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Sanremo 2018: le pagelle della prima serata

Fiorello: 9. Fiorello è un maestro nel fare quello che ti aspetti da lui. Non delude mai. Dà la giusta carica al Festival e regala pezzi di bravura sparsi. Nella prima serata ha letteralmente salvato la situazione. Sarà durissima reggerne altre quattro senza di lui.

Gianni Morandi e Tommaso Paradiso: 5,5. Tutto ‘sto casino per far pubblicità al tour dei Thegiornalisti. Boh. Tra l’altro, il pezzo dei due non è di quelli indimenticabili, diciamocelo su.

Claudio Baglioni: 4. Non è un conduttore e si vede. Non è modesto e si vede. La storia del “dittatore artistico” ce le aveva fatte a fettine già prima di ieri. Prende la parola subito dopo Fiorello e fredda il pubblico che pare un discorso alla nazione di Mattarella con l’enfasi e il brio delle campane a morto. Se rutta, tra l’altro, c’è il serio rischio che gli parta la mascella. Insomma, ‘na catastrofe.

 

Michelle Hunziker: 6. Brava è brava, la conosciamo, ma poteva dare qualcosa in più ed evitare alcune forzature. Le continue dichiarazioni al marito in apertura di serata e il numeretto con Baglioni e Favino a quattro zampe sul palco fra tutti. Serve qualcosa in più, servono degli autori.

Pierfrancesco Favino: 6. Favino è un professionista e si vede. Fa ciò che deve fare e anche di più. Fatica molto, però. Complici anche i suoi due compagni di viaggio che non è che rendano le cose proprio facili. Non è nel suo ambiente, ma prova a starci comunque. Non gli si può chiedere di più e probabilmente andrebbe anche ringraziato.

Annalisa: 6. Pezzo senza infamia e senza lode. Non rimarrà nei nostri cuori e la discografia di Annalisa è piena di pezzi di gran lunga migliori. Però lei è brava e ce lo dimostra ancora una volta.

Ron: 7,5. Il pezzo è di Lucio Dalla. Ron è Ron. Dirige Vessicchio. Che volete di più dalla vita?

The Kolors: 4. Un disco dei The Kolors non lo ascolterei MAI MAI MAI. Signore, pietà.

Max Gazzè: 7,5. Gran pezzo. Grande artista. Poco altro da aggiungere.

Vanoni-Bungaro-Pacifico: 6,5. La Vanoni è un’artista vera, poche storie. Bungaro e Pacifico son due mica da ridere. Metteteli insieme e il risultato non è affatto male. Certo, non è la mia tazza di tè (cit) e finito il Festival non andrò su Spotify ad ascoltarmeli in loop, ma questa è un’altra storia.

Ermal Meta – Fabrizio Moro: 7. Son bravi, il pezzo è sanremese e la storia “i fan ci hanno tempestato di mail per scriverlo” arriva dritto ai cuori dei più sensibili. Probabilmente, alla fine, saranno secondi alle spalle di Gazzè. Poi c’è quella simpatica storia di un pezzo musicalmente del tutto simile già presentato nel 2016 e scartato, leggere alla voce “Silenzio” di Ambra Calvani e Gabriele de Pascali. Plagio? Non si sa. Il brano in questione era ancora ascoltabile sul sito della RAI, ma appena si è sparsa la voce sul web è stato fatto sparire dagli archivi. Ci sarà spazio e tempo per chiarire. Intanto, potremmo essere di fronte a una grandiosa figura di merda (o di Meta e Moro, o della RAI: staremo a vedere).

Mario Biondi: 4. Uno sfrangiamento di testicoli mica da niente. Il testo non sarebbe neanche male, ma dopo due secondi che ascolti il buon Mario tirarlo fuori a forza stai già con le lamette ai polsi e ciao tutto.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli: 4,5. I Pooh ci sotterreranno tutti.

Lo Stato Sociale: 5,5. Il pezzo non è dei migliori. L’indie in chiave sanremese non funziona mica tanto. Lo Stato Sociale è ben altra roba e chi li conosce da tempo lo sa. Hanno però risvegliato la serata e Paddy Jones che balla sul palco insieme a loro ha già vinto la vita. Sia messo agli atti.

Noemi: 5,5. Ha la voce di Michele Bravi. Questo la penalizza non poco.

Decibel: 8,5. Poco da dire: una spanna sopra tutti.

Elio e Le Storie Tese: 11. Gli Elii vivono, regnano, signoreggiano e soverchiano. C’è poco da fare. Ci mancheranno tantissimo. Sarà un durissimo Arrivedorci.

Giovanni Caccamo: 5. Non eccelle e il pezzo è pesantissimo.

Red Canzian: 5. Esibizione di mestiere, gli va dato atto. Ma coi Pooh anche basta, dai. I Pooh ci sotterreranno tutti (cit).

 

Luca Barbarossa: 6. Il testo è valido, il dialetto romanesco dà al pezzo la giusta atmosfera. Non sfonda, ma ti lascia qualcosa. Ed è già un buon traguardo.

Diodato e Roy Paci: 6. Non male la prima, ma possono e devono fare di più. Il pezzo sembra banale, ma non lo è.

Nina Zilli: 4,5. Il pezzo non è grandioso e lei è vestita tipo bambolina del carillon. Rinviata a giudizio.

Renzo Rubino: 5. Rubino è vecchia scuola nonostante l’anagrafe, forse in un’epoca che gli sta un po’ stretta. La differenza tra lui e tanti altri si sente, ma con ‘sto pezzo non si va da nessuna parte.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo: 5. Non so come definire ‘sta roba che hanno tirato fuori. Sarà che sono arrivati sul palco alle 8 di mattina ed eravamo già tutti esausti, ma le premesse erano bel altre. Sembra una mezza processione.

Le Vibrazioni: 3,5. Ogni canzone è sempre uguale alla precedente. Da una vita coverizzano loro stessi. Ne valesse almeno la pena. Dopo anni son tornati insieme per ‘stammerda? Sul serio? Non che m’aspettassi i Pink Floyd, ma almeno un po’ di dignità ragazzi miei.

Menzione d’onore a Laura Pausini: ha abbandonato il Titanic in tempo. Ci sarà sabato, quando la tragedia sarà già compiuta e lei non avrà partecipato a neanche un secondo di ‘sta roba.

Che noia, ragazzi, benedetto iddio.

 

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