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REVIVAL RECENSIONI : BLACK MERDA – OMONIMO (1971)

C’è davvero poco da ridere, è vero che Black Merda ( si legge Black Murder ) non rappresenta per un gruppo musicale un gran bel biglietto da visita, ma credetemi , che a dispetto del evocativo puzzolente nome, i Black Merda erano davvero una gran bella band.

“The Prophet” il brano che apre l’omonimo dei Merda, ( datato 1971 ) già dalle prime note funky –rock vi farà capire che di merda in questo disco non se ne sentirà. “Cynthy-Ruthy”  quasi ci ricorda Mr Hendrix nell’apertura, per poi virare verso il funk, con il basso a permeare il pezzo come un tappeto ruvido su cui i cori contrastano con il vocione soul. “Over and Over” è un saggio strumentale che i Merdosi danno mischiando una buona dose di blues ai già sopracitati ingredienti, ribadendo, al suono di un imperante ma mai fastidioso, lungo solo di chitarra, la loro attitudine tutt’altro che merdosa.

Si prosegue con i testi impegnati  di “Ashamed”, la soffice “Reality” e una nuova perla strumentale “Windsong”, per approdare ancora sul Funk Soul di “Good Luck” che suona nero come… si insomma che più nero non si può, “That’s The Way It Goes” , porta sulle sue note le rimembranze di tutto un periodo musicale, in questo  pezzo si possono riconoscere, nelle sonorità , tutte le band che hanno fatto degli anni 70 il periodo musicale più bello e florido di sempre. Chiudono “ I Dont Want To Die” e “Set Me Free”,  due pezzi dall’animo più leggero, che sfaccettano ancora di più il contenuto generale dell’album, a ulteriore dimostrazione della quantità di argomenti che la musica degli anni 70 aveva da dire.

Assolutamente da ascoltare

ANTO

 

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