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Si scrive “Kutso”, si legge….

I primi secoli della letteratura italiana in volgare sono stati caratterizzati dalla splendida poesia della Scuola Poetica Siciliana, dei rimatori siculo-toscani, dei guittoniani, di Cavalcanti, di Dante. Il resto, è storia. Ora, cari lettori, come saprete benissimo (ma ricordarlo, non guasta), ereditieri della tradizione provenzali, i nostri cari autori del due e trecento hanno scritto d’amore, di politica, di questioni cortigiane, d’amicizia. Insomma, un po’ di tutto. Ma non tutti hanno narrato allo stesso modo. C’era chi lo facava seguendo il canone, utilizzando uno stile aulico, festantemente pomposo, grave, tratteggiando i valori celestialmente, solennemente; ma c’era anche chi, ridendosela sotto i baffi, con altrettanta arte e sopraffinezza, utilizzando un linguaggio popolareggiante, giocoso, sbeffeggiante, si faceva, appunto, beffa delle madonne, dei notari, dei funzionari di corte, dei governanti, delle cortigiane, e chissà, persino di se stesso, magari.

Il lato saporito e fragoroso del poetare, tutto questo sbeffeggiare, tutto questo musicare parole ardite e acute degli antichi provenzali, tutto questo “ardimento” nell’usare la penna, io ce lo vedo, nella quasi certa decapitazione del mio capo da parte di taluni professoroni di letteratura italiana, nel Rock ironico e giullaresco dei Kutso. kutso decadendo Cantastorie del XXI secolo sono, il Bruce Dickinson bruno degli anni 2000 Matteo Gabbianelli (voce), Donatello Giorgi (chitarra), Luca Amendola (basso) e Simone Bravi (batteria). Un instancabile rocabolesco atleta, un trasformista da commedia dell’arte, sapiente pedalatore wah-wah, un canguro con un basso nel marsupio, un macinatore di bacchette di legno (e non mi riferisco a un koala). Questi, sono i Kutso. In occasione dell’uscita del loro primo full-lenghtDecadendo (su un materasso sporco)“, successivo all’ EP “Aiutatemi“. Tredici tracce, alcune delle quali già famose sulla rete, di puro rock, melodico e ironico. Da oggi in vendita nei negozi di dischi, e dall’1 aprile scaricabile direttamente da iTunes.
Per l’occasione, Atom Heart Magazine li ha intervistati per voi:

1) Un sound composito, originale, vario e sempre nuovo: quali sono gli ingredienti per questa ricetta musicale perfetta?
– Ci piacciono i colpi di scena, le musiche incalzanti e i ritmi vorticosi. Ci piacciono i colori, il sole, i sorrisi, ma siamo soliti piangerci addosso e vivere fino in fondo il nostro malessere esistenziale per risorgere ogni volta con maggiore irruenza.

2) La “nota notevole” del vostro rock è la forza dissacrante e fortemente ironica dei testi che producete: quante menti li partoriscono?
I testi sono opera del nostro cantante Matteo Gabbianelli, che trova sempre un buon motivo per lamentarsi e denunciare questa vita grama fatta di aspettative continuamente deluse.

524786_10151340946919767_219803619_n3) Dire che ai vostri live ci si diverte, è davvero poco: dove trovate quell’energia e simpatia che rendono spettacolari le vostre esibizioni?
– L’energia di cui parli è una reazione concitata alla disperazione latente che è propria della condizione umana. E’ un raptus di follia, scaturito dalla tensione accumulata a causa della frustrazione di non riuscire a capire cosa sia l’Universo.

4) Vedendovi e ascoltandovi suonare si percepisce il feeling sottile e solido che tiene unito il vostro prodotto musicale; è raro, oggigiorno, nella dimensione in cui tutti fanno gruppo, trovare una realtà come la vostra, in cui davvero si percepisce il legame che avete: ci illudiamo che sia veritiero, oppure no? se no, raccontateci un episodio che testimoni questa vostra unione.
– In realtà al di fuori dei concerti non ci caghiamo, ma più per questioni di tempo che per “mancanza di simpatia” reciproca. Fortunatamente il nostro gruppo sta crescendo in fama e questo fa sì che i nostri impegni di band aumentino, dandoci il pretesto per condividere sempre più tempo insieme, il ché ci permette di apprezzare le nostre reciproche personalità ogni giorno di più. Il successo ci farà diventare dei veri amici probabilmente.531598_10151397665309767_574716196_n

5) Quali sono i gruppi e le influenze su cui avete plasmato il vostro modo di esprimervi musicalmente?
Iggy Pop per quanto riguarda il “comportamento” sul palco, mentre dal punto di vista prettamente musicale le nostre influenze sono molteplici e non tutte “coscienti” probabilmente. Possiamo elencare tra i nostri ascolti sicuramente i Beatles, i Nirvana, Lucio Battisti, Giorgio Gaber, i Weezer, Charlotte Hatherley, Tori Amos, Rino Gaetano ecc. ecc.

6) Qual è la cosa più importante per ciascuno di voi mentre suonate?
– Per Matteo, cantare bene ed esprimere energia dialogando col pubblico.
– Per Luca, mantenere il groove nonstante i movimenti scomposti.
– Per Donatello, essere sicuro di aver scelto l’abbigliamento adeguato ad ogni serata.
– Per Simone, suonare più forte possibile nonostante la tendinite.

7) All’uscita del primo album, come immaginate il futuro dela vostra carriera musciale?
– Rocambolesco ed eroico. uno di noi morirà in circostanze misteriose.600455_10151432693014767_1264248178_n

8) Siccome nella maggior parte dei vostri brani tutto “fa cagà, bla bla”, “sorridete ma non vi va”, insomma, c’è qualcosa che vi piace?
– I Kutso

Insomma, come potete ben vedere da voi, l’ironia e la burla padroneggiano le loro parole, così come le loro canzoni, il modo di esprimersi, la musica. Ed è questa la cosa bella del mondo: che mentre esiste chi si illude di poter vivere la propria esistenza in modo normale, c’è chi ha la consapevolezza che, questo, non sia possibile, e che convenga molto di più affrontare le situazioni come si presentano, senza chissà quali marchingegni, con un sorriso beffardo sulle labbra, e un “kutso se ne fotte” in testa; per dirla in breve, essendo se stessi in maniera artistica e misurata, come ogni prodotto culturale della storia dell’uomo.

Consiglio vivamente l’ascolto. A tutti. Ai romani: se avete 5 euri pronti ad uscire dalle vostre tasche, stasera saranno in concerto a Roma, Circolo degli Artisti. Per il resto, auguriamo ai Kutso la fama e la gloria del mondo giullaresco, e non.

Ps esclusivo per i Kutso: dopo la cover de “La Canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De Andrè, perché non fare anche “Se Fossi Foco”, riarrangiata in pieno stile Kutso? Il buon vecchio Cecco Angiolieri ha molte, moltissime cose in comune con voi.

https://www.facebook.com/kutsoband?ref=ts&fref=ts

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