close
Breaking news

Lo scorso 21 maggio, Ok Computer – il terzo album in studio dei Radiohead...read more TESTO SALMO – NON VOLEVO Parli parli, ma non sento niente Quando canti b...read more Call2Play are Inoki Ness, Mad Dopa and Fabio Musta. FALLO TU è il singolo che ...read more Gue Pequeno, Non ci sei tu, Testo Mi fa strano lo sguardo perso di Chi vuole co...read more Basata su una storia di Stephen King, la serie TV (10 episodi) segue le vicende...read more Siamo giunti alla serata finale. Proclamato il vincitore. Gabbani for president....read more Perdersi tra le pagine di un libro è uno dei piaceri più belli della vita, di...read more La quarta serata è quella della noia e dell’eliminazione di 4 big. Poi c’è...read more La serata delle cover ti catapulta nel film The Purge. Una notte in cui tutti gl...read more Finalmente toccava ai giovani. Finalmente. Oh. Ecco. Che palle. Carlo Conti: 5,...read more

Sanremo 2017, le pagelle della prima serata

Ci sono cose a cui non si sfugge. Tipo Sanremo. Ogni anno. E allora via con le pagelle della prima serata.

Carlo Conti: 6,5
Carlo Conti fa il suo, non va oltre, ma lo fa bene. Tenta di mettere a proprio agio la De Filippi, insegna (o almeno ci prova) a leggere a Raoul Bova e ha il sangue freddo di non prendere a manate il simpaticone di turno che fa la solita battuta sulla sua carnagione. Bene così.

Maria De Filippi: 5,5
Ci ha messo un po’ ad ambientarsi, e alla fine non sembra averlo fatto del tutto. Ha iniziato un pelo titubante, ha balbettato qualcosa su Trump e poi ha provato a essere la solita “macchina da guerra” televisiva che tutti ormai – per fortuna o purtroppo – conosciamo. L’esperimento di mixare C’è Posta Per Te con Sanremo è abbastanza riuscito (nel senso che ha fatto abbastanza pena come ci si aspettava). Certo, per alcuni cantanti vorremmo non si aprisse mai la busta e tornassero a casa prima di mettere piede sul palco, ma non si può avere tutto. E i “tocca a me, tocca a te” hanno distrutto le balle già dopo due minuti.

Raoul Bova: 5
Far rimpiangere Gabriel Garko è compito assai arduo, ma nelle battute iniziali il buon Raoul ci ha provato. Poi è venuto fuori meglio. Ha tentato di rompere il ghiaccio e ha iniziato a capire come si legge, anche se ancora non sa farlo alla perfezione (pare). Insomma, i margini di miglioramento sono ampi. Aiutatelo, però.

Tiziano Ferro: 6
A Ferro si può dire tutto, tranne che non sappia cantare. La voce c’è e sa usarla. L’omaggio a Tenco non ha impressionato, però, e i due suoi pezzi sono dimostrazione di chi ha talento ma andrebbe usato meglio.  Certo, in passato l’omaggio a Tenco è stato affidato a Mengoni, capite? Quindi sia lode a Ferro ora e sempre.

Giusy Ferreri – Fa talmente male: 5
Il pezzo è radiofonico, ma nulla più. L’esibizione non è stata di quelle da ricordare. In gara c’è di meglio (ma anche di peggio, va detto).

Fabrizio Moro – Portami via: 6
La differenza principale tra cantante e artista vero è che il secondo lo riconosci. Ha uno stile ben definito. Ti bastano le prime note e sai subito che è lui. Moro ancora non è artista. Se provi a chiudere gli occhi mentre lo ascolti, immagini Vasco Rossi (il primo Vasco Rossi). Il pezzo è comunque valido, ma che Moro sappia scrivere e cantare non lo scopriamo certo adesso.

Elodie – Tutta Colpa Mia: 5,5
Per la canzone sarebbe un 4 scarso (l’ha scritta insieme alla Marrone, del resto), ma sale sul palco con la voglia di spaccare il mondo e tira fuori una buona prestazione. Sai cantare, Elodie, però dopo 176 “amore amore amore” in fila che palle figlia mia.

Lodovica Comello – Il Cielo Non Mi basta: 5
La Comello è un personaggio convincente. Fin quando non canta. Poi vengono i limiti. È pur sempre “Violetta” e da lì non si scappa. Fatti bastare il cielo e non se ne parla più, dai.

Fiorella Mannoia – Che Sia Benedetta: 7,5
“Che Sia Benedetta” è un po’ quello che esclami appena le senti cantare dopo la Ferreri e la Comello. Fiorella Mannoia è una sicurezza. Non sbaglia, non eccede. Sia lode.

Alessio Bernabei – Nel Bel Mezzo Di Un Applauso: 1-
La gravità di esibirsi dopo la Mannoia non è nulla se confrontata alla gravità di presentarsi a una manifestazione canora con quella voce lì e quel pezzo lì. Le corde vocali le lascia in camerino, come se non bastasse. Non è stata un’esibizione, ma un attentato all’umanità. Pietà, Bernabei. Pietà.

Al Bano – Di Rose E Di Spine: 6 (più o meno)
Intendiamoci, Al Bano non lo ascolterei mai. È proprio un mio limite. Il pezzo portato quest’anno già non lo ricordo più. Però Al Bano ha entusiasmo. Ha 73 anni e qualche recente problema di salute, eppure sta lì a divertirsi. Dice di non conoscere molti dei colleghi in gara, ma che è un limite suo, mica di Bernabei. Ride e scherza con tutti. Può anche non cantare.

Samuel – Vedrai: 6
Vien da chiedersi perché lasciare i Subsonica se poi continui a cantare i Subsonica. Ma ok. Samuel, comunque, non sbaglia e la sufficienza la porta a casa con agio.

Ron – L’Ottava Meraviglia: 4
Ron, spiegami, perché? Sembra una roba scritta da Jovanotti sotto LSD (senza LSD sarebbe stato un pezzo da 2).

Clementino – Ragazzi Fuori: 5,5
E niente, Clementino a Sanremo porta solo pezzi scoglionati. Il brano risulta pesante e l’interpretazione non lo migliora. Chi lo conosce, sa che Clementino è molto più di questo.

Ermal Meta – Vietato Morire: 7
Ermal Meta è Edward mani di forbice. Detto questo, è un ottimo autore. L’argomento del pezzo è “pesante”, ma lui è riuscito ad affrontarlo nel giusto modo. Il premio della critica possiamo già assegnarlo.

Rocco Tanica: 7,5
Tanica è una costante. Fenomeno vero.

Paola Cortellesi e Antonio Albanese: 8 e 6,5
Ok, se non si fosse capito, erano lì per promuovere il loro film in uscita la cinema (cit). Ma la Cortellesi vince tutto. Epica. Albanese entusiasma di più al Dopofestival.

Ricky Martin: 2
I bei (?) tempi sono passati da un pezzo. Gli anni ’90 non torneranno. Gli “UEEEPPAAAA” hanno frantumato timpani e zebedei da mò. Sul palco sembra un mix tra l’ospite d’onore della sagra del toro allo spiedo e un dj di un villaggio turistico a Lloret de Mar. Goditi la pensione, Ricky. Che della tua mordidita il mondo non ne sentiva affatto il bisogno, credimi.

Ubaldo Pantani: 0
Bob Dylan non ti sfancula perché non sa manco che esisti.

Caterina Balivo: 0-
Si può far polemica fuori luogo in tanti modi. La Balivo sceglie il più deprecabile. Un tweet su Diletta Leotta: “Non puoi parlare della violazione della privacy con quel vestito e con la mano che cerca di allargare lo spacco della gonna”. Non vuol dire nulla. O peggio, è come dire “se l’è cercata” parlando di uno stupro. Occorrerebbe, poi, spiegarle la differenza che esiste tra scegliere di mostrare il proprio corpo e ritrovarselo in bella mostra in rete perché altri hanno deciso di rubarti delle foto private e diffonderle. Ma sarebbe tempo perso, suppongo.

Tag:, , , , , , ,

No Comments
Story Page