io so cosa dire. Amavo Finn e… lui amava me, e voleva bene a tutti voi. So che è così.” dopodiché decide di cantare Make You Feel My Love di Bob Dylan e spezzarci il cuore ancora una volta. E piangere con lei, con Lea molto più che con Rachel, ancora una volta.
Questa ragazza è ed è stata una roccia. La sua forza non ha evidentemente limiti. Il suo amore per Cory neppure. Solo lei, forse, sa dove ha trovato tutto quel coraggio per rivivere una tragedia che difficilmente riesci a superare nella vita reale e, se ci riesci ti basta per sempre, una seconda volta. Io sento di volerla ringraziare non solo per esser stata capace di farmi amare fin dal primo episodio il personaggio di Rachel, non solo per avermi insegnato, tramite lei e non, davvero tanto. Non solo per essere la straordinaria persona che ogni giorno ci dimostra di essere esprimendo tutta la sua felicità e il suo orgoglio nel fare anche le più semplici azioni quotidiane, ma soprattutto per essere un esempio per tutti noi.

Quel che più ho amato di quest’episodio, oltre che Rachel ovviamente, è stata la reazione di Will, più di tutto. La scena in cui Burt, Carole e Kurt riordinano le cose di Finn nella sua stanza e tutte le parole della Coach Beiste.

E ora, come ha voluto farci sapere Finn:

“The show must go… all over the place… or something.”

 

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