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I Rock Musaika presentano Mystica: “Siamo Orizzonti Inversi, vogliamo che ciò di cui parliamo sia inteso da una sorta di multilateralità”

10834068_823955087669554_1302829711_nMystica é il primo video estratto dal disco che probabilmente vedrà la luce col nuovo anno. Colpisce molto il tema. Come é nato questo pezzo? Come mai proprio questo singolo per il “lancio”?

Mario: Sicuramente non è l’unico singolo che potevamo scegliere per questo album, ma è un pezzo molto particolare per noi, soprattutto per le sonorità, che sono diverse dagli altri pezzi su cui stavamo lavorando. A pensarci bene poi questa traccia non era neanche prevista nell’album. Ma in seguito è divenuta un vero e proprio ponte tra il disco che sta uscendo in questo momento, e quello che abbiamo in mente di suonare per il prossimo. Il tema ricorrente della canzone è il fatto che si parli sempre e troppo spesso di “droghe”, di tutto il mercato che c’è intorno, sempre parlando di qualcosa che le persone in realtà non conoscono abbastanza. C’è sempre qualcuno pronto a condannare. Proprio per questo vengono evidenziate sul pezzo le sensazioni positive e negative che portano poi al consumo eccessivo, di conseguenza all’esasperazione.

La vostra posizione esattamente qual’é in merito alle droghe? Che messaggio volete che arrivi a chi ascolta?


Mario: Le posizioni rispetto a questo tema possono essere varie, non c’è una direzione precisa, netta tra giusto e sbagliato, perché comunque il tema “droghe”, già come parola, richiamerebbe troppe cose da mettere in ballo. Vorremmo che si percepisse la nostra volontà di creare un elemento di rottura. Nel senso, mettere in evidenza quelle che sono le sensazioni espresse nello stato d’animo di chi ne fa uso e allo stesso tempo di chi le giudica e osserva solo da fuori. Vorremmo indurre a far capire qual’è il meccanismo che si alimenta dietro a tutto questo. Non è solo parlando di droga che ci possiamo sentire in diritto di condannare qualcuno o qualcosa, ma è tutta la struttura che c’è dietro a questa parola, a partire dai media fino ai discorsi da bar. Questo è un paese strano, sempre più “vecchio” come mentalità, sempre più conservatore, perché il nuovo a prescindere spaventa. Gli Italiani cambiano per non cambiare mai. Almeno ad oggi questo è ancora il pensiero della maggioranza del Paese. Il tema delle droghe leggere, come l’eutanasia, come i matrimoni tra persone dello stesso sesso, come la legalizzazione della prostituzione, sono solo esempi di una lunga serie di tematiche sociali, dove ci vorrebbe una svolta, un cambio radicale. Invece si discute per anni e per decenni, parlare e fare finta di cambiare pagina…purtroppo le cose rimangono sempre così. Pensiamo che questo sia un Paese un po’ ipocrita e sostanzialmente ci va stretto, anche per tantissimi altri problemi. Il tema delle droghe leggere rimane solo un esempio delle varie tematiche che poi affrontiamo nel disco. I giovani, le nuove generazioni e una parte del Paese vuole un cambiamento. Noi siamo con loro.

Roberto: Sinceramente concordo con tutto quello detto da Mario, voglio solo aggiungere, parlando solo di musica, che quanto si possa percepire da questo pezzo non ce lo poniamo come uno scopo, tutto può essere interpretato ed è anche questo il bello della musica. Vorremmo che il brano piaccia per il suo impatto musicale, per il testo, per la voce. Non solo riferendoci alle “droghe” intese in senso stretto, anzi può essere una droga tutto ciò che crea una dipendenza: la società, l’amore, l’abitudine, la tecnologia, l’indifferenza o la moralità.

Non avete paura che qualcuno possa travisare quello che dite? Di far arrivare, magari, un messaggio negativo?

Valerio: E’ proprio questo il punto, non vorremmo far arrivare ne un messaggio negativo ne uno positivo. Siamo Orizzonti Inversi, vogliamo che ciò di cui parliamo venga inteso da una sorta di multilateralità. Cambiamo i punti di vista. Noi raccontiamo una sensazione, non siamo nessuno per poter dire cosa sia giusto o sbagliato. Ci piace l’idea che tutto venga visto con occhi nuovi, che tutto possa venire ricostruito da capo senza rappresentazioni mentali, senza indottrinamenti, senza barriere psicologiche, ma solo per quello che è. Quindi la risposta è no. Non abbiamo paura che il nostro messaggio venga mal’interpretato, è musica, è libertà di espressione e di interpretazione.

Prima stavate dicendo che le sonorità di questo pezzo sono particolari …

Roberto: Rispetto al nostro modo di mangiare musica, Mystica è una traccia pensata e arrangiata in maniera differente dagli altri pezzi. Nelle altre canzoni che abbiamo proposto su questo album, la chitarra è al centro dell’attenzione di chi ascolta, con soli e livelli di volume più marcati, mentre su Mystica c’è una predominanza della sessione ritmica, con atmosfere funky/rock che hanno dato subito un segnale di novità nel nostro sound. La canzone è concepita senza solo (un fattore non indifferente) che è sempre stato un elemento chiave nella stesura dei nostri pezzi. A nostro avviso possiede tutte le potenzialità di un singolo da proporre: ci è apparsa molto moderna e d’impatto, con una melodia e un ritornello che rimangono impressi nella testa già dai primi ascolti.

E la struttura del video come si lega al tema e al messaggio?

Valerio: Il fatto che la camera sia sempre fissa e quindi delimiti un confine sembra quasi che induca, nel caso degli stupefacenti, per esempio, a creare una realtà personale, un proprio piccolo mondo, dal quale non si riesce ad evadere. Una scatola, in cui anche la società ci indottrina e ci porta a fissare paletti che poi è difficile sradicare. L’ambiente, che sembra anche un po’ familiare, potrebbe rappresentare uno stato emotivo. Tramite i colori in contrasto con la trama sullo sfondo, si crea un atmosfera onirica. I personaggi distaccati dal contesto rappresentano poi l’indifferenza che si crea nei confronti della vita reale, da quello che succede intorno.

Mi lego un attimo a quanto stavate dicendo sopra e .. prima di proseguire chiedendovi qualcosa in più su di voi, vorrei sapere … qual’è per voi il ruolo che deve avere la musica ? Deve fare solo divertire? Non deve avere contenuti sociali o politici? Deve far riflettere?

Mario: Certo, la musica è nata solo ed esclusivamente per comunicare, è la storia che ce lo insegna. Personalmente, non amo ascoltare canzoni che non mi lasciano delle sensazioni sulla pelle. Può far divertire, può far piangere, può far riflettere, può darci una chiave di lettura talmente profonda da aprirci un mondo e ancora un altro all’interno. Ma questo vuol dire che il suo ruolo ha centrato perfettamente l’obiettivo: ha colpito. Per quale motivo non deve avere contenuti sociali o politici? Ognuno porta nella musica le proprie esperienze, pensieri, gioie, preoccupazioni, ansie, desideri, tutto … è come vagabondare a piedi nudi sempre con una valigia vuota, che siamo in grado di riempire solo alla fine di una lunga camminata, e noi siamo ancora in cammino! Per cui anche il contesto sociale e visto il momento, anche politico, diventano parte integrante della nostra espressione. Ascoltate per esempio “Cogli il senso”, una canzone che può far quasi ballare, eppure nelle parole è intriso il significato dell’arte della guerra, delle persone libere che si trasformano in vittime, degli uomini che vivono nella metafora del potere, degli sciacalli che lucrano su tutto questo e di come tutto appaia “normale” agli occhi della gente. Questo è comunicare, almeno a modo nostro, qualcosa su cui riflettere.

Come sono nati i Musaika?

Sandro: Ci conoscevamo già da un progetto passato, quasi tutti noi, i 4/5 degli attuali Musaika … tranne Mario che si è unito a noi qualche tempo dopo nell’ aprile 2013 tramite fortunate conoscenze in comune. Avevamo partecipato entrambi in contest della nostra zona ( Tivoli- Guidonia), ed eravamo alla ricerca di un cantante e abbiamo trovato Mario … tutti e quattro abbiamo pensato che era arrivata la voce rock che sognavamo! In sala prove poi abbiamo riscritto (collaborando insieme ad altri musicisti oltre che amici) un disco praticamente già esistente, di cui abbiamo tenuto gli arrangiamenti modificando completamente sia le melodie che i testi. Da questo punto abbiamo deciso di lavorare per creare una nostra identità. Un taglio netto, tabula rasa e le stesse cinque persone iniziano a suonare insieme cercando di non rimanere sulle tematiche precedenti ed evitare lo strascico delle passate esperienze. La cosa più bella, nonostante abbiamo delle influenze musicali diverse, ci riconosciamo tutti in quello che stiamo facendo: a tutti noi piace la musica che proponiamo e questa è una costante spinta a continuare e migliorarci.

A questo punto chiederei a uno di voi, Mario, l’ultimo arrivato, di fare le presentazioni di tutti e cinque.

Mario: l’incontro di cinque pazzi scatenati. Iniziamo dal primo. Roberto: grande bassista, iperattivo, è nostro public relationer, nonchè businessman e sosiaman. Si impegna sempre tantissimo e riesce a dare un dinamismo al gruppo non indifferente, soprattutto nei live, che secondo me è la nostra vera dimensione. Lui ha suonato prima con una cover band di John Mayall, poi con i Dorsum Cloos, gruppo di cui ho fatto parte per qualche mese prima di ricominciare tutto dai Musaika. Sandro: batterista trasversale, dal blues al rockabilly, anche lui membro della cover band di John Mayall insieme a Roberto. Sicuramente è il capitano del gruppo, perché gli va riconosciuta l’anzianità. Sempre presente anche quando non c’è, un punto di riferimento fondamentale per noi. E’ croccante fuori e morbido dentro ed è attraverso quella sua personalità che riesce a innescare l’incontro-scontro con le persone. Ha quello spirito critico che riesce a farti vedere sempre le cose da un altro punto di vista: è vero, concreto e la sua è una ruvidità positiva. Valerio: chitarra solista, gibsonista, terrorista, è il più giovane del gruppo, l’antagonista di Sandro per anzianità. Talentuoso con il suo strumento, perché penso che poche persone riuscirebbero ad avere un sound e un approccio così semplice alle melodie e ai riff che crea. In un’altra vita ci siamo incontrati quando lui in un gruppo suonava pezzi dei Guns’n’Roses. Serafico all’eccesso…e oltretutto siamo anche coinquilini. Marco: chitarrista ritmico dei Musaika, ma inizia la sua esperienza con la musica da batterista nei Trigemini, gruppo hard rock. Il nostro rapporto è stato positivo da subito anche se lui è una persona che esce fuori un pezzo alla volta per farti apprezzare ancora di più la sua genialità, da artista, da cazzone e da pignolo. Io? Esperienze passate nei CrazyNuance, gruppo grunge, rock, blues… e in una tribute band anni 80. Sono il cantante e ultimo tassello mancante dei Musaika. Tanta energia, amo esplodere, amo incazzarmi e amo “fare esplodere”. Quello che dico e la forza con cui lo canto rispecchiano molto la mia personalità.In questo gruppo non esiste un leader. Ci consideriamo una forma che ha solo dato senso al suo contenuto.

Mario tu cosa hai pensato quando ti sei approcciato per la prima volta ai ragazzi? Cosa ricordi di quel momento?

Mario: sono momenti che uno vorrebbe dimenticare… [n.d.r. risata generale]. Sandro inizialmente mi era stato presentato da un amico in comune, un fonico della zona, Vittorio. Sono stato poi contattato da Roberto il bassista, che mi ha chiesto se ero interessato a fare una prova con loro. Mi è venuto a prendere in piazzetta ed è apparso con la sua folta chioma riccia e ci siamo presentati. Mi ha dato subito un’ottima impressione. Lì è iniziato il sequestro: mi ha portato in una stradina di campagna che non conoscevo, a un certo punto si è aperta la porta e c’erano quelli che sarebbero diventati i Musaika. Il primo che ho guardato è stato Valerio, poi Marco e tutti con un sorriso a 64 denti. Non c’è stato imbarazzo, anzi dopo una chiacchierata e una birra, loro mi hanno proposto i loro pezzi, e non a caso la prima che mi hanno fatto ascoltare è stata proprio Mystica. Poi abbiamo improvvisato qualcosa e in particolare ricordo che uscì fuori dal nulla Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. Devo dire che quelle canzoni anche senza parole rendevano e questo è stato uno dei grandi stimoli a rimanere. Di quel momento ricordo nitidamente energia positiva.

IMG_8 Come mai il nome Musaika? Con quali presupposti o obiettivi fate musica insieme?

Roberto: Trovare un nome non è mai stato qualcosa di facile. Rischi sempre di essere o troppo “alternativo” o troppo “banale”. Stavamo come sempre nella nostra sala e ci ha ispirato l’immagine di un mosaico irregolare, abbiamo unito la Musa (ossia l’ispirazione e la musica che ci lega) … ed è nato Musaika, un gioco di parole e una fusione tra questi elementi. Non sappiamo se questo nome appaia alternativo o banale ma alla fine l’ abbiamo scelto perché ci è piaciuto fin da subito. L’idea era ed è quella di lavorare come gruppo: decidiamo e ci confrontiamo su tutto, dalla creazione dei pezzi, alle parti grafiche, spesso anche su quale pedale o strumento da prendere o provare! Nel tempo siamo cresciuti sia individualmente che insieme, acquistando consapevolezza nei nostri mezzi, voglia di crescere ulteriormente  e confrontarci con altre realtà. Questi presupposti ci portano ad un obbiettivo: fare conoscere la nostra musica al numero più vasto di persone e trovare un posto nel panorama rock italiano che troppo spesso è solo e messo in secondo piano dal nostro mercato. Cerchiamo di fare un passo alla volta, con umiltà ma anche determinazione, senza mai smettere di divertirsi, perché noi ci divertiamo insieme ed è quello che poi durante i live arriva a chi ci ascolta e questo ci fa’ piacere.

Voi siete una rock band. Quali sono gli artisti a cui vi ispirate o con cui credete di avere affinità o vicinanze!?

Marco: Beh … qui la lista è lunga! Veniamo tutti dal rock quindi potremmo citarti più o meno la maggior parte dei gruppi storici. Diciamo che i Led Zeppelin però sono il gruppo che all’inizio delle nostre vite musicali, più ci ha influenzato. La Gibson diventa quindi un elemento imprescindibile!Ma c’ è anche una forte radice blues che poi sta a monte del rock … amiamo il blues! Spesso ci capita di improvvisare un giro per scaldarci! Durante i nostri live ci hanno paragonato a molti gruppi, spesso italiani: dai Timoria ai Litfiba, passando dai Negrita agli Afterhours. Forse un richiamo di tanto in tanto lo abbiamo, ma non pensiamo di somigliare a nessuno, anzi cerchiamo al massimo delle nostre potenzialità di essere qualcosa di originale, anche se siamo consapevoli che arrivati alla fine del 2014 di gruppi rock con varie sfumature nel sound, ne sono passati a migliaia.

A proposito di scena Rock in Italia. Voi che la vivete da vicino, come la percepite? Che idea avete ? Dei locali, della gente, della discografia?

Marco: Dietro la scena musicale italiana c’è un grande movimento di denaro, quindi non è per tutti arrivare a certi livelli, io vorrei prima essere riconosciuto nell’underground poi, se lo meriteremo, anche fuori. Questo rappresenta un po’ anche la situazione sociale, ed è uno dei temi che ricorre nel disco che uscirà a Gennaio. Penso che il rock (quello vero) non venga riconosciuto abbastanza. Ci sono tanti gruppi che meriterebbero di stare ad alti livelli e invece rimangono di nicchia. I locali non agevolano la situazione con cachet miseri e impianti audio scadenti. Non si preoccupano di altro che a fare la loro serata, e non promuovono la musica emergente se non in rarissimi casi. Cosa che magari non accadeva venti anni fa quando ancora c’era un interesse culturale. Tanti gruppi Rock italiani sono infatti emersi all’epoca come i Litfiba e i Negrita appunto.

Valerio: Proprio a causa di questa realtà, tanti musicisti poi tentano una strada più “commerciale”, buttandosi su altri generi, accettando compromessi troppo grandi che poi arrivano a eliminarne la spontaneità e l’identità musicale. Pensiamo che per emergere, oltre ad avere le competenze serve anche che esca fuori la passione che si ha nel fare qualcosa che ti piace e ti riempie.

Come mai secondo voi è andato a scemare l’interesse culturale rispetto a vent’anni fa?

Marco: Nessuno ha mai smesso di fare musica, venti anni fa come oggi. Sono i mezzi che sono cambiati. Siamo diventati divoratori di tecnologie, di tempo e di immagini: il giusto dare valore alle cose va sempre diminuendo, le distrazioni sono infinite. Siamo letteralmente bombardati da musica ed eventi in continuazione, ci passa tutto davanti agli occhi così velocemente, che rischiamo di perderci nella confusione quotidiana in cui viviamo. Dovremmo ogni tanto fermarci. Forse dipende da questo. La rete rimane comunque un opportunità per cercare di farsi luce poco alla volta, e dare una possibilità praticamente a tutti.

Voi uscite affiancati da 12 Linee Records, un’etichetta giovanissima che vede praticamente le prime luci. Come mai questa scelta? Che differenze ci sono fra l’essere sotto “etichetta” ed essere poi indipendenti!?

Valerio: Sinceramente ancora non avvertiamo questa netta differenza tra l’andare da soli e stare sotto etichetta, poiché siamo all’ inizio del nostro percorso da rock band: questo è il nostro primo disco! L’incontro è stato veramente fortuito: Marco ha incontrato Daniele durante una compravendita on line di una batteria. Parlando del nostro progetto è iniziata una collaborazione sulla realizzazione del disco: abbiamo registrato tutto nel suo studio e avevamo a disposizione una quantità di tempo illimitata e soprattutto libertà artistica totale. Da lì a poco è nata anche una bella amicizia che ci ha fatto rendere conto che stavamo crescendo insieme. Un lavoro molto stimolante, proprio perché c’è un interesse da entrambe le parti di arrivare più in alto!

E sul vostro primo disco? Vi va di dire qualcosa in esclusiva? Di raccontarcelo o presentarcelo?

Mario: Sicuramente una gran bella sorpresa anche per noi, ma è quello che volevamo. Un caleidoscopio di sensazioni. Come tutti i primi album, ovviamente ora ci sono delle aspettative, ma ci rendiamo conto che esserci arrivati è già una grande soddisfazione. Stiamo partendo dal nulla e nulla ci è regalato …Su Orizzonti Inversi? Beh, il titolo dell’album proviene da un verso della canzone “Sui miei passi”.Il disco presenta 10 tracce in cui esprimiamo il bisogno di evadere da ogni forma, uscirne fuori e gridare, esplodere. La scelta di capovolgere gli orizzonti è un’immagine: concepire l’idea che tutto possa essere messo in discussione e visto da una prospettiva differente.Questo è solo un punto di partenza. Continuiamo a comporre, scrivere, suonare sempre con la stessa voglia, e infatti stiamo già lavorando sulla stesura del secondo album.

Domanda conclusiva : Mettendo da parte la modestia, quali sono i vostri punti di forza?

Roberto: Sicuramente possiamo partire da una forte coesione e amicizia che si è creata. Siamo cinque persone che si confrontano sempre in maniera costruttiva, ci frequentiamo fuori e dentro il gruppo quindi abbiamo imparato a condividere gran parte dei nostri momenti. Tutto questo ci ha permesso di creare una maggiore complicità e sintonia nella creazione delle canzoni per poi esplodere con tutta la nostra energia nelle performance live, uno dei momenti più intensi per chi vive la musica come noi. Ovviamente non ci facciamo mancare il divertimento, l’ironia, dopo tutto io e Marco ci conosciamo da più di venti anni, con Sandro e Valerio dieci e con Mario, anche se da meno, è come se fosse stato sempre uno di noi. Personalmente riconosco in ognuno grandi capacità tecniche e creative, e tanta stima. Quello che riusciamo a trasmettere è quello che in realtà siamo, ed è questo forse l’elemento più forte in cui riconosco i Musaika.

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