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Sanremo 2013 – Day #1: verrà la morte e pomperà la discografia di Maria Nazionale

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Il Festival della qualità, o almeno così si diceva dovesse essere. Bene, dopo la prima serata, possiamo anche dimenticarci di tutto ciò. Ha trionfato il trash, come sempre in quel di Sanremo. Fabio Fazio e Luciana Littizzetto farebbero rimpiangere persino un Festival condotto da Caressa e Bergomi. Le esibizioni dei cantanti – escludendo Silvestri, Gualazzi e Marta Sui Tubi – non sono state, per utilizzare un eufemismo, entusiasmanti.

Fuori posto Maurizio Crozza, seppur brillante come al solito. C’è da dire che il pubblico non era dei migliori: freddo come la Siberia a gennaio. Il comico, dal canto suo, ha riproposto tutte le imitazioni più riuscite (geniale, come al solito, quella di Ingroia) e pare che Fazio, dietro le quinte, abbia tentato l’insano gesto con una corda da alpinismo intorno al collo. L’unica pecca? Le battute. Molte già note, almeno per chi lo segue con un minimo di costanza.

È stato addirittura contestato: “Pirla“, “Vai a casa“, “Niente politca a Sanremo“. Il pubblico dell’Ariston è sempre molto caloroso, mai banale e molto elegante e arguto. Come no: e magari Fabio Fazio è il nuovo David Letterman.

Dal punto di vista delle esibizioni canore, come già detto all’inizio, non è stata una serata da ricordare con particolare commozione. Ottime quelle di Silvestri, Gualazzi e dei Marta Sui Tubi. Da dimenticare, come spesso capita, quella di Mengoni.

Menzione a parte per Chiara. Ho sempre sostenuto che sia brava, e continuerò a farlo. Purtroppo, però, canta pezzi che non le competono. Non perché complicati, ma perché non appartenenti al suo stile. Ha una bella voce, probabilmente una delle migliori in Italia, ma non viene quasi mai valorizzata del tutto. Discorso confermato anche a Sanremo: su due pezzi, non se ne salva uno. Mi dispiace sul serio per lei: talento buttato via.

Il punto più basso l’ha toccato senza dubbio Maria Nazionale: I-N-A-S-C-O-L-T-A-B-I-L-E. Ripeto: I-N-A-S-C-O-L-T-A-B-I-L-E. L’incipit della prima canzone, è degno di nota: “Quando non parlo, mi sto zitta”. Parole forti e ricolme di un significato intrinseco e ricercato (ma non trovato). Come ho scritto su Twitter: verrà la morte e pomperà la discografia di Maria Nazionale.

Ahimè, sul palco è salito anche Toto Cutugno. È stato uno dei momenti più imbarazzanti della storia dell’Ariston. Il pubblico, invece, è parso apprezzarlo: il ridicolo, a Sanremo, è regolarmente atteso con particolare predilezione. Con Cutugno, c’è stato proprio da divertirsi: più o meno come quando qualcuno imperversa sui tuoi maroni con una mazza chiodata. Al malcapitato Ogbonna: “Ce n’è uno come te, al Milan. È Balotelli”. E giù di risate, come fosse Zelig. Arriva anche l’Armata Rossa: “La la la la la la“. E tutti a pogare, come dannati. “Modugno mi ha telefonato per dirmi che sarei stato il suo proseguimento“. E nessuno a ridere, stavolta, purtroppo.

A domani, se ce la fate.

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