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Scontro tra Nerd: The imitation game vs La teoria del tutto

locandinaEsce nelle sale La teoria del tutto, e fresca fresca arriva la sua nomination a miglior film agli Academy Awards. James Marsh dirige su pellicola la storia di Steven Hawking, il signore dei buchi neri che ha giocato a biliardo con la teoria quantistica e quella della relatività, anche se i più lo conoscevano come il tizio sulla sedia a rotelle che parla attraverso un computer.Un film pulito, liscio, autoironico e commovente. Una regia molto buona in un correttissimo stile britannico, dialoghi brillanti in un gradevolissimo accento inglese (peccato che nel doppiaggio italiano questa sfumatura non si possa cogliere). Tratto dalla biografia scritta da Jane Wilde Hawking ( prima moglie dello scienziato ) racconta della relazione della dottoressa in letteratura medievale e il cosmologo più famoso ancora vivente. Nulla da ridire sulla mirabolante interpretazione di Eddie Redmayne, che ha saputo mettere in risalto ogni sfumatura probabile anche se costretto da smorfie di ogni tipo, dovendo interpretare la terribile malattia di Hawking.

imitaDa contraltare fa l’americano The imitation game, con Morten tyldum alla regia e protagonista Benedict Cumberbatch nel ruolo di Alan Turing, il matematico-crittologo che decifrò il codice Enigma dei crucchi facendo finire il secondo conflitto mondiale con almeno due anni di anticipo (così alcuni storiografi suppongono). Cumberbatch non è da meno in quanto a recitazione, la sua meravigliosa interpretazione gli vale infatti una nomination come migliore attore.

Di base due storie non molto diverse se consideriamo come canovaccio l’esperienza di due pazzi visionari intenti a rivoluzionare il mondo delle scienze, due nerdoni insomma consapevoli del loro valore e della loro intelligenza. Entrambi colpiti da un’atroce malattia : Hawking alle prese con la degenerazione del motoneurone che lo costringe all’ immobilità quasi assoluta, togliendogli financo la capacità di parlare; a Turing toccò invece una sindrome ben più grave: l’omosessualità da cui non riesce a guarire nonostante la castrazione chimica impostagli dal governo inglese, tant’è che si suicida non riuscendo a sopportare il fardello dei suoi ormoni impazziti. È davvero un peccato che non abbia resistito fino al 2013, magari la richiesta di scuse della regina lo avrebbe un po’ risollevato.

AP FILM REVIEW THE IMITATION GAME A ENTAltro è il discorso per le due crocerossine alle prese con questi due geni: Keira Knightley nei panni di Joan Clarke, donna in rivolta, fidanzata di copertura per Touring, tramite per le relazioni sociali del matematico; fa tutto questo con la medesima espressione, uguale a se stessa durante tutto il film tanto da poterla scambiare facilmente con un paralume presente in scena. Molto brava risulta Felicity Jones anche per una prova più importante da sostenere: la moglie di Hawking, la sua stampella, la sua infermiera, la madre dei suoi figli, divisa tra una vita immolata al grande genio e la felicità fedifraga con un pianista sempliciotto, anche lui preso a sprangate dall’universo.

Non si riesce però a preferire l’uno o l’altro, soprattutto per le tematiche differenti che nei corrispettivi film vengono trattati con molta efficacia e naturalezza. In The imitation game  il dilemma vero (motivo per cui non si è scelto di rappresentare gli ultimi anni di Turing) è il complesso del divino, e cioè un uomo che deve decidere quante vite salvare e quando: dopo anni di lavoro su “Christopher” (la macchina capace di risolvere il linguaggio in codice dei tedeschi) si rischia di mandare tutto in giuggiole qualora gli interventi degli americani risultassero troppo sistematici e precisi, di conseguenza si opta per una serie di scelte ponderate, un sistema atto a non far scoprire ai tedeschi l’avvenuta decifrazione del loro enigma. La teoria del tutto intende decifrare l’intero l’universo, tutte le leggi che lo determinano, comprese le norme che regolano le relazioni interpersonali: con una dolcezza estrema il tradimento di Jane Wilde si perde tra i mille gesti d’amore compiuti verso Hawking, l’assoluzione è tutta contenuta nell’espressività degli occhi del marito che nonostante le avversità riesce ad amare comunque la sua compagna. Amare con gli occhi è forse la cosa più ardua, molto più semplice è barricarsi dietro milioni di gesti e parole che risultino convincenti, non c’è una morale vera e propria ma quello che rimane è, in definitiva, l’esempio di Hawking che prima di distinguersi come grande pensatore lo ha fatto come grande uomo; ed è forse qui che “la teoria delle patate e quella dei piselli” si congiunge per diventare legge degli uomini, che durante tutta la loro vita si destreggiano tra grandi e piccoli problemi pur di cogliere un solo attimo della loro esistenza, del loro essere “uomini-tra-gli-uomini”.

Lasciamo quindi la decisione all’ Academy of Motion Picture Arts and Sciences, ma nell’attesa del 22 febbraio guardateli entrambi e fatevi un’opinione .

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