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Sanremo 2014 – Day #3: “Ti porto a cena con me”, “No, grazie: ho già mangiato”

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Anche la terza serata del Festival di Sanremo va in archivio. Dato tutto il tempo perso nelle prime due, in questa si era pensato bene di andare “a calci in culo”: tocca te, scendi. Adesso a te. Vai via. È il tuo turno. Ciao. E invece poi arriva Renzo Arbore  e per due ore e mezza è monopolio: racconti, aneddoti, barzellette e chi più ne ha più ne metta. Sullo sfondo, e senza disturbare, si svolge comunque una gara canora (o qualcosa di simile).

Partiamo dal salvabile, in ordine sparso: Renzo Rubino (bravo, brillante e con stile da vendere), Cristiano De André (fosse rimasto in gara con Ivisibili, non ci sarebbe stata storia e sarebbe stato il migliore per distacco),  Perturbazione, Francesco Sinigallia, Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots (sempre bravo Raphael, ma come tiene la scena Sir Bob? Idolo incontrastato).

Su Noemi preferisco non esprimermi. Anzi sì: testo indecente, melodia pietosa e si salvi chi può. Per quanto riguarda Antonella Ruggiero continuo ad essere dell’idea che di salvabile ci sia solo la voce, purtroppo. Arisa ha la canzone adatta a Sanremo, quindi vincerà lei, o comunque sarà seconda. Renga continuo a considerarlo a metà tra l’inascoltabile e l’inenarrabile: canzone brutta, gargarismi vocali che – dopo esserti fermato a chiederti “ma che diavolo ha detto?” – ti fanno sperare gli si fulmini il microfono tra le mani e un look che pare uscito dalla Banda della Magliana (a proposito: meno dopobarba, Ciccio, che si sentiva anche da casa). Fermatelo.

Ron pare aver invece deciso che il 2014 sarà l’anno del suo definitivo suicidio discografico. Giusy Ferreri ha inizialmente cantato decisamente meglio di martedì, ma poi ha pensato bene di steccare e allora mambo: già la canzone non è granché, già tu non sei granché, già ti vestono pure male, se ti metti pure a stuprare le note è finita (“Ti porto a cena con me”, “No, grazie: ho giàmmangiato”). Frankie Hi-NRG continua senza sbavature, ma da uno che ha scritto Quelli che benpensano, ci si aspettava molto di più di “Pedala, pedala, pedala”. Poi c’è Giuliano Palma, con una canzone scritta da Nina Zilli, che poi è uguale a un’altra sempre di Nina Zilli e Giuliano Palma (50mila), e quindi – mentre lui canta – io fumo un po’ e dopo gioco a PES (cit).

Menzione speciale per  Damien Rice: canta Cannonball e la splendida The Blower’s Daughter e incanta la platea. Avviso ai naviganti: il titolo originale di The Blower’s Daughter non è “LACANZONEDELMATRIMONIODIBELEN”: no, decisamente no. Grazie (anche a nome di Damien Rice).

Ah, tra i cantanti in gara mi stavo dimenticando di Francesco Sàrcina. L’unico cantante (?) al mondo che se ti incontra per strada ti rincorre per avere una foto insieme a te. Che poi tu magari non sai neanche chi sia, o meglio preferisci non saperlo. Per dirla alla Carmine Faraco: la domanda non è “chi è?”, ma “perché?!”. E mentre te lo chiedi, Sàrcina si è già fatto 150 selfie. Aiutatelo.

Capitolo giovani: Rocco Hunt e The Niro erano oggettivamente i migliori, e quindi è giusto che siano andati in finale. Poca roba in Vadim e quasi zero in Veronica De Simone.

La classifica provvisoria dei big non ve la riporto nemmeno: non sono pronto per parlare di un Renga al primo posto, perdonatemi. Stasera si renderà omaggio alla grande canzone italiana con Sarcina feat Scamarcio (roba forte, no? No),  Renga feat Checco dei Modà (aiuto) e Mengoni che devasterà nuovamente Tenco.  Un po’ come far rendere onore alla grande letteratura italiana da Fabio Volo e Federico Moccia. Insomma, seratona. Non vedo l’ora. Di perdermela.

Noi ci risentiamo domenica per le pagelle finali, il diario domani sarà nuovamente a cura di Alessandro. Cercate di sopravvivere (anche ad Alessandro).

Hasta luego.

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