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Sanremo 2013 – Day #3: Cristicchi è morto un’altra volta

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Terza serata del Festival e, di conseguenza, terza pagina di questo diario che stiamo scrivendo a quattro mani, io e il buon Alessandro: una serata lui, una io. Essendo un diario di Sanremo, non poteva essere che fatto “alla cazzo di cane” (Renè Ferretti uno di noi).

Si sono esibiti tutti i big. Uno dietro l’altro, senza sosta. Anche Mengoni. Con tanto di occhio tremolante e vestito come peggio (forse) non si può. Dopo di lui, gli Elio e le Storie Tese con La canzone mononota, che ormai è stata decretata vincitrice dell’edizione a furor di popolo. Elio regna.

Ineguagliabili i soliti Gazzè, Silvestri e Cristicchi (che ho sempre stimato particolarmente). Ma non vi erano dubbi. Degna di nota Chiara e brava (bravissima?) Malika Ayane, un po’ (molto) meno chi la veste e trucca. È evidente che, chiunque sia, le vuole male, ma male sul serio. Ottimi i Marta Sui Tubi e gli Almamegretta: Raiz fenomeno vero. Non male neanche Gualazzi, ma essendo a fine serata ho rischiato di addormentarmi.

Nulla da salvare, come sempre, in Annalisa. La canzone, se fosse possibile, è ancora peggio del look. O forse è il contrario. Devo ancora decidermi su questa fondamentale questione. Simona Molinari e Peter Cincotti, se non li avessero mai invitati, nessuno ne avrebbe sentito la mancanza: giuro. A Maria Nazionale, come direbbe il Maestro Franco Battiato, “preferisco l’uva passa che mi dà più calorie”. Ai Modà, invece, preferisco addirittura un calcio sugli zebedei. Mi chiedo – e vi chiedo – perché Crozza è stato fischiato e ai Modà non è stato urlato neanche un timido (ma roboante) “cheppalle”? Dove sono i contestatori quando servono?

Capitolo ospiti internazionali? Antony And The Johnsons uber alles. Senza se e senza ma. Non c’è altro da dire.

Per quanto riguarda i giovani, passerei volentieri. Quelli di ieri sera erano talmente vecchi dentro che li hanno televotati con il telefono a gettoni. In finale, sono andati Antonio Maggio e Ilaria Porceddu. Si giocheranno la vittoria con i Blastema e Renzo Rubino. Roba forte, come no. L’unico che meritava, a mio modesto parere, era Il Cile. Ed è stato fatto fuori alla prima occasione. Vamos (cit).

A risvegliare la serata, ci ha pensato Al Bano. Yeown, zzzzz. Duetti emozionanti (ma anche no) quelli con la Chiatti e con la Littizzetto. Il palco dell’Ariston si è trasformato in un mercato rionale e Romina Power, impotente spettatrice da casa, pare abbia tentato più volte il suicidio tra corde al collo e canna del gas. Felicità.

Sulla classifica del televoto, non mi esprimo. O la gente televota sotto acidi, oppure la classifica se l’è inventata un tizio ubriaco fuori dall’Ariston (Mengoni primo?!). Non ci sono molte altre ipotesi. Fonti certe (cit) affermano che Cristicchi, dopo averla vista, abbia deciso di cambiare il titolo della sua canzone in vista della finale: “La terza volta che sono morto” (la seconda è stata quando gli hanno presentato Carla Bruni).

Per quanto mi riguarda, il podio è Elio – Cristicchi – Gazzè.

A domani, se ce la fate.

P.S. se ve lo state chiedendo, la foto di Mengoni è stata scelta con cura. Usatela come desktop (massì, facciamoci del male).

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