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Sanremo 2013 – The Day After: le pagelle dei big

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Ce l’abbiamo fatta. Dopo cinque serate di Fazio e Littizzetto siamo ancora vivi. Ospiti evitabili (e non), sketch da lasciare allibiti, ma – tutto sommato – un più che accettabile livello musicale. Certo, arrivassero gli alieni oggi, guardando il podio, probabilmente opterebbero per non invaderci. Ma sterminarci direttamente.

Elio e le Storie Tese – La canzone mononota: voto 10. Premio della critica e premio per il miglior arrangiamento. Senza televoto, probabilmente, avrebbero fatto il triplete. Se non avete capito il testo, leggetelo. Se l’avete capito, condividete il pezzo in ogni dove. Se avete televotato Mengoni, autoquerelatevi per frode.

Daniele Silvestri – A bocca chiusa: voto 8. Gran testo e ottima interpretazione. Fuori dal podio per motivi a noi comuni mortali sconosciuti. Da premio della critica, ma c’erano gli Elii, quindi nulla. Peccato, però.

Max Gazzè – Sotto casa: voto 7,5. Ha un’espressione molto spesso “scazzata”, ma quando canta riesce comunque a coinvolgerti. Da rivedere, comunque, alcune scelte nel vestiario: la giacca della quarta serata, ad esempio, era da arresto.

Simone Cristicchi – La prima volta (che sono morto): voto 7+. A parte la prima serata, in cui era visibilmente teso, non ha più sbagliato nulla. Alle volte è cazzeggio, spesso è poesia. Un cantautore matto.

Marta Sui Tubi – Vorrei: voto 7. Sanremo non è il loro luogo più congeniale, ma non sfigurano affatto e raccolgono molti consensi. Hanno convinto anche i più scettici. Avrebbero potuto benissimo giocarsi la vittoria finale.

Malika Ayane – E se poi: voto 6,5. Buon testo, ma non convince del tutto. Lei è brava, ma spesso cerca di strafare non riuscendoci. Alle volte ti esalta, spesso finisce per stancarti. Sicuramente, una delle migliori di questa edizione.

Chiara – Il futuro che sarà: voto 6+. Come ho detto dopo la prima serata, ha una bella voce. Peccato per le canzoni che non le rendono giustizia. Aiutatela.

Almamegretta – Mamma non lo sa: voto 6. Fuori contesto anche loro, come i Marta Sui Tubi. E anche qui, vale il discorso che, alla fine, hanno convinto quasi tutti. Portare Clementino a Sanremo, durante la quarta serata, è stata una lucida follia (azzeccata, direi). Il loro brano in gara meritava, ma c’era comunque di meglio.

Raphael Gualazzi – Sai (ci basta un sogno): voto 6. Lo vedi e ti fa subito simpatia. Sembra che stia lì per caso. Un po’ jazz, un po’ pop, un po’ boh. Si fa apprezzare quanto basta, ma non va mai oltre.

Marco Mengoni – L’essenziale: voto 6-. Ci ho scherzato molto, facendo incazzare la sua fanbase su Twitter. La verità è che, ascoltandolo, non ti rimane nulla. Meno “vuoto” del solito, quello sì. Può anche piacere, per carità. Per quel che mi riguarda, però, a Mengoni continuo a preferire altre forme di masochismo. Poco sotto la sufficienza, potrebbe essere un giudizio abbastanza obiettivo.

Simona Molinari e Peter Cincotti – La felicità: voto 5,5. C’era chi si aspettava chissà cosa e chi, invece, li aveva già bocciati prima di ascoltarli. I due, hanno deciso di non scontentare nessuno e mantenersi a metà strada. Una canzone che non rimarrà impressa negli annali e un’interpretazione che non esporteremo nel mondo. Nel complesso, più o meno piacevoli.

Annalisa – Scintille: voto 5-. Esce dalla fabbrica di Maria De Filippi, il che non depone in alcun modo a suo favore. Meglio, ma solo un po’, di tanti altri che hanno fatto lo stesso percorso. Poca roba, in ogni caso.

Modà – Se si potesse non morire: voto 4. Il perché sono finiti sul podio, ancora si fatica a capirlo. Testi banali e arrangiamenti da pianola Bontempi. Se poi il cantante, a quasi 40 anni, continua a farsi chiamare Kekko, non si può pensare in alcun modo di vincere Sanremo. È escluso.

Maria Nazionale – È colpa mia: voto 3,5. L’ho soprannominata Nina D’Angela, ma forse è anche peggio. Un mix dei lati più oscuri della canzone napoletana (D’Angelo, D’Alessio e persino Merola). Roba forte.

Televotanti: voto 2. Pare che Silvio Berlusconi stia cercando di trasformare il voto del 24 e del 25 Febbraio in televoto. Se i risultati a Sanremo sono Mengoni vincitore e Modà sul podio, per lui alle elezioni sarebbe vittoria schiacciante.

Pubblico in sala: voto 1. Crozza fischiato e contestato, Bisio applaudito. “Niente politica a Sanremo” urlato al primo, “Bravo” al secondo. C’è da dire che, in effetti, Bisio ha rispettato perfettamente la par condicio: le palle, ad esempio, le ha distrutte entrambe.

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