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Royal Rhymes: “L’Italiano medio è un bel mix di difetti. Noi lontani da quello che ci propinano in tv”!

A cura di Adriano Costantino.

I Royal Rhymes sono un duo hip hop di Torino, il loro debutto discografico è stato appena segnato dall’album che prende il loro stesso nome (QUI maggiori info) e, già da quelle 13 tracce, il loro punto di vista sull’Italia in generale era abbastanza chiaro. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere che vi propongo qui di seguito.

Com’è nata la vostra passione per il rap e come vi siete conosciuti?

La passione per il rap è nata per caso, all’incirca nel periodo in cui uscì 8 Mile nelle sale cinematografiche. Grazie a quel film scoprimmo non solo Eminem, che già conoscevamo, ma big quali Tupac, Biggie, i Mobb Deep, il Wu Tang Clan, Nas e molti altri. Ci piaceva che fosse un genere musicale diretto, senza filtri, e che parlasse di una realtà più buia e di strada. Noi ci siamo conosciuti per caso, grazie a degli amici in comune appassionati di freestyle. Poi incominciammo a frequentare le varie serate rap e hip-hop insieme fino a che decidemmo di intraprendere una carriera artistica nello stesso gruppo, i Royal Rhymes.

L’esordio discografico è sempre un momento importante e sicuramente emozionante, a maggior ragione quando si è giovanissimi. Come lo state vivendo?

Siamo molto gasati, ma sempre coi piedi per terra. Stiamo ricevendo molti feedback positivi non solo da Torino, ma da tutta Italia! E’ una grande soddisfazione, significa che ciò che hai fatto è arrivato ad altre persone e che ciò che dici piace, anche se non sempre viene capito al 100%!

Quasi tutti i rapper hanno qualche fonte d’ispirazione, la vostra – se c’è – qual è?

Tutto ciò che ci circonda può essere fonte d’ispirazione. Ciò che capita nelle nostre vite, le esperienze, le emozioni, i libri, i film, i discorsi delle persone, qualsiasi cosa può essere uno spunto.

Album di debutto e già collaborazioni di un certo spessore. Per citarne alcuni: Zuli, Guè Pequeno, Emis Killa. Com’è stato lavorare con loro?

Tutti coloro che hanno collaborato si sono rivelati ottime persone oltre che grandi artisti, e questo ci ha reso davvero felici e onorati, non solo perché li seguivamo da sempre ma anche perché a livello umano sono molto umili e disponibili.

Non cambia mai, un pezzo forte sull’Italia. Cosa dovrebbe cambiare e in che modo?

Dovrebbero cambiare tante cose, a partire dalla testa degli italiani. Noi personalmente ci sentiamo distanti da ciò che la televisione propina, che coi suoi programmi ha imposto dei modelli di vita da seguire e dei comportamenti da adottare, come unica possibilità per avere successo. La politica ha invece insegnato a dare la colpa di tutto il male a chi non la pensa come noi, e quindi ad essere diffidenti e di conseguenza ottusi. Questi sono solo alcuni esempi di cose che dovrebbero cambiare. L’italiano medio è un bel mix di difetti, che a nostro avviso non scompariranno facilmente, perché sono la somma di errori fatti e subiti nel corso della storia che non sono stati risolti, come il divario fra Nord e Sud, per citarne uno.

Prima Berlusconi, adesso Monti. Pro o contro il governo tecnico? Alle prossime elezioni, vota Royal Rhymes?

Il male è la politica stessa. C’è una frase di Oscar Wilde che riassume bene il concetto: “Adoro i partiti politici, sono gli unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica”. Il governo tecnico si è dimostrato un altro governo politico e finché discuterà coi politici le scelte saranno sempre impopolari, perché in Italia la politica difende i privilegi dei politici e non dei cittadini.

Fai attenzione ai media perché sanno dove abiti e son pronti a trasformare una tragedia in un reality”. Questa sembra essere una perfetta fotografia dell’Italia attuale, dove scandali e tragedie familiari vengono ben presto sfruttate per fare audience in tv. Date più responsabilità ai media o a chi continua a guardare questi programmi?

È chiaro che se nessuno guardasse questi programmi, non ci sarebbero, ma qui ritorniamo al discorso dei difetti dell’italiano medio. A noi italiani piace spiare, provare l’illusione di poter vivere le vite degli altri, visto che la nostra non è all’altezza dei nostri sogni. E cosa ancora più importante ci piace non impegnarci, guardare programmi leggeri perché le giornate sono già pesanti abbastanza. Quindi l’eliminazione di un concorrente al Grande Fratello c’è sul giornale, una qualsiasi notizia più importante no. D’altronde siamo nel paese che non si stupisce più di nulla, nemmeno del premier che va a puttane, quindi di che meravigliarsi?!

In Talk Show prendete di mira un certo tipo di format televisivo (“guardando La Pupa e il Secchione, capisci cosa si fa per andare in televisione”) e qualche personaggio del mondo dello spettacolo, tra gli altri: Giusy Ferreri (“è rimasta ancora a novembre”) e Belen Rodriguez (“la fine del mondo sopra il calendario Max” e un simpatico gioco di parole finale). La domanda sorge spontanea: che rapporto avete con la tv e che visione del mondo dello spettacolo in se stesso?

Talk Show voleva proprio affrontare l’argomento tv in maniera diretta, con un ritornello facile ma con rime precise, anche se il tono è scherzoso. Noi non guardiamo più la tv da un bel po’ ormai, ma stando sui social network ci arrivano dei video riguardanti le imprese di questi presunti “divi”, che hanno avuto il merito di stare 100 giorni in una casa a fare nulla, oppure di aver insegnato le basi della matematica a delle bambole gonfiabili, e per questo oggi stanno nei privè stappando bottiglie e rilasciando autografi. Da questo deduciamo che il mondo dello spettacolo è frivolo e vuoto, e soprattutto non meriterebbe tutte queste attenzioni. È inoltre un mondo in cui regna l’ipocrisia, per esempio periodicamente si parla di droga e tra quelli che ne parlano nei vari programmi alcuni sono dei consumatori, è palese! La rima su Giusy Ferreri voleva essere una polemica più ampia nei confronti degli artisti mainstream, che si limitano a fare brani tutti uguali, quasi tutti sull’amore, e tutti  già sentiti. Sperimentare nei testi e nei suoni è qualcosa che non è visto di buon occhio, tant’è vero che poche radio stanno affrontando la questione rap in maniera approfondita, come si dovrebbe fare nei confronti di un genere che sta andando per la maggiore. In Inghilterra Skrillex passa su BBC 1, giusto per fare un esempio!

Altre passioni oltre al rap e la musica in generale?

Il poker, come si può dedurre anche dalla copertina del disco, è sicuramente una passione! E poi come tutti i ragazzi della nostra età, ci piace divertirci, fare nuove esperienze, viaggiare e incontrare persone stimolanti. Sicuramente però il rap è al primo posto!

Progetti futuri dei Royal Rhymes?

Fra non molto inizieremo il nuovo disco sempre con Trumen Records e The Saifam Group, mentre altri progetti, mixtape e collaborazioni sono già in cantiere, ma è un po’ presto per svelarli… quindi stay tuned!

 

Ringrazio quindi i Royal Rhymes per avermi concesso questa breve intervista e vi invito ad ascoltare il loro album. Alla prossima!

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